La sua colpa: aver detto che l'universo è infinito, che i mondi sono innumerevoli, che l'anima non è proprietà di nessun sacerdote, che la natura stessa è divina. Cose che la fisica confermerà tre secoli dopo. Ma tre secoli dopo non servivano a niente a un uomo con la lingua inchiodata e il fuoco che gli saliva dalle caviglie.
E Bruno lo sapeva. Quando gli proposero di ritrattare, rifiutò. Otto anni di processo. Otto anni di cella. Non cedette. Lo portarono in piazza e lui guardò i giudici e disse: "Avete più paura voi a pronunciare questa sentenza che io a riceverla."
Una frase così non esce dalla bocca di un uomo disperato. Esce dalla bocca di un uomo che ha visto qualcosa che i suoi carnefici non vedranno mai.
Galileo, trent'anni dopo, guardò la stessa macchina e piegò il ginocchio. Si salvò il corpo. Perse qualcosa che non si recupera.
Non lo bruciarono perché sbagliava.
Lo bruciarono perché aveva ragione e non taceva.
E lo sapevano. Per questo la morsa.
Non temevano i suoi errori. Temevano la sua lucidità. Non bruciavano eretici. Bruciavano chiunque dimostrasse che si può pensare senza il loro permesso. Il rogo non è una punizione. È un messaggio: questo succede a chi parla.
426 anni. La statua di Bruno è ancora lì, in Campo de' Fiori. Ma guardala bene.
Doveva essere raffigurato col dito puntato contro la chiesa. Un atto d'accusa in bronzo, per l'eternità. Invece lo hanno scolpito con un libro in mano e lo sguardo basso. Come un uomo sconfitto. Come uno che ha perso.
E qui sta l'ultima bugia.
Bruno non ha perso. L'universo è infinito. I mondi sono innumerevoli. La natura è divina. La chiesa che lo ha bruciato non riesce più a riempire le sue stesse panche. Ogni cosa che ha detto si è avverata. Ogni cosa per cui lo hanno ucciso è diventata ovvia.
Hanno inchiodato la lingua a un uomo che aveva ragione su tutto. E quando è arrivato il momento di ricordarlo, gli hanno abbassato lo sguardo.
Perché anche nella memoria, anche nel bronzo, anche 289 anni dopo il rogo, avevano ancora paura della sua voce.
Liberamente tratto da qui: @Chat_IlGiuristaImpertinente