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giovedì 18 settembre 2014

per non dimenticare il massacro di Sabra e Shatila


La strage avvenne fra le 6 del mattino del 16 e le 8 del mattino del 18 settembre 1982 nel quartiere di Sabra e nel campo profughi di Shatila, entrambi posti alla periferia ovest di Beirut.



Oggi come allora non c'è giustizia per la popolazione inerme



domenica 9 ottobre 2011

anniversario


Oggi è il  quarantottesimo anniversario del disastro del Vajont.
Una strage annunciata che non conosce giustizia come molte altre in questo magnifico paese.

Dal sito Il disastro del Vajont:
La storia di queste comunità venne sconvolta dalla costruzione della diga del Vajont, che determinò la frana del monte Toc nel lago artificiale. La sera del 9 ottobre 1963 si elevò un immane ondata, che seminò ovunque morte e desolazione. 

La stima più attendibile è, a tutt'oggi, di 1910 vittime.

per approfondire e altri ricordi Wikipedia (finchè c'è)

Nel trentaquattresimo anniversario, Rai Due (ai tempi di Freccero) mandò in onda lo spettacolo teatrale di Marco Paolini che sarà un tale successo, da ricevere l'oscar televisivo come programma dell'anno.

Oggi si commemora con la prima Giornata nazionale in memoria delle vittime di tragedie causate dall'incuria dell'uomo e dalle calamità naturali. I revisionisti, sempre in agguato, hanno voluto che la parola "colpa" fosse sostituita da "incuria".  

La diga è ancora lì, bellissima, solida, un formidabile esempio di ingegneria...e di progresso.
Parlando di riscaldamento globale si trova sempre qualcuno che sostiene che "la natura si ribella".
Qui la ribellione della natura non c'entra niente e la diga è stata costruita a regola d'arte, allora la responsabilità, la COLPA del disastro è da ricercarsi nel profitto e nella sua religione: il capitalismo.

lunedì 23 maggio 2011

23 maggio

"La mafia non è affatto invincibile.

È un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha avuto un inizio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.

Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni
".

Così diceva Giovanni Falcone, assassinato il 23 maggio 1992 insieme alla moglie Francesca Morvillo e i tre uomini della scorta, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.



invito a leggere un post su Italian Samizdat




Dopo questa strage ci furono l'assassinio di Paolo Borsellino e la sua scorta e le bombe di Firenze e Roma a preparare i giorni che stiamo vivendo.

Una conoscente siciliana, laureata e parente di un onesto cronista di mafia, mi ha detto che quelli che vengono uccisi dalla mafia sono dei "cretini" perchè non hanno capito che il loro sacrificio non serve a niente e lasciano i congiunti senza un reddito.
Forse, abitando nel nord dell'Italia non si può capire cosa significhi convivere con la mafia dove i comportamenti mafiosi pervadono capillarmente la socialità e sono la normalità.

in un blog in lingua inglese ho trovato questa frase che faccio subito mia:
this is Giovanni Falcone a hero who died for his country

sabato 12 dicembre 2009

Per non dimenticare Piazza Fontana

In bianco e nero, silenziosa, il 15 dicembre 1969 la Piazza del Duomo di Milano è invasa da 300mila persone. Senza cartelli, senza slogan. Un muro di dignità si erige a difesa della città, in ricordo delle vittime della strage alla Banca dell'Agricoltura di cui si stanno celebrando i funerali. Soprattutto a difesa di tutti gli altri. E' una delle immagini più forti di "Piazza Fontana", fumetto sceneggiato da Francesco Barilli e disegnato da Matteo Fenoglio per la casa editrice Becco Giallo.
















Dopo quarant'anni , dopo i depistaggi, dopo le sentenze che si sono contraddette l'una con l'altra, familiari e testimoni sono ancora qui : a chiedere ai cittadini di ricordare e a allo Stato, che non è riuscito a garantire che fosse fatta giustizia, almeno di far sentire la sua presenza. E un appello va fatto ai ragazzi di oggi: dovrebbero leggere questa storia per immagini, perché tutti, anche quelli che non c'erano, possano un giorno pronunciare la frase che apre il racconto: "Milano… Mi sembra di ricordare…".

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