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mercoledì 6 agosto 2025

Criminali di guerra

Heidi Levine, famosa fotografa, ha scattato un'immagine aerea di Gaza simile a Hiroshima da un aereo militare giordano. Ha violato le regole dell'IDF, che vieta ai giornalisti foto aeree, trasmettendola clandestinamente. Fonte


Il 6 e il 9 agosto 1945, gli Stati Uniti d'America, solo loro e per la prima volta, hanno bombardato con bombe atomiche, le città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki.

Gli Stati Uniti d'America come l'entità sionista, sono stati fondati sul genocidio e sul furto della terra; 
Gli Stati Uniti d'America come l'entità sionista, hanno raso al suolo intere città e ucciso i suoi abitanti;
... dal 7 Ottobre 2023 Israele ha scatenato sulla Striscia di Gaza, su poco più di 2 milioni di persone inermi, 20 volte il potenziale esplosivo di Hiroshima.


Chi sono i criminali di guerra? Chi li protegge?


António Guterres nel messaggio per l'80° anniversario del bombardamento di Hiroshima non ha menzionato chi lo ha effettuato. 
Il testo completo del suo discorso è riportato dal quotidiano giapponese The Mainichi. Il primo ministro giapponese e il sindaco di Hiroshima alla cerimonia hanno anche taciuto sul fatto che la bomba atomica sulla città sia stata sganciata dagli Stati Uniti.


In conclusione, una buona lettura del contesto odierno 80 anni da Hiroshima: l’Uomo al suo ultimo miglio? e un buon ascolto DA HIROSHIMA A GAZA: 80 ANNI DI GUERRE con MASSIMO MAZZUCCO

giovedì 10 aprile 2025

DISCORSO INTEGRALE DI ROGER WATERS ALLE NAZIONI UNITE

Non ci sono parole per descrivere il discorso tenuto dal grandissimo Roger Waters alle Nazioni Unite lunedì 17 febbraio 2025.

Da sempre il musicista britannico esprime le sue idee con coraggio, fermezza e determinazione! La sua posizione su Israele per esempio non si è mai edulcorata.

E questo suo modo di essere gli ha causato non pochi problemi personali e professionali. Dalla rottura con i Pink Floyd nel 1983 (gruppo cofondato da lui), alla cancellazione di importanti concerti in giro per il mondo, al divorzio da Bgm (il colosso tedesco che gestisce i diritti della musica lo ha scaricato per "antisemitismo").

Lo so che direte: "facile per uno che ha i miliardi". La mia risposta è sto..zzo!

Avrebbe potuto farsi gli affaracci suoi, e invece ha sempre esternato il suo pensiero divergente.

Ditemi una cosa: tra le amebe miliardarie della musica e dello spettacolo (quindi tra gli artisti ricchissimi ed influenti) quanti si sono scagliati contro il Sistema? Se mi dite Piero Peluche spacco la tastiera del pc! Ho comunque detto artisti!!!

Lo so, non vi viene in mente nessuno.

Chapeau Mr. Roger.

Fonte: Marcello Pamio

mercoledì 26 marzo 2025

Psicopatologia politica dell’Unione Europea

 

13 Mar , 2025 di |

Di fronte al delirio bellicista in atto nell’Unione Europea, viene da chiedersi se non siamo ormai di   fronte a un caso macroscopico di psicopatologia politica: sono in atto tutti i meccanismi difensivi descritti da Freud. Il primo è la negazione: del reale, del contesto, delle proprie pulsioni distruttive ecc., che ormai si è spinta a un punto tale, psicotico, da divenire denegazione, forclusione (cioè perdita del rapporto con la realtà, tipico della psicosi). Poi la proiezione, lo spostamento, la scissione, la rimozione, l’idealizzazione di sé. Del resto, proprio Freud in Il disagio della civiltà, ma anche nel suo epistolario-dialogo con Einstein, aveva tematizzato lo sfondo psicoanalitico della guerra. A tale sfondo si accompagna anche una robusta dose di infantilismo politico, che contribuisce ad alimentare una deriva fanatica e irrazionale che sacrifica i veri interessi dei popoli europei, e la loro stessa volontà, al mantenimento di un falso Sé europeista. Quindi c’è il cinismo, ci sono gli interessi (anche inconfessabili), ma è in gioco una questione esistenziale, identitaria dalle implicazioni profonde, che toccano il lato oscuro della costruzione europea.

C’è sicuramente un elemento di distruttività (introiettata), legato a una vera propria sindrome ossessivo-paranoide (castronerie antistoriche come il paragone Putin-Hitler, l’idea che siamo in pericolo perché l’Europa sta per essere invasa dalla Russia, ipotesi priva di qualsiasi fondamento politico, anche banalmente dal punto di vista pratico-militare).  L’Europa è inconsciamente angosciata innanzitutto da se stessa. L’UE oggi custodisce l’ortodossia ideologica neoliberale e globalista. L’America di Trump è tecno-mercatista, ma anti-globalista. Su questa base accetta il pluriverso mondiale, puntando a un modus vivendi nelle relazioni internazionali, e cerca di guadagnare dei vantaggi strategici posizionandosi al meglio nella competizione globale. Inoltre ha messo in discussione i dogmi liberal e chiuso con il fanatismo woke. Rispetto alla decisiva questione ucraina, punta a una pace possibile, realistica. Mentre l’UE, umiliata innanzitutto da se stessa, dai propri madornali errori, dalla propria cecità, è preda dell’isteria. Eppure, nonostante la propaganda forsennata, voci e analisi non sono mancate, che mettevano in luce non solo l’infondatezza, ma la fragilità e l’autolesionismo della posizione UE sull’Ucraina. L’esito fallimentare della politica imposta dai dem americani e subito accolta in modo del tutto subalterno dagli europei (persino da chi più l’avrebbe subita e pagata, cioè i tedeschi) era prevedibile, ed era stato previsto (ad esempio da Mearsheimer e Todd).  Da un certo punto di vista, che l’unica Europa “politica” (peraltro illusoria e antidemocratica) che riescono a concepire sia il suo simulacro bellicista, non sorprende, essendo l’UE uno strumento di spoliticizzazione tecnocratica. Quindi politica in senso proprio può darsi solo in forma fantasmatica, come sintomo e non come risorsa strategica. Di fronte all’irruzione del reale che Trump e Vance rappresentano, l’oligarchia europea reagisce aggrappandosi alla paura e all’emergenzialismo. Nonostante abbia a disposizione mezzi potenti, anche sul piano mediatico, non c’è consenso. Per questo viviamo tempi pericolosi, perché potrebbe accadere, o potrebbe essere cercato, un “incidente”, che imponga il fatto compiuto.

Attualmente, in America c’è politica, in Europa no. Magari è una politica rozza, con robuste sacche di stato di natura, che peraltro non sono certo una novità dell’oggi, ma è indubbio che con il movimento MAGA si sia manifestata un’energia politica nuova, per quanto ambivalente, che ha segnato un cambiamento egemonico nella società americana. Non a caso Trump ha scelto come vice Vance, un hillbilly che ce l’ha fatta e che proprio in virtù della sua storia, raccontata nell’interessante autobiografia Elegia americana (ma il titolo originale è proprio Hillbilly Elegy), non aderisce all’establishment globalista e pseudoprogressista ma dà voce, essendone un figlio, all’America profonda e popolare, deindustrializzata e abbandonata.  Un profilo più politico rispetto al Trump businessman e pragmatico: Vance porta contenuti sociali significativi, espressivi di problemi reali, al “significante populista” Trump, “vuoto” (lacanianamente) ma non del tutto, e per questo in grado di sussumere istanze diverse, trasversali e anche contraddittorie: domande popolari e spinte tecnologiche, l’esigenza di ritorno ai territori e alle produzioni domestiche e rilancio della sfida spaziale, “buon senso” popolare e mitologia dell’IA.    In questo contesto, Vance è chiaramente un’alternativa, o perlomeno un contrappeso, a Musk (con tutti i suoi inquietanti profili transumanistici e ipertecnoprivatistici). L’acidità dei “leaders” europei verso Vance si spiega proprio con questa sua “verità”, che gli deriva dalla matrice e dal parlar franco: è come se avesse messo loro di fronte uno specchio rivelatore. Peraltro, il discorso che ha fatto a Monaco è stata una lezione di lucido realismo politico nelle relazioni internazionali e al contempo una prova di fiducia nella sovranità popolare e nel libero confronto delle idee, ciò che ai censori eurocratici palesemente manca.  Del resto, l’Europa è diventata il luogo della spoliticizzazione. Un continente senza identità.
L’UE, che ne è il vettore, è esattamente l’opposto di come viene contrabbandata (un embrione di Europa politica, una potenza civile ecc.)
Rimanendo dentro il suo schema, possono generarsi solo “simulacri di resilienza” (come la Linke in Germania, il Fronte popolare per finta – facile preda della strumentalizzazione macroniana – in Francia, o la pseudo-sinistra radicale in Italia).  Utili solo all’oligarchia eurocratica neoliberale e globalista.   

Ma che cos’è, in definitiva, l’Unione Europea? Non è uno Stato federale; non è una confederazione; ma non è neppure semplicemente un’alleanza (sebben sia basata su dei trattati, i cui “signori” restano ovviamente gli Stati). Ha una moneta senza Stato né governo politico dell’economia, il che impedisce logicamente una vera integrazione economico-finanziaria solidaristica e politiche fiscali comuni; ha un apparato tecnocratico elefantiaco, intorno a cui  ruotano cospicue lobbies; soffre di sovrapproduzione normativa, ha un potere giudiziario invadente e auto-espansivo, ma non è un vero Stato di diritto;  non ha una costituzione, ma ha un trattato che è stato pomposamente qualificato come costituzionale; ha un parlamento, ma non è una vera democrazia rappresentativa (ciò che implica, tra l’altro, che la rappresentanza politica del conflitto sociale vi sia inibita: probabilmente uno dei suoi veri scopi dopo Maastricht, in omaggio all’ideologia ordoliberale). Insomma, è un sistema di dominio tecnocratico-finanziario, centrato su un’ipertrofia giuridica e sulla governance come gestione tecnica. Il tutto condito da una melassa moralistica sempre più scollata dalla realtà e anche dalla verità storica. Dal punto di vista della cultura politica, una bolla illusionistica.

L’inidentificabilità dell’UE ha portato ad attribuirle le qualificazioni più fantasiose. O meglio, a usare metafore improbabili per coprire il fatto che non si sapeva che cosa fosse. Ma se non si sa dire in cosa consista un fenomeno, c’è perlomeno un problema. Se poi si tratta di questioni che investono il diritto pubblico (interno, internazionale, comparato), la cosa si fa imbarazzante per la scienza del diritto (positivo), ma anche per la teoria del diritto (e della politica). Diciamo che i giuristi, ma in generale gli “intellettuali”, avrebbero dovuto prendere sul serio la questione…Invece la si è presa come un’opportunità, inseguendo le illusioni post-sovrane e post-statuali, con una forte semplificazione del tema identitario, linguistico-culturale e nazionale, e aggirando per via funzionalistica il nodo politico della decisione. Si è generata così una politica “indiretta”, apparentemente mite, o a bassa intensità, che ha sostituito alla complessità della politica la spoliticizzazione moralistica e tecnocratica. Ciò ha contribuito a depotenziare l’Europa, non alleanza tra pari, strumento di cooperazione tra Stati, ma coacervo dilatato (dopo l’improvvido allargamento ad Est) e opaco di interessi in contrasto e fideismo. È questo pregresso che ha portato, a valanga, a una serie di rovesci clamorosi, all’austerità e alla dissennata gestione della crisi finanziaria innescata dai mutui subprime americani (presentata strumentalmente come crisi dei debiti sovrani, in realtà dei debiti privati, cioè delle banche, soprattutto tedesche e francesi): un vero e proprio piano inclinato verso la perdita di legittimazione e consenso. Fino al totale fallimento in Ucraina e al sostegno al massacro di Gaza. Bisogna prendere atto del fatto che il triste esito di un’UE fallita politicamente e moralmente è l’enfatizzazione parossistica dell’ostilità, l’abbandono del pensiero critico e di un sano realismo, l’autoaccecamento, la cattiva coscienza condita da un suprematismo morale tanto isterico quanto di essa compensativo. Tutto, pur di fuggire dal reale. Un mix grottesco e pernicioso di bellicismo, impotenza e marginalizzazione geopolitica.

In quella malia suggestiva dell’indefinibilità dell’UE sono caduti in molti. Alcuni in buona fede (il clima genericamente ma indefettibilmente europeista degli anni Novanta aiutava). Ma è stata anche, per alcuni abili navigatori, non a caso uomini per più stagioni, che hanno pilotato la sostituzione della costituzione economica prevista dalla Carta del 1948 con quella di Maastricht e dell’euro, una forma di supponenza intellettuale e cinismo politico-carrieristico. La narrazione era che si stesse realizzando, seppur gradualmente, tra arresti e avanzate, una cosa talmente nuova che non si sapeva neppure dire che cosa fosse, e che però rappresentava un sicuro progresso. Invece di chiedersi, più realisticamente, se ciò non fosse un limite, un problema da affrontare e possibilmente superare, in ogni caso un segno di difficoltà. L’UE è un UFO, un oggetto volante non identificato, oppure un calabrone, pesante, non bello da vedersi, che però vola. Questo era il discorso dominante, veicolato dall’alto. Ebbene, l’UFO è atterrato sul pianeta Marte (o vorrebbe): il pianeta del dio della guerra. E la facies del calabrone è sempre più devastata, dal punto di vista estetico-politico. I tentativi di replicare ancora – stancamente, e proprio per questo con modalità sempre più parossistiche -, quegli schemi interpretativi producono effetti imbarazzanti.

Alla fine, si diceva, conta l’effettività funzionalistica dell’integrazione. Una versione triviale del classico tema dell’effettività. Solo che se, quando il consenso traballa, l’osservanza viene imposta con la forza e quindi l’effettività diviene mera costrizione con il potere emergenziale che l’UE si è di fatto attribuita, inevitabilmente tutta la sua precaria impalcatura tiene sempre meno.   Non sorprende che per evitare di affrontare un difficile ma necessario discorso di verità, di fare i conti auto-riflessivamente con un fallimento frutto di una strada sbagliata che a un certo punto è stata intrapresa, o che è diventata prevalente, si finisca per tradire. nel disperato tentativo di comprare tempo e rimanere a galla, quegli standard costituzionali e assiologici di cui ci si ammanta ipocritamente. La verità è che quando una “classe dirigente” (per modo di dire) fallisce così clamorosamente e colpevolmente, se ne deve andare a casa. L’oligarchia eurocratica (tanto a Bruxelles, a Francoforte, a Strasburgo e in Lussemburgo, quanto nelle capitali dei paesi membri) lo sa, e lotta per sopravvivere. Il problema è che forse è disposta a far pagare qualsiasi prezzo ai popoli europei, dal fortino ultra-atlantista che è rimasta a presidiare da sola (con il Regno Unito, ma è da vedere fino a che punto i britannici saranno disposti a disallinearsi dall’eterno alleato americano, fratello minore divenuto da tempo assai maggiore).

Di recente Ferrajoli ha proposto di andare in piazza con l’Europa peggiore in nome dell’Europa migliore (nella manifestazione serrapiattista del 15 marzo). Verrebbe da dire: continuiamo così, facciamoci del male! Inoltre ha prospettato l’idea surreale di una grande alleanza (anche con von der Leyen e Macron) contro il fascismo globale. Ma il nuovo fascismo è il mainstream. Che, ad esempio, annulla le elezioni ed esclude arbitrariamente candidati sgraditi (come in Romania, ma si capisce che la tendenza può estendersi). Del resto, la deriva postdemocratica, e ora apertamente antidemocratica, è in atto da tempo (la lettera Trichet-Draghi e il ricatto alla Grecia ne furono chiare avvisaglie). Il precipitato di quel “nuovo fascismo” che profeticamente aveva intuito Pasolini. Tanto per abbassare il livello, il “nuovo fascismo” di chi sforna (e osanna) piccoli “prodotti” di consumo seriale su Mussolini che esprimono perfettamente, con la loro mediocrità antistorica, nemica di ogni serio approfondimento critico, l’apocalisse culturale denunciata da PPP nella forma della “mutazione antropologica”.  Del resto, questa è oggi l’opera principale della comunicazione e dell’intrattenimento dell’establishment: ripetere all’infinito ai ceti medio-alti presuntamente riflessivi, in realtà affetti da irrimediabile “mezza cultura”, quello che si vogliono sentir dire. Per continuare a non capire nulla. E soprattutto, per carità, non farsi venire mai un dubbio, che possa eventualmente spingere a pensare (impresa disperata, in effetti). È il correlato postmoderno, neoliberale e pseudoprogressista, del “fascismo degli antifascisti” di cui scriveva sempre PPP: “esiste oggi una forma di antifascismo archeologico che è poi un buon pretesto per procurarsi una patente di antifascismo reale. Si tratta di un antifascismo facile che ha per oggetto ed obiettivo un fascismo arcaico che non esiste più e che non esisterà mai più. (…) Ecco perché buona parte dell’antifascismo di oggi, o almeno di quello che viene chiamato antifascismo, o è ingenuo e stupido o è pretestuoso e in malafede”. Del resto, come diceva Flaiano, “i fascisti si sono sempre divisi in due categorie: i fascisti e gli antifascisti”.  

Ma, per concludere, torniamo alla cara UE, questa presunta “tappa esemplare del processo di unificazione del genere umano” (così sempre Ferrajoli).  Ora, la cosa grottesca è che decenni di spoliticizzazione, di predicazione post-sovrana e post-statuale, si risolvono in un’adesione fanatica a un simulacro del “politico”, ovvero al riarmo come feticcio, che dovrebbe portare a chissà quali esiti storici (l’Europa politica?) e garantire l’autodifesa europea (ma presumibilmente è appunto solo il tentativo disperato di un élite perdente e mediocrissima di rimanere a galla). Il risultato è un pastrocchio irrealistico e ingannevole, profondamente ingiusto (i soldi per le armi si, per gli ospedali no), peraltro in totale contrasto con tutto quello che il clero europeista ha sempre predicato retoricamente (siamo un presidio civile di pace). Se non fosse pericoloso, ci sarebbe da sbellicarsi. L’UE sta andando esattamente nella direzione opposta rispetto a ciò di cui ci sarebbe bisogno: cogliere l’opportunità per una tregua che, attraverso un compromesso, ponga le basi di una pace stabile e ci faccia uscire dall’incubo di una terza guerra mondiale. Quindi, se si cerca la pace e si rispetta la pluralità del mondo, mai alla manifestazione del 15 marzo. E se si auspica che in Europa, in particolare nel nucleo storico dei Paesi fondatori, risorga una politica di cooperazione tra Stati basata innanzitutto sul rispetto dei popoli europei, occorre rovesciare la logica dell’UE.

Fonte: https://www.lafionda.org/2025/03/13/psicopatologia-politica-dellunione-europea/

lunedì 16 dicembre 2024

AUGURI DI NATALE NATO: «MENO PENSIONI PIÙ CANNONI»

Ecco i propositi del Segretario della Nato Mark Rutte per il nuovo anno e il nostro futuro nel primo discorso di peso fatto al ‘Concert Noble’ di Bruxelles. Quasi a farci rimpiangere Stranamore-Stoltenberg. Adesso ‘l’Olandese tonante’ viene e dirci che dobbiamo “passare a una mentalità da tempo di guerra”. Una speranza di Natale meglio di Papa Francesco.

Ieri vi avevamo raccontato della proposta del Commissario Ue Andrius Kubilius, lituano, di moltiplicare per dieci la spesa Ue per la Difesa. Ora tocca all’olandese Mark Rutte, noto falco del rigore, dei tagli di spesa, dell’austerità.

Ultimo giapponese del rigore’, lo chiama Andrea Muratore su InsideOver, quando nel 2020 con l’Europa travolta dal Covid-19, tergiversò prima di aprire alla restrizione dei vincoli comunitari sul debito. Un uomo di trasparente spinta umanitaria che ora si conferma alla guida della Nato garante di sicurezza e pace, ci dicevano sino a ieri.

Rutte ora alla guida della Bruxelles atlantica chiede più spesa per armi e infrastrutture militari, ma non ha smesso di pensare al ‘fardello delle risorse pubbliche indirizzate al Welfare’, delle garanzie sociali, dalla sanità alle pensioni, da cui togliere i soldi per armarci.

La presa di posizione di Rutte sostiene la necessità di dover giustificare la spesa pubblica solo se produttiva con la visione d’insieme geopolitica fondata sulla necessità di tutelare l’Occidente dai suoi avversari. E se non servi, muori.

Rutte ricorda nel suo discorso la minaccia russa, il riarmo cinese, l’instabilità globale. Evoca l’innalzamento della spesa militare come giustificato dalla necessità di far fronte a sfide sempre più cogenti. Ma forse il vero portato del suo intervento è in un altro passaggio del discorso.

Rutte insiste in acquisti comuni di armamenti da Usa e Regno Unito coi fondi comuni europei, ad esempio. Chi sa cosa ne pensa Ursula von der Leyen? Poi concede che si potrebbero avere più cannoni anche senza imporre meno pensioni. Colpa di troppa pace che ha disabituato la società attuale a «tempi difficili come quelli odierni

Articolo integrale:

https://www.remocontro.it/2024/12/14/auguri-di-natale-nato-meno-pensioni-piu-cannoni/


 15 dicembre 2024

Fonte: Libertà e democrazia

lunedì 22 luglio 2024

Il giorno in cui il mondo ha scoperto il potere di Microsoft


Il giorno in cui il mondo ha scoperto il potere di Microsoft

di Agata Iacono


Il 7 giugno avevamo denunciato l'accordo sulla gestione dei nostri dati, passato in sordina, tra il ministero della difesa italiano (Crosetto) e il Polo strategico nazionale (Psn).

Precedentemente avevamo illustrato il "Military Mobility", cioè l'accordo tra Leonardo e le Ferrovie Italiane, sempre patrocinato dal ministero della guerra, che consegna le nostre infrastrutture all'uso militare delle stesse, senza più regolamentazione.

Oggi tutti i giornali mainstream annunciano in pompa magna, con candido stupore e cercando pretesti rassicuranti, che le infrastrutture di tutto il mondo sono in tilt, per problemi legati a Microsoft.

Ma che strana coincidenza..

Abbiamo ceduto la gestione di tutte le infrastrutture e dei dati e ci meravigliamo che improvvisamente possano non funzionare?

Altro che nuovi lockdown paventati per bloccare il globo terracqueo!

Non c'è più bisogno: basta un click.

Ma veniamo ai fatti.

Come riporta Il Sole 24 ORE, citando come fonte diretta la BBC, :"guasti tecnici su larga scala sono stati segnalati in tutto il mondo in quello che sembra essere un malfunzionamento globale dei sistemi informatici. Lo sottolinea la Bbc segnalando che le principali banche, i media e le compagnie aeree stanno attualmente subendo importanti interruzioni sul piano informatico. I voli sono stati bloccati all’aeroporto di Sydney, la United Airlines ha smesso di volare e la piattaforma del gruppo London Stock Exchange sta subendo interruzioni.

Anche l'aeroporto di Berlino è rimasto bloccato ("ritardi",  si legge attualmente), ma le notizie di blocchi e malfunzionamenti di tutti i sistemi si susseguono senza soluzione di continuità.

Il Down informatico colpisce anche le Olimpiadi di Parigi
Il comitato organizzatore delle Olimpiadi di Parigi afferma che anche le sue operazioni informatiche sono state colpite dal malfunzionamento. Ma, a solo una settimana dall'inizio dei Giochi, il comitato afferma di avere piani di emergenza, secondo l'agenzia di stampa Reuters citata dalla Bbc.

Sky News aggiorna a sua volta tutti i disservizi di cui non si riesce ancora a comprendere la causa, benché si tenda ad escludere un attacco hacker su scala globale, orientandosi piuttosto su un problema "di aggiornamento" del sistema informatico gestito da Microsoft.

Banche, compagnie aeree, società di telecomunicazioni, emittenti radiotelevisive e supermercati ’off line’. "Un problema globale", sottolinea infatti Sky News.
Le principali compagnie aeree statunitensi non sono in grado di volare, a Londra è stato colpito il London Stock Exchange, in Australia oltre ai voli bloccati, non funzionano i sistemi di pagamento, i supermercati non possono operare, tutte le reti di trasmissione sono fuori uso.

Consideriamo che si cita l'Australia perché è stata la prima, causa fuso orario, a sperimentare le conseguenze pratiche del blocco cibernetico.

Sui social c'è chi ironizza: "The Microsoft / CrowdStrike outage has taken down most airports in India. I got my first hand-written boarding pass today", scrive un utente dall'India mostrando il biglietto aereo scritto a mano.

Anche l'aeroporto di Amsterdam è in tilt.

E, mentre su X Elon Musk se la ride con un post, diventano virali le istruzioni per cercare di ripristinare il sistema.
Più o meno tutti dello stesso tono:

"Rimuovi l'aggiornamento crowdstrike per risolvere il problema
Autorizza l'amministratore
Avvia in modalità provvisoria
Ambiente di ripristino di Windows
Vai alla directory C:WindowsSystem32driversCrowdStrike
Cartella chiamata "CrowdStrike"
File .sys C0000291.sys
Elimina quel file
Riavviare il PC
Dovrebbe essere risolto"

Anche in Spagna si stanno registrando problemi allo scalo di Madrid. Secondo quanto riferisce la Bbc le compagnie aeree statunitensi hanno adesso imposto uno stop globale per tutti i voli da loro operati. Ryanair segnala problemi informatici.
In Israele il problema dei servizi informatici riguarda anche alcuni ospedali. Secondo il Times of Israel, "il problema interessa anche il servizio postale, oltre ad alcuni media."

In tilt anche alcuni servizi in Italia: la borsa di Milano ha aperto in notevole ritardo.

Scrive Repubblica, in costante aggiornamento:
"Disagi per aeroporti, stazioni e banche anche in Italia, come nel resto del mondo, per il down di Microsoft. Le comunicazioni attraverso i canali ufficiali si rincorrono sul web, sui siti e attraverso i media."

Problemi si segnalano in Italia anche nel sistema penitenziario e di sicurezza, mentre Ita airways annuncia disservizi e cancellazioni.
Gli aeroporti italiani sono in tilt.
Anche Trenitalia annuncia gravissimi disagi, benché dichiari che i propri sistemi informatici non siano stati impattati.

ANAS autostrade ha già attivato il sistema "alternativo di emergenza".
In cosa consiste?
Nel fare tornare il personale fisicamente al loro posto gli umani.

Autostrade comunica ufficialmente :“Servizio garantito, attivato protocollo di emergenza”
Nonostante il disservizio che questa mattina ha colpito diverse piattaforme informatiche a livello mondiale, il gruppo autostrade per l'Italia "ha attivato nelle prime ore della giornata, nel giro di breve tempo, il proprio sistema di business continuity per tornare a garantire rapidamente sulla rete nazionale la piena funzionalità di tutti i servizi digitali, assicurando la continuità operativa e limitando al massimo i disagi per gli utenti in viaggio in queste ore. Il servizio è stato comunque sempre garantito". "Sin dalle prime ore della mattina è stato inoltre attivato contestualmente al problema informatico, il protocollo di emergenza che prevede un presidio fisico straordinario di uomini e mezzi su tutti i nodi nevralgici della rete, a supporto dei viaggiatori. Le attività di business continuity continueranno per tutto il giorno fino a risoluzione, onde garantire piena operatività del servizio".

Insomma, in sintesi, "business continuity" significa ripristinare i metodi tradizionali.

Pare che il blocco dei sistemi che hanno ceduto tutti i dati a poche multinazionali sia da imputare ad un aggiornamento "sbagliato" di Microsoft. Ma poco importa il motivo tecnico.

Gravissima è invece la leggerezza colpevole con cui si è lasciata in mano ad aziende private la gestione totale di dati, infrastrutture, banche e ospedali, il tutto nella totale censura mediatica.

Questa è guerra, se non ce ne siamo ancora accorti...

Fonte: L'Antidiplomatico

domenica 5 maggio 2024

Concorrenza sleale

 


Nessun paese ha mai tratto profitto da una guerra prolungata
Sun Tzu, V secolo A.C.




Diceva Henry Kissinger che essere nemici degli Stati Uniti può essere pericoloso, ma esserne amici è fatale. E nel caso dell’Europa odierna la fatalità, il “fattore Kissinger”, consiste nel suicidio economico impostole dagli Stati Uniti e culminato con la guerra in Ucraina, ma preparato e istigato da lungo tempo. La vocazione autodistruttiva del nostro continente è stata preconizzata da Nietzsche due secoli fa con il concetto di “nichilismo europeo”. La sua prova generale sono state le due guerre mondiali del Novecento, e il percorso verso la soluzione finale è iniziato con il vassallaggio verso gli Usa instaurato dopo il 1945. La sudditanza dell’Europa non è stata lineare. Si è dipanata in fasi alterne, con sussulti di indipendenza durante i quali il Vecchio continente ha reclamato la sua sovranità.

Il più importante sobbalzo ha prodotto la nascita dell’Unione europea e di una valuta, l’euro, potenzialmente alternativa al dollaro. Ma si è poi caduti sempre più in basso, fino alla corrente fase terminale.

La rottura con la Russia del 2022, con la guerra in Ucraina, capovolge il cammino verso Est dell’Unione europea e vanifica la formula del suo capitalismo. Questa rottura comporta tre conseguenze letali, destinate ad aggravarsi nei prossimi anni salvo reazioni dettate dall’istinto di sopravvivenza. Il primo effetto è la prosecuzione della stagnazione di lungo periodo del capitalismo europeo iniziata negli anni 70. Le previsioni del Fondo monetario parlano chiaro: il Pil dell’Unione resterà vicino allo zero per almeno tre anni, in controtendenza rispetto a quello degli Usa, della Russia e del resto del mondo.

Lo stop è dovuto in massima parte alle sanzioni contro il petrolio e il gas che l’Europa acquistava a basso prezzo dalla Russia prima del 2022. Petrolio e gas che dopo lo scoppio della guerra vengono acquistati dagli Usa a prezzi fino a 4-5 volte superiori.

Nessuno parla dei veri termini della questione dei rifornimenti di energia. Troverete centinaia di articoli su quanto siamo stati bravi a ridurre nel giro di un anno le importazioni di gas dalla Russia, senza che quasi alcuno di essi parli dei folli prezzi della bolletta energetica pagata ora agli Stati Uniti. Gli Usa hanno spinto gli alleati europei verso sanzioni estreme contro Mosca. Dopo poche settimane dall’inizio delle ostilità hanno pressato l’Ucraina a combattere invece di concludere un accordo già quasi negoziato. E hanno completato l’opera distruggendo il gasdotto Nord Stream nel settembre 2022: tutto alla luce del sole, dopo che Biden aveva avvertito gli alleati che quel gasdotto era condannato. Un atto di guerra contro la Germania ingoiato dalla sua élite come se nulla fosse. È con questi metodi che gli Stati Uniti si sono assicurati il primo posto tra gli esportatori di gas liquefatto verso l’Europa e verso il mondo.

L’Europa è divenuta, inoltre, la prima destinazione del loro petrolio: 1,8 milioni di barili al giorno contro 1,7 verso l’Asia e l’Oceania. Un colpo “alla Kissinger” contro gli alleati d’oltreatlantico che il centro Bruegel ha valutato costare quasi un punto e mezzo del Pil dell’Unione europea. Un colpo che è il costo più grande della guerra Nato contro la Russia.

Sommato alle spese in armamenti e agli altri oneri della belligeranza, siamo intorno – sempre secondo Bruegel – a 316 miliardi di euro, pari al 2% del Pil dell’Unione nel 2022. Cifra aumentata nel 2023 e che corrisponde, guarda caso, alla differenza tra il +2,4 del Pil Usa e il +0,4 dell’Unione. Il tutto tramite contratti-capestro firmati con gli Usa dalla Von der Leyen e da vari governi europei che proteggono lo Zio Sam da eventuali rinsavimenti della controparte tramite scadenze pluriquinquennali. L’aumento dei prezzi dell’energia, inoltre, è responsabile del 40% dell’aumento dell’inflazione in Europa. E un altro 40% è dovuto ai superprofitti degli importatori europei di gas. Non ci si deve meravigliare, allora, se Politico.eu raccoglie gli sfoghi di alti dirigenti di Bruxelles “furiosi con l’Amministrazione Biden che sta accumulando una fortuna con la guerra a spese dei Paesi europei. Gli Stati Uniti sono il Paese che sta approfittando di più dalla guerra perché vendono più gas a prezzi più alti, e perché vendono più armi” (24.11.2022).

Ma la storia del nichilismo europeo non si ferma qui. Il secondo elemento letale è la secca perdita di competitività delle industrie europee rispetto a quelle americane causata dall’impennata dei prezzi dell’energia. Non c’è industria manifatturiera nostrana che possa reggere un costo dell’energia 4 volte maggiore di quello sostenuto dalla concorrenza. Non troverete cenno al “fattore Kissinger” nei rapporti angosciati e codardi di Draghi e di Letta sul futuro del sistema Europa. Il Paese più bastonato (o meglio, auto-bastonato) è stato la Germania, che sta assistendo alla distruzione della sua base industriale e alla fuga di centinaia delle sue imprese verso gli Stati Uniti. Attratte, queste ultime, anche dagli incentivi dell’Inflation Reduction Act. Un mix di misure di favore equivalenti ai famigerati “aiuti di Stato” di Bruxelles che Biden sta distribuendo a piene mani agli “amici” d’oltreatlantico per far trasferire negli Usa pezzi interi del loro apparato produttivo.

La mitica Germania è diventata un Paese in via di de-industrializzazione nonché la nazione con la peggiore performance tra tutte le economie avanzate: Pil a -0,3% nel 2023-24. La terza pozione letale che deve trangugiare l’Europa è la fine del suo modello di crescita degli ultimi trenta anni, basato sulla Russia e sulla Cina. È stato proprio Josep Borrell a dichiarare candidamente agli ambasciatori Ue, nell’ottobre 2022, che “la nostra prosperità si è basata sulla Cina e sulla Russia: energia e mercato. Energia a basso costo dalla Russia e accesso al mercato cinese per importazioni, esportazioni, investimenti e beni di consumo a basso prezzo… Quel mondo non c’è più”. Il tramonto di quella formula di crescita ha spinto ciò che resta del capitalismo europeo in un vicolo cieco. La Russia ha reagito allo scontro con l’Europa accelerando la sua integrazione in uno spazio economico asiatico sempre più vincente. In soli due anni il commercio della Russia con l’Asia è passato dal 26 al 71%. In questo spazio Cina e India diventano ancora più competitive rispetto a Europa e Stati Uniti grazie allo sconto sui prezzi degli idrocarburi importati adesso dalla Russia. Uno spazio divenuto, inoltre, più sicuro perché le transazioni tra le potenze maggiori dell’Asia avvengono ora tramite le loro valute nazionali invece che con i dollari.

C’è qualcuno in grado di affermare, allora, che esista un modello di crescita del capitalismo europeo alternativo a quello appena distrutto dal “fattore Kissinger”? Potranno mai i balbettii neoliberali su “più mercato” e “più Europa” sostituire una credibile nuova narrativa sul posto dell’Europa nell’ordine mondiale post-americano e multipolare emerso ormai nitidamente?

di Pino Arlacchi  Il Fatto Quotidiano  4 maggio 2024
Fonte: L'Antidiplomatico

lunedì 13 giugno 2022

Era dell'Acquario


Quando la Luna è nella settima casa
e Giove si allinea con Marte
La pace guiderà i pianeti
e l'amore guiderà le stelle
 
Questa è l'alba dell'Era dell'Acquario
l'Era dell'Acquario
 
Acquario
Acquario
 
Armonia e intesa
simpatia e fiducia che abbondano
non più menzogne o derisioni
aurei sogni di visioni
mistiche rivelazioni di cristalli
e la vera liberazione delle menti
 
Acquario
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Quando la Luna è nella settima casa
e Giove si allinea con Marte
La pace guiderà i pianeti
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Questa è l'alba dell'Era dell'Acquario
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non più menzogne o derisioni

aurei sogni di visioni

mistiche rivelazioni di cristalli

e la vera liberazione delle menti

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e Giove si allinea con Marte

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e l'amore guiderà le stelle

Questa è l'alba dell'Era dell'Acquario

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lunedì 28 febbraio 2022

Dalla parte della pace

Non parteggio per nessuno dei contendenti in guerra, sono dalla parte della pace.

Con l'Italia, ripudio la guerra.


sabato 14 agosto 2021

La guerra piace a chi non la conosce

 

«La guerra, come le malattie letali, deve essere prevenuta e curata: va abolita». Alla Festa della Scienza e Filosofia nel 2018 Strada aveva raccontato i tanti volti di donne, uomini e ragazzi travolti dalla guerra che ha visto nel corso della sua vita: «La guerra piace ai politici che non la conoscono. Che votano perché l’Italia invada l’Afghanistan, senza essere in grado di individuarla sulla cartina. La guerra piace a chi ha interessi economici, che se ne sta ben distante dalle guerre. Chi invece la conosce – continuava Strada – si fa un’idea molto presto. Io che non sono tanto furbo ci ho messo qualche anno per capire che non importa se c’è un’altra guerra. Che sia contro il terrorismo, per la democrazia o i diritti umani. Ogni guerra ha una costante: il 90% delle vittime sono civili, persone che non hanno mai imbracciato un fucile. Che non sanno neanche perché gli arriva in testa una bomba. Le guerre vengono dichiarate dai ricchi e potenti, che poi ci mandano a morire i figli dei poveri». 

Fonte:  https://www.open.online/2021/08/13/gino-strada-guerra-video/

martedì 18 maggio 2021

Blog temporaneamente chiuso

Molti discutono senza considerare l'enorme disparità militare, geografica e politica. Molti parlano di estemismi senza considerare le ripetute violazioni del Diritto Internazionale, delle risoluzioni ONU e dei Diritti Umani. La popolazione palestinese non ha nemmeno il diritto di fuggire.

 Aderisco all'invito di Web sul Blog e fermo anche il mio di blog.

In queste ore continuano a morire civili innocenti in Palestina, mentre la comunità internazionale, resta a guardare in silenzio questo nuovo genocidio.

Anche se serve a ben poco, questo blog si ferma per 24 ore, per protestare contro l'indifferenza verso questi atti criminosi.

Invito tutti gli amici a fermare i propri blog e profili, per qualche giorno e far girare questa iniziativa.

 Su quale mappa Israele vuole ora firmare la pace? - Invictapalestina