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sabato 16 dicembre 2023

2 dati sui salari in Italia che dovremmo ripetere all'infinito


Due dati che ormai conosciamo ma che dovremmo ripetere all'infinito.

Il primo. Dal 1991 ad oggi i salari sono cresciuti in Italia soltanto dell'1% mentre nei paesi Ocse la crescita è stata del 32,3%.

Il secondo. La quota dei salari sul Pil è passata nello stesso arco di tempo dal 60 al 40% mentre quella dei profitti dal 40 al 60%.

Questi due dati suggeriscono altre due considerazioni.

La prima. Il modello economico italiano - se così si può definire - negli ultimi trent'anni ha impoverito i lavoratori e arricchito il capitale.

La seconda. I contratti nazionali non sono stati in grado di difendere la tenuta salariale; questo per chi sostiene che siano sufficienti a garantire i redditi dei lavoratori di fronte alla perdita di potere d'acquisto.

Un'ultima nota per chi tira sempre in ballo la scarsa produttività del sistema economico italiano: i salari sono cresciuti assai meno anche della produttività che evidentemente ha giovato solo ai profitti. In sintesi dopo il lungo dopoguerra del conflitto sociale e politico, siamo approdati nel paradiso dei ricchi che hanno fatto pagare il conto ai lavoratori.

di Alessandro Volpi

domenica 17 maggio 2009

Sobrietà


(…) Dobbiamo riconoscere che essere sobri nel nostro attuale momento storico è molto difficile e non tanto per l'alta produzione di “zuccheri fermentati”, venduti o distribuiti in ogni luogo, quanto per l'apologia del più sfrenato consumismo oltre ogni “sano” principio.
Da circa 200 anni s'è sviluppata una cultura dal modo di produrre industriale che è diventata la regola per governare l'economia e la scienza dell'occidente.
Questo modello unico mostra tutti i sintomi del degrado morale, ecologico, economico e necessita d'essere messo in discussione. Il dibattito per trovare nuovi paradigmi è appena all'inizio per cui domina la confusione, la parzialità, errori.
Le categorie che finora si sono contrapposte sono varianti dello stesso modello industriale, vedi ad esempio destra e sinistra, concordi nel ritenere che la crescita economica sia un fatto positivo e conflittuali solo nella distribuzione della ricchezza prodotta attraverso la crescita.
Anche molti ambientalisti si accontentano dello “sviluppo sostenibile” che è un modo di riproporre la crescita depurandola dai suoi aspetti più distruttivi. Il problema dei problemi è invece la riduzione della domanda non solo la sostituzione dell'offerta. Per l'alcolista è necessario trovare motivazioni così forti da aver necessità (desiderio) di nessuna bevanda alcolica e non di una più leggera. Troppo spesso la sobrietà viene identificata con la povertà anziché con la sanità mentale o la saggezza.
(…) Essere sobri oggi significa ridurre gli scambi mercantili e quindi ridurre la crescita. Se si percorre una strada in auto si consuma benzina (una merce) e cresce il PIL l'indice del benessere sociale secondo il modello economico occidentale. Se sulla stessa strada si sta in coda un'ora si consuma più benzina, quindi aumenta il benessere sociale. Viceversa se nell'orto di casa si autoproducono fagioli e si mangiano i propri fagioli, si fa diminuire il PIL, per cui il paradosso: i fagioli autoprodotti diminuiscono il benessere sociale. Questa è un'esemplificazione della trappola in cui siamo immersi la crescita del PIL o dell'infelicità, oppure la decrescita sobria. (…)

di F.Zaccaria tratto da Biolcalenda maggio 2009