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giovedì 23 luglio 2015

venerdì 3 giugno 2011

Gran Torino

Ieri sera in piazza Castello, il concerto dell'Orchestra Sinfonica Nazionale Rai, diretta da Andrea Battistoni, con il Coro del Teatro Regio di Torino Oltre venticinquemila spettatori, tutti egualmente in piedi (non c'erano poltroncine per vip), per assistere a un momento collettivo di festa e di celebrazione di un valore importante del nostro paese: la REPUBBLICA.
Non voglio nemmeno immaginare i Savoia ancora regnanti... ho un senso di sgomento pensando a Vittorio Emanuele che si è vantato di aver ucciso il giovane Hammer, o Emanuele Filiberto nelle sue incursioni sul piccolo schermo.
C'è un grande bisogno di riabilitare l'immagine dell'Italia sia ai nostri occhi, sia a quelli di tutto il mondo, dopo le figuracce internazionali come l'ultima al G8 in Francia.
Ieri a Torino c'era il meglio dei nostri "gioielli di famiglia". Autori, orchestrali, coro e un direttore d'orchestra che, anche se non ancora trentenne, è già apprezzato in tutto il mondo.
Sono state eseguite musiche che sono l'orgoglio della produzione risorgimentale, tra i brani, ho apprezzato la scelta di eseguire il Coro di zingari dal Trovatore, i Cori di zingarelle e mattadori dalla Traviata. Il piacere dell'ascolto si è unito alla soddisfazione dell'associazione del sostantivo "zingaro" agli alti valori repubblicani, per ricordarci che un grande paese si giudica da come tratta le minoranze e gli ospiti.

La ciliegina sulla torta è arrivata alla fine della diretta godibile su Rai Tre e Rai Storia, quando la conduttrice ha intervistato Andrea Battistoni, il direttore d'orchestra.
Il giovane astro nascente, ha invitato a non tradire i valori repubblicani di libertà e democrazia, e a praticarli andando a votare ai prossimi referendum.
La platea ha lungamente applaudito e sono sicura che anche chi era all'ascolto della radio o della televisione, si è unito all'applauso, come me.

mercoledì 13 ottobre 2010

Albero genealogico

Il regista Mario Martone, autore di “Noi credevamo”, sostiene che vi sia un albero genealogico che comprende i repubblicani di Mazzini, quelli della Repubblica Romana, i Padri Costituenti e coloro i quali, negli anni della contestazione giovanile in Italia, contribuirono a cambiare in meglio i costumi e la società.
Ma in Italia vincono sempre gli altri: quelli per la monarchia, quelli che ci hanno trascinato nelle leggi razziali e nella seconda guerra mondiale e poi quelli che preferiscono il rutto e il dito medio.
Quello che succede nel nostro amato e disgraziato paese, mostra che la maggioranza che vince, non ha sempre ragione. 

La Repubblica Romana (12 febbraio 1849 – 15 luglio 1849)


Il regime democratico ha per regola l'eguaglianza, la libertà, la fraternità. 
Non riconosce titoli di nobiltà, né privilegi di nascita o casta. 

(II Principio fondamentale della Costituzione della Repubblica Romana 1849)


La Repubblica riguarda tutti i popoli come fratelli: rispetta ogni nazionalità: 
propugna l'italiana.

(IV Principio fondamentale della Costituzione della Repubblica Romana (1849)


Il Capo della Chiesa Cattolica avrà dalla Repubblica tutte le guarentigie 
necessarie per l'esercizio indipendente del potere spirituale.

(VIII Principio fondamentale della Costituzione della Repubblica Romana (1849)

Era la Costituzione più democratica in Europa a quei tempi. Proponeva la libertà di culto, la laicità dello Stato. La Reoubblica Romana fu il secondo Stato del mondo ad abolire la pena capitale nella sua Costituzione. (il primo è stato il Granducato di Toscana)
La Costituzione della Repubblica Italiana si richiama alla Costituzione della Repubblica Romana e molte delle Costituzioni moderne degli Stati occidentali usano questo Statuto come base di partenza.

Il Decreto fondamentale della Repubblica Romana, stabiliva:


  • Art. 1: Il papato è decaduto di fatto e di diritto dal governo temporale dello
    Stato Romano.
  • Art. 2: Il Pontefice Romano avrà tutte le guarentigie necessarie per l'indipendenza
    nell'esercizio della sua potestà spirituale.
  • Art. 3: La forma del governo dello Stato Romano sarà la democrazia pura
    e prenderà il glorioso nome di Repubblica Romana.
  • Art. 4: La Repubblica Romana avrà col resto d'Italia le relazioni che esige
    la nazionalità comune. »

(Assemblea Costituente Romana. Roma, 9 febbraio 1849. Un'ora del mattino. Il Presidente G. Galletti)