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martedì 13 giugno 2023

Poca memoria

Non ricordo più se i giudici Falcone, Morvillo e Borsellino, saltati in aria con le scorte, 11 persone assassinate, prima della "discesa in campo" di B., abbiano avuto il funerale di Stato e il lutto nazionale.


lunedì 23 maggio 2016

Giornata della Legalità - Giornata della Giustizia

Legalità è un concetto a significato variabile.
In Italia, nel 1938, le leggi razziali fasciste legalizzavano crimini odiosi per i quali ancora non c'è stata vergogna e Giustizia.

Secondo Treccani, la Giustizia è una virtù eminentemente sociale che consiste nella volontà di riconoscere e rispettare i diritti altrui attribuendo a ciascuno ciò che gli è dovuto secondo la ragione e la legge...

Per Wikipedia: Al di là dell'azione giudiziaria istituzionalizzata, che opera con una giustizia impositiva e codificata, esiste un senso della giustizia, definito talvolta naturale in quanto ritenuto innato, che impegna ogni singolo individuo a tenere nei confronti dei propri simili o gruppi, in situazioni ordinarie o straordinarie di usare criteri di giudizio, e di conseguente comportamento, rispondenti a giustizia nel senso di onestà, correttezza e non lesività del prossimo.

L'Italia non ha ancora "fatto i conti" con il suo passato fascista e coloniale.

L'assassinio del Giudice Falcone, di cui ricorre oggi il 24° anniversario, e di tutte le altre persone che con lui e come lui sono state vittime delle mafie, dovrebbe essere ricordato nella Giornata della Giustizia.
Se la mafia esiste è anche perché non c'è e non c'è stata Giustizia.

Ma in questo meraviglioso paese, la mancanza di Giustizia "fa parte del panorama"
Per l'incidente del Cermis del 3 febbraio 1998, dove morirono 20 persone, i pubblici ministeri italiani chiesero di processare in Italia i quattro marines responsabili della strage, ma per la Convenzione di Londra del 1951 sullo status dei militari NATO, la giurisdizione sul caso dovette riconoscersi alla giustizia militare statunitense...

Un altro esempio di Giustizia mancata è il caso Eternit; e la lista sarebbe lunga e dolorosa.

mercoledì 18 luglio 2012

CHI HA PAURA MUORE OGNI GIORNO‏

Ieri sera al Teatro Astra di Vicenza Giuseppe Ayala ci ha parlato dell'umanità di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, raccontandoci la storia d'Italia dal 1981 al 1992.
Ci ha resi partecipi della loro amicizia personale e professionale. 

Non è stata una conferenza; nei giardini del teatro Astra era allestito un palco e il magistrato, non attore, se l'è cavata benissimo con la sua splendida presenza scenica e la sua voce accattivante. 
Penso ci sia affinità tra il mestiere di magistrato e quello di attore. 
Era accompagnato da un'attrice professionista che scompariva di fronte a lui, sembrava colombina in una riduzione scadente di una commedia di Goldoni.
Ayala è una persona dotata di ironia e si è commosso per il nostro lungo e caloroso applauso.
Pochi ricordano che Ayala fu il pubblico ministero che al maxi processo, vinse contro la mafia! 
Un fatto inedito, epocale che ridiede credibilità al nostro paese... ma non ci fu nessun riconoscimento, neanche un grazie. 
Ha racconto che dopo il cambio ai vertici della Procura, gli assegnavano solo delitti contro l'enel (furto di energia elettrica). Attualmente esercita presso la Corte d'Appello a L'Aquila.
La realtà è sempre avanti alla fantasia.
Non eroi, non vittime sacrificali, ma uomini dotati di valori, di senso civico e di servizio. Uomini colti, intelligenti, miti e straordinari. Ne abbiamo ancora un grande bisogno.

dalle note degli organizzatori:

Dopo quasi vent’anni dal drammatico 1992 - che ha visto la tragica scomparsa di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino - Giuseppe Ayala ha deciso di raccontare la sua verità, mettendosi alla prova con un nuovo mezzo comunicativo: il teatro. La storia di quegli anni e la straordinaria esperienza vissuta al fianco di Falcone e Borsellino (con i quali condivise la vita professionale quotidiana, ma soprattutto una profonda amicizia), danno vita ad un “incontro-spettacolo” che pone l’attenzione sulla Sicilia, su Cosa Nostra, sulla politica e la giustizia italiana di allora…come di oggi. E’ una storia di vittorie enormi, di alcuni fallimenti, di speranze deluse e tanti luoghi comuni, primo fra i quali che “le stragi fermarono il pool anti-mafia”“Il nostro lavoro non si arrestò per la reazione di Cosa Nostra; noi fummo fermati da pezzi delle istituzioni dello Stato! E’ venuto il momento di chiarirlo”(G.Ayala).
In scena un grande albero di Magnolia, simbolo palermitano della lotta alla mafia. Coadiuvato da musiche originali e dalla proiezione di filmati storici, lo spettacolo è idealmente diviso in 3 sezioni: la prima, dedicata ai giudici Falcone e Borsellino e al loro rapporto con Ayala. Per anni condivisero momenti difficili, drammatici ma entusiasmanti allo stesso tempo; un legame cementato dal trascorrere del tempo lavorando fianco a fianco, ma anche dai viaggi e dalle serate trascorse assieme… fino alla loro tragica scomparsa. Nella seconda parte “rivive” lo storico maxiprocesso del quale Ayala fu pubblico ministrero. Considerata la prima, grande reazione dello Stato a Cosa Nostra, si svolse in un aula bunker costruita appositamente. Il processo terminò dopo quasi due anni, il 16 dicembre 1987. Per leggere la sentenza servì oltre un'ora: 2.665 anni di condanne al carcere vennero divisi fra i 360 colpevoli, oltre agli ergastoli per i 19 boss principali. Durante l’ultima sezione dello spettacolo, Ayala affronta i temi di oggi: le tante indagini ancora aperte, la grande eredità lasciata da Falcone e Borsellino. Lo fa con eleganza ed umanità ed una comunicativa fuori dal comune, capace di affascinare e conquistare il pubblico che lo segue con il fiato sospeso. In lui c’è la partecipazione di chi quelle vicende le ha vissute sulla sua pelle: c'è gran parte della sua vita sul palco. Ma soprattutto c'è il suo irrefrenabile, deciso, fortissimo desiderio di non far dimenticare, di lasciare una traccia per i più giovani. Non è un attore Ayala, ma uno straordinario oratore dalla voce inconfondibile che sa arrivare dritto al cuore e a chi gli domanda se, almeno in parte, si senta un eroe, risponde: "sono solo una persona come tutti gli altri".





P.S.  alla domanda: "cosa si aspetta da questo processo", il fine linguista e bibliofilo, Dell'Utri, risponde "un cazzo" e poi trova il modo di definire "pazzo" il magistrato Ingroia.


Il solito copione di delegittimazione... dejà vu

sabato 17 luglio 2010

Fuori la mafia dallo Stato




Per conoscere l'iniziativa clicca sull'immagine

Sarà possibile seguire le tre giornate di manifestazione in diretta streaming presso il sito www.19luglio1992.com

Il 19 luglio 2010 sono in programma iniziative nelle seguenti città: RAVENNA, PADOVA, MACERATA, FANO, MILANO, BOLOGNA, GENOVA. Tutte le informazioni presso questo LINK.