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sabato 12 luglio 2025

DALL'ECONOMIA DELL' OCCUPAZIONE ALL' ECONOMIA DEL GENOCIDIO

Economia del genocidio: il report ONU di Francesca Albanese che accusa decine di aziende di alimentare lo sterminio a Gaza

Il 30 giugno 2025 la Relatrice Speciale dell’ONU Francesca Albanese ha presentato al Consiglio per i Diritti Umani un rapporto che potrebbe segnare una svolta nelle responsabilità economiche nei conflitti armati. Intitolato “From Economy of Occupation to Economy of Genocide” (testo ufficiale in PDF), il documento accusa oltre 60 aziende internazionali di trarre profitto dalla distruzione sistematica della Striscia di Gaza e di contribuire direttamente o indirettamente a crimini che configurano genocidio.

Consiglio per i Diritti Umani

Cinquantanovesima sessione 16 giugno-11 luglio 2025  Punto 7 dell'odg: Situazione dei diritti umani in Palestina e negli altri territori arabi occupati

DALL'ECONOMIA DELL' OCCUPAZIONE ALL' ECONOMIA DEL GENOCIDIO

Rapporto della Relatrice Speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967*, **

Sintesi

Questo rapporto indaga i meccanismi aziendali che sostengono il progetto coloniale israeliano di sfollamento e sostituzione dei palestinesi nei territori occupati. Mentre i leader politici e governi si sottraggono ai propri obblighi, troppe entità aziendali hanno tratto profitto dall'economia israeliana di occupazione illegale, apartheid e ora genocidio. La complicità denunciata da questo rapporto è solo la punta dell'iceberg; porvi fine non sarà possibile senza chiamare a rispondere il settore privato, compresi i suoi dirigenti. Il diritto internazionale riconosce diversi gradi di responsabilità, ognuno dei quali richiede esame e accertamento delle responsabilità, in particolare in questo caso, in cui sono in gioco l'autodeterminazione e l'esistenza stessa di un popolo. Questo è un passo necessario per porre fine al genocidio e smantellare il sistema globale che lo ha permesso.


Leggi tutto il rapporto tradotto in italiano: https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2025/07/Rapporto-Francesca-Albanese-def.pdf


Secondo Albanese, l’attuale campagna militare israeliana non si reggerebbe solo su decisioni strategiche, ma su una rete industriale e finanziaria che renderebbe l’aggressione “economicamente sostenibile”. Le aziende coinvolte opererebbero nei settori della difesa, della tecnologia, della sorveglianza, delle infrastrutture e anche dell’industria automobilistica.

Tra le imprese citate spiccano giganti della difesa come Elbit Systems, Israel Aerospace Industries, Rafael Advanced Defense Systems, Lockheed Martin, Boeing, General Dynamics, Leonardo, Airbus, tutte fornitrici di armamenti utilizzati nei bombardamenti o nelle incursioni di terra contro Gaza.

Nel campo della tecnologia, il report menziona Palantir Technologies, che fornisce software di sorveglianza alle autorità israeliane; Google e Amazon, coinvolte nel controverso progetto Nimbus di cloud computing per il governo israeliano e altri colossi come IBM, HP e Microsoft, accusati di contribuire alle infrastrutture digitali dello Stato israeliano, comprese le piattaforme di riconoscimento facciale e i sistemi di controllo nei checkpoint e nei Territori occupati. Come racconta il report: “Microsoft è attiva in Israele dal 1991, sviluppando il suo più grande centro al di fuori degli Stati Uniti. Le sue tecnologie sono integrate nel sistema penitenziario, nella polizia, nelle università e nelle scuole, comprese le colonie. Microsoft ha integrato i suoi sistemi e la tecnologia civile nell’esercito israeliano dal 2003, acquisendo al contempo start-up israeliane di sicurezza informatica e sorveglianza”.

Nel gennaio 2024, Palantir annunciò una nuova partnership strategica con Israele. Nell’aprile 2025, l’amministratore delegato di Palantir rispose alle accuse secondo cui Palantir aveva ucciso palestinesi a Gaza affermando: “per lo più terroristi, è vero”.

Con l’aumento dei volumi di dati generati dai sistemi di apartheid militari e di controllo demografico israeliani- scrive Albanese nel rapporto- è cresciuta anche la dipendenza dal cloud storage e dall’informatica. Nel 2021 Israele ha assegnato ad Alphabet Inc. (Google) e Amazon.com Inc. un contratto da 1,2 miliardi di dollari (Progetto Nimbus) in gran parte finanziato con fondi del Ministero della Difesa per la fornitura di infrastrutture tecnologiche di base. Nel luglio 2024- scrive la Albanese- un colonnello israeliano ha descritto la tecnologia cloud come un’arma in tutti i sensi, citando queste aziende.

Un capitolo centrale del rapporto riguarda poi le aziende di veicoli e macchinari industriali come Caterpillar,Volvo, Hyundai Heavy Industries, RADA. Per queste aziende l’accusa risulta pesante: “Escavatori e macchinari pesanti Caterpillar, HD Hyundai e Volvo sono stati utilizzati
nella costruzione di colonie illegali per almeno 10 anni. Dall’ottobre 2023 è stato documentato che le attrezzature Caterpillar sono state utilizzate per effettuare demolizioni di massa tra cui abitazioni, moschee e infrastrutture di supporto vitale e per razziare ospedali”.

Queste aziende, tradizionalmente associate al settore edilizio, forniscono anche veicoli pesanti e blindati, spesso modificati per scopi militari. Bulldozer Caterpillar D9, escavatori Hyundai e Volvo e altri veicoli da costruzione vengono utilizzati non solo per demolire abitazioni palestinesi o realizzare strade coloniali, ma anche come strumenti tattici nelle operazioni di terra a Gaza. Questi mezzi sono stati impiegati per abbattere infrastrutture civili come ospedali o scuole, rendendo la loro funzione chiaramente militare, e non solo logistica o edilizia. Il nuovo rapporto ONU incrimina le aziende poichè: “Queste aziende hanno continuato a rifornire il mercato israeliano nonostante le abbondanti prove dell’uso criminale di questi macchinari da parte di Israele e i ripetuti appelli dei gruppi per i diritti umani a interrompere i legami”.

Nel report sono evidenziati esempi di aziende come Netafim che trarrebbero profitto dall’espansione dei possidimenti illegali israeliani nei Territori Occupati. La Netafim, leader mondiale nella tecnologia di irrigazione, ora posseduta all’80% dalla società messicana Orbia Advance Corporation che ha progettato la sua tecnologia agricola in linea con gli imperativi di espansione di Israele. Pur mantenendo un’immagine globale di sostenibilità, la tecnologia Netafim avrebbe consentito uno sfruttamento intensivo di acqua e terra in Cisgiordania nei Territori Occupati secondo il report di Francesca Albanese.

Albanese non usa mezzi termini e dice: “Laddove le entità aziendali continuino le loro attività e relazioni con Israele – con la sua economia, il suo apparato militare e i settori pubblico e privato collegati al territorio palestinese occupato – si può ritenere che abbiano consapevolmente contribuito a:

(a) Violazione del diritto palestinese all’autodeterminazione;
(b) Annessione del territorio palestinese, mantenimento di un’occupazione illegale e, di conseguenza, il crimine di aggressione e le relative violazioni dei diritti umani;
(c) Crimini di apartheid e genocidio;
(d) Altri crimini e violazioni accessori”

Israele ha respinto con forza le accuse, definendo il rapporto “pregiudizievole, tendenzioso e infondato”, mentre diverse aziende hanno evitato commenti o negato ogni implicazione. Tuttavia, secondo Reuters, solo una minoranza delle società contattate avrebbe fornito risposte pubbliche.

Il documento non ha valore giuridico vincolante, ma rappresenta un’esortazione potente affinché la responsabilità aziendale nei conflitti armati venga affrontata con la stessa serietà con cui si giudicano gli attori statali. “Il genocidio non è solo un crimine, è anche un affare”, conclude Albanese, “e va combattuto su entrambi i fronti”.

di Raffaele Riccardo Buccolo  1 Luglio 2025

Fonte: https://it.insideover.com/guerra/economia-del-genocidio-il-report-onu-di-francesca-albanese-che-accusa-decine-di-aziende-di-alimentare-lo-sterminio-a-gaza.html

sabato 5 luglio 2025

UNA GIORNATA A GAZA

Un film in progress di Michelangelo Severgnini con Rabi Bouallegue e i ragazzi della Striscia.

Il genocidio in diretta a partire dai racconti e dalle immagini di una generazione di giovani palestinesi a mani nude contro il peggior regime criminale di questo secolo.

La trappola degli aiuti umanitari, le sparatorie indiscriminate sulla folla, i bombardamenti incessanti sui civili.

L’apocalisse si manifesta oggi a Gaza.

Quasi 20 minuti che lasciano senza fiato, sospesi tra l’impotenza e la certezza che un filo con Gaza è possibile.

Disponibile sul canale YouTube dell’AntiDiplomatico a questo link: 


Approfondimenti: 


ECCO COSA DICE IL REPORT CHE HA FATTO INFURIARE USA E ISRAELE:
Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, ha presentato un rapporto dettagliato sui profitti multimiliardari incassati da aziende di tutto il mondo con riferimento alla situazione palestinese. Immediatamente è arrivata la richiesta di rimozione da parte di USA e Israele. Quali interessi, in particolare, è andata a toccare? Ne parliamo con il giornalista Paolo Arigotti. 
Qui l'articolo citato durante la trasmissione e il link al testo integrale del rapporto: https://it.insideover.com/guerra/econ...

mercoledì 14 maggio 2025

Palestina comunque


La questione palestinese non è facile da raccontare in poche parole come richiede la velocità imposta ai nostri tempi e normalmente, le capacità di attenzione e concentrazione non durano che pochi minuti. 
Karem Rohana racconta, analizza e chiarisce, ma i concetti, spesso sconosciuti o ignorati, sono complessi e non banali, quindi vale la pena di prestare attenzione per quaranta minuti.  
Questo video l'ha intitolato: Tutto quello che so sulla Palestina, sull'amore.. e sul sionismo.

Karem Rohana è nato ad Haifa, da padre palestinese e madre italiana, vive in Italia. Di professione sanitario, è attivista sui social per raccontare la causa palestinese attraverso il profilo Instagram Karem From Haifa e l'omonimo canale youtube: https://www.youtube.com/@KaremfromHaifa

lunedì 17 marzo 2025

Ancora sugli intellettuali

Elena Basile – Il tradimento (di oggi) dei chierici

Nel 1927, uno scrittore di nome Julien Benda ha scritto un libro in cui diceva che moltiavevano smesso di cercare la verità e la bellezza, seguendo invece idee politiche sbagliate. Oggi, alcuni intellettuali parlano di un’Europa democratica, ma in realtà l’Europa ha problemi e non è così democratica come dicono. Molti di loro non vedono le ingiustizie che accadono in altri paesi, come la Palestina, e si concentrano solo su ciò che fanno gli altri. È importante che gli intellettuali cerchino la verità e si oppongano alla guerra, invece di seguire solo le idee di chi ha più potere.

Nel 1927 Julien Benda scrisse Il tradimento dei chierici, cioè degli intellettuali, che fu poi ripubblicato e portato a maggiore visibilità nel 1946. Lo scrittore nel saggio stigmatizzava l’intellighenzia del suo tempo che aveva rinunciato alla ricerca della e della bellezza, abbracciando le ideologie nazionaliste oppure comuniste, scegliendo di divenire funzionali a una parte, a una politica partigiana sulla base di presupposti aprioristici.

Leggo le dichiarazioni degli intellettuali del centrosinistra, di coloro i cui libri invadono le librerie Feltrinelli e sono pubblicizzati, a prescindere dal contenuto e dal vero valore letterario o saggistico, in modo esagerato a svantaggio di tanti altri autori. Come non pensare a Julien Benda? Gli intellettuali scendono in campo per una visione intrisa di suprematismo bianco, in base alla quale l’Europa sarebbe democratica e avrebbe una civiltà superiore rispetto a quella di tanti altri Paesi, Cina, Russia, l’intero Sud globale. L’America di Trump viene demonizzata come se essa non fosse un prodotto e per molti versi la continuazione dei quella di Biden.

Pasolini affermava: “Io sono un intellettuale, quindi so”. Anche lui credeva che la funzione primaria dell’intellighenzia fosse andare oltre le apparenze e il linguaggio del potere. Cercare la verità intesa come l’interpretazione più vicina alla realtà. È terrificante osservare come gli uomini di cultura ripetano parole vuote di significato. Scendono in piazza per l’“Europa democratica”. Eppure l’Europa come tutti sanno ha una architettura istituzionale autocratica. Non conosce la separazione dei poteri, la base dello Stato di diritto. Il Parlamento non esercita alcuna funzione legislativa né ha reali poteri di controllo. La Commissione europea ha varato un piano di riarmo di 800 miliardi cambiando le regole vigenti ed eliminando l’austerità soltanto per le spese di difesa. Il Consiglio dei capi di Stato e di governo, il Consiglio dei ministri, che imprime l’indirizzo politico, stipula senza mandato accordi che rispondono alle gerarchie tra gli Stati membri. Abbiamo insomma un club non eletto dai cittadini che ha un deficit democratico riconosciuto e applica politiche neo-liberiste, decide il riarmo, un incremento dell’1,5% della spesa militare per i singoli Stati al di fuori delle regole di equilibrio dei conti, applicate invece severamente per le spese per lo Stato sociale, un club, non uno Stato federale, privo di una reale politica estera comune e quindi di una difesa comune che presuppone l’individuazione degli interessi dei popoli europei.

In questa sede è difficile poter fare una disamina del fallimento odierno dell’Europa rispetto agli ideali che ne hanno animato il progetto prima di Maastricht. In un piccolo saggio, che sarà pubblicato in autunno da Paperfirst, esaminerò come le dinamiche di questa Europa abbiano affossato gli obiettivi di pace e prosperità, democratici e sociali. Come mai allora l’intellighenzia asseconda una tale mistificazione e unisce la propria voce al coro nauseabondo che invoca armi per la continuazione dellacontro la Russia? Siamo per l’aggredito contro l’aggressore, balbettano come scolaretti ottusi. Noi abbiamo violato altri principi del diritto internazionale: non ingerenza negli affari interni di un altro Paese, autodeterminazione dei popoli, indivisibilità della sicurezza. Come mai questi intellettuali sono così strabici e vedono soltanto le violazioni altrui, non le nostre? Nello stesso istante in cui stigmatizzano la Russia per l’invasione di un Paese, trasformato in una pedina atlantica, non levano la voce contro Israele, che continua impunemente a commettere crimini di guerra. I leader della democratica Europa esprimono simpatia e solidarietà a “Bibi”, votando contro il cessate il fuoco nelle risoluzioni dell’Onu, contro la maggior parte degli altri “non democratici” Paesi membri.

Gli intellettuali che difendono l’Europa “democratica” non pronunciano una sola parola per lo Stato libero di Palestina, per le sanzioni allo Stato terrorista Israele. Un popolo inerme, donne e bambini, 70 mila civili massacrati e gli intellettuali tacciono oppure piagnucolano, balbettando slogan di parte relativi al diritto di difendersi di uno Stato che occupa dal 1967 territori non propri e applica forme di apartheid. Chi sono dunque questi scrittori, questi editorialisti così poco capaci di cercare la verità e la bellezza, così proni verso laoccidentale, come è possibile che abbiano perso l’uso della ragione? Pasolini e Moravia scenderebbero in piazza contro la guerra, contro questo grottesco club antidemocratico, neoliberista, classista e bellicista, asservito alle lobby delle armi, per l’Europa, tutta da costruire, federale e sociale che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

Fonte: L'Antidiplomatico 

sabato 6 gennaio 2024

Sono arrivati?

Se sono arrivati non hanno trovato nessuno. 

Il loro viaggio mitico è stato inutile, hanno vinto i criminali della strage degli innocenti. 

E' stato inutile seguire la stella e il sogno di unità e comunità.

E' stato inutile camminare con il cuore leggero, felici di incontrare un piccolo bambino palestinese.

E' stato inutile viaggiare per mezzo mondo quando il mondo si è ristretto in un carcere a cielo aperto.

Sono inutili i loro doni preziosi che i macellai criminali non possono comprendere.

Se sono tornati hanno trovato solo troppi bambini morti.

venerdì 13 ottobre 2023

La banalità del male nei crimini di guerra


Diventato virale il video di questo colono israeliano che irride così la condizione di vita senza luce e acqua per i due milioni e mezzo di palestinesi a Gaza (Fonte: L'AntiDiplomatico)

Fa ricordare le dichiarazioni di un politico ucraino, Petro Oleksijovyč Porošenko, che disse: 

"I nostri figli andranno a scuola e nei parchi giochi. I loro [riferendosi ai figli dei filorussi dell'Ucraina] si dovranno rintanare nei seminterrati… così vinceremo questa guerra" (Fonte: wikiquote)

La banalità del male è una delle opere più importanti di Hannah Arendt. Il testo fu redatto nel 1963 a seguito del processo contro il criminale nazista Adolf Heichmann, arrestato in Argentina nel 1960. Durante il processo, al quale prese parte in qualità di inviata speciale del “New Yorker”, Hannah Arendt si rese conto che l’uomo, privo di pensiero, si limita a mettere in pratica gli ordini ricevuti.

Le cause dell’antisemitismo, dunque, sono state:

  • l’assenza di scrupoli di coscienza;
  • il meccanicismo nell’eseguire gli ordini.

(Fonte: .studenti.it)

Un terribile corto circuito della storia.

martedì 18 maggio 2021

Blog temporaneamente chiuso

Molti discutono senza considerare l'enorme disparità militare, geografica e politica. Molti parlano di estemismi senza considerare le ripetute violazioni del Diritto Internazionale, delle risoluzioni ONU e dei Diritti Umani. La popolazione palestinese non ha nemmeno il diritto di fuggire.

 Aderisco all'invito di Web sul Blog e fermo anche il mio di blog.

In queste ore continuano a morire civili innocenti in Palestina, mentre la comunità internazionale, resta a guardare in silenzio questo nuovo genocidio.

Anche se serve a ben poco, questo blog si ferma per 24 ore, per protestare contro l'indifferenza verso questi atti criminosi.

Invito tutti gli amici a fermare i propri blog e profili, per qualche giorno e far girare questa iniziativa.

 Su quale mappa Israele vuole ora firmare la pace? - Invictapalestina

martedì 15 maggio 2018

nel più grande lager che la storia ricordi


















Il massacro sionista non ha fine. Oggi, mentre a Gerusalemme Netanyahu festeggiava lo spostamento dell'ambasciata americana nel settantesimo anniversario della Nakba, oltre 50 palestinesi sono stati uccisi dalle truppe israeliane a Gaza.

Leggi tutto qui 

domenica 13 luglio 2014

Umani?

22 giorni di bombardamento da dicembre 2008 a gennaio 2009: il diario di Vittorio Arrigoni ora è un film

Vik, testimone dei massacri a Gaza invitava sempre a restare umani.

Dall’8 luglio 2014, inizio dell’operazione militare “Protective Edge”, Israele ha bombardando 950 volte la Striscia di Gaza.
Un gruppo di cooperanti che vive e lavora in Palestina scrive: non possiamo restare silenti dinanzi ad un attacco armato indiscriminato verso una popolazione che non ha rifugi, posti sicuri o possibilità di fuga.
qui per leggere l'intero comunicato stampa

in RESTIAMO UMANI Sito Web di notizie/media, si legge:
Il Ministero della Sanità palestinese accusa Israele di usare armi proibite sulla Striscia di Gaza.
"I team di medici hanno trovato ferite sui corpi di morti e feriti causate da armi DIME proibite", ha detto il funzionario palestinese.
"I medici stranieri a Gaza hanno confermato che i missili e le bombe israeliane sono distruttive e bandite a livello internazionale", ha aggiunto.


domenica 14 aprile 2013

Stay Human


Vittorio Arrigoni attivista, scudo umano, giornalista,
rapito e ucciso a Gaza il 15 aprile 2011

venerdì 20 maggio 2011

sulla primavera araba


Dall'album Combat Rock del 1982; secondo wikipedia: ...l'idea della canzone sarebbe venuta fuori dal fatto che in Iran veniva vietata la musica rock.
Il videoclip presenta un arabo e un ebreo che intraprendono una stretta amicizia, seguiti da un armadillo.

Questo brano musicale, anche se datato, si rivela di grande attualità.

Il discorso al mondo arabo tenuto al Cairo due anni fa e l'ultima proposta negoziale del Presidente USA, inseriti nella straordinaria stagione della primavera araba, riportano il mai risolto conflitto in Palestina, ormai divenuto genocidio di fronte agli occhi di tutti, al centro dell'attenzione e all'esigenza di una soluzione politica in chiave interculturale.

martedì 17 maggio 2011

apartheid


In quel che lo stesso Nelson Mandela chiama "il vero apartheid" (in una lettera ad un giornalista scrive che quello che hanno subito in Sudafrica non arriva alla crudeltà e alla durata del genocidio continuo che porta avanti lo stato israeliano dal 1948) i palestinesi continuano a subire la guerra con il silenzio complice di tutti.

Vedi illuminante lettera (in inglese) a Thomas Friedman