Il 13 settembre 2021 sono trascorsi 700 anni dalla scomparsa di Durante di Alighiero degli Alighieri. Non so se Google gli abbia dedicato un doodle, ma ricordo che non lo fece per Leonardo da Vinci. Per celebrarlo qui, alcune espressioni dantesche di comune utilizzo che arrivano proprio dalla Divina Commedia o dalla Vita Nova.
Nel mezzo del cammin di nostra vita incipit del primo canto dell'Inferno e dell'intero poema.
Fa tremar le vene e i polsi (Inferno, I, 90) Dante, dopo aver ritrovato la strada fuori dalla “selva oscura”, incontra tre bestie feroci, in particolare una lupa, che lo spaventa a morte.
Non mi tange (Inferno, II, 92) Come fa, Beatrice a venire fin quasi all’Inferno e non soffrirne? Il male non la tocca, o meglio, non la “tange”.
Lasciate ogne speranza, voi
ch’intrate (Inferno III, 9) iscrizione posta sulla
porta dell’Inferno.
Il gran rifiuto (Inferno, III, 60) coniata da Dante per riferirsi al rifiuto di Celestino V, la cui rinuncia aprì la strada al cardinale Benedetto Caetani, papa Bonifacio VIII.
Caron dimonio, con occhi di bragia
(Inferno III, 82-111)
Senza infamia e senza lode (Inferno, III, 36)
stava a indicare l’atteggiamento degli ignavi e la loro gravissima colpa, cioè quella di non aver preso una posizione in vita.…Non ragioniam di loro, ma
guarda e passa (Inferno
III, 51)
situazioni (o persone o cose) per cui
non vale la pena perder
tempo.
... che tu vedrai le genti dolorose c’hanno perduto il ben dell’intelletto. (Inferno III, 18-20) ignavi che hanno vissuto solo a metà, senza godere pienamente dei vantaggi dati loro dall’intelletto umano.
Galeotto fu il libro e chi lo scrisse (Inferno, V 136)
Amor, ch’a nullo amato amar perdona mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona (Inferno V, 103)
Nulla addolora maggiormente che
ripensare ai momenti felici quando si è nel dolore. (Inferno
V)
Fatti non foste a viver come
bruti... ma per seguir virtute e canoscenza (Inferno XXVI, 119-120) Ulisse,
incita con tali parole i suoi compagni a seguirlo
nell’impresa di attraversare le colonne d’Ercole, allora considerate
il confine della conoscenza.
Cosa fatta capo ha (Inferno, XXVIII, 107) Lo pronuncia Mosca dei Lamberti, che gira per l’inferno con le mani tagliate e il sangue che gli zampilla sulla faccia. Secondo la leggenda la frase venne pronunciata per indurre una famiglia alla vendetta, per un affronto. Basta titubanze, disse. Lo scontro fu molto grave perché portò alla divisione tra Guelfi e Ghibellini.
Stai fresco (Inferno XXXII, 117) dove i dannati vengono colpiti da gelide raffiche di vento prodotte dalle ali di Lucifero, l'espressione viene ancora usata per indicare qualcosa che andrà a finire male.
Gabbo/gabbare (Inferno
XXXII, 7) Dante sottolinea come descrivere il
fondo dell'universo non sia una “impresa da pigliare a gabbo".
Il fiero pasto (Inferno XXXIII, 1-78) Il Conte Ugolino sta divorando il cranio dell'arcivescovo Ruggieri, colui che in vita fu la causa di tutte le sue sventure.
Il bel Paese là dove ‘l sì suona (Inferno XXXIII, 80) nell’opera dantesca la definizione dell’Italia è completata da “dove si parla la lingua del sì” come da tripartizione effettuata nel De Vulgari Eloquentia: lingua del sì in Italia, lingua d’oïl nella Francia del Nord e lingua d’oc nella Francia del Sud, rispettivamente italiano, francese e occitano.
Libertà va cercando, ch'è sì cara come sa chi per lei vita rifiuta (Purgatorio I, 70-72)Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello! (Purgatorio VI, 76-78)
Inurbarsi (Purgatorio XXVI, 69) verbo inventato da Dante, per indicare i trasferimenti in città. Non altrimenti stupido si turba, lo montanaro, e rimirando ammuta, quando rozzo e salvatico s’inurba…
Quisquilia (Paradiso
XXVI, 76-77) Traducibile con “pagliuzza”,
metaforicamente, con il significato di “bazzecola, inezia,
piccolezza”.
L’amor che move il sole e l’altre stelle (Paradiso, XXXIII, v. 145)
E quindi uscimmo a riveder le stelle (Inferno XXXIV, 139) è l'ultimo verso dell'Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri.
Non può comprendere la passione chi non l’ha provata. capitolo XXVI della Vita Nova.