Roger Waters visita Julian Assange nel carcere di Belmarsh, Londra, e invia un importante messaggio.
giovedì 26 ottobre 2023
mercoledì 19 luglio 2023
Colpirne uno per educarne cento
Il fotografo ha ritratto Julian Assange durante il suo scandaloso arresto dentro una sede diplomatica nella città di Londra. Un avvertimento per tutti i giornalisti e un avvertimento per tutti noi.
La verità sulle azioni criminali dei potenti non possono essere rese note al pubblico, pena, una punizione esemplare: persecuzione, diffamazione e carcerazione senza processo.
Unum gastigabis, centum emendabis (ne castigherai uno, ne correggerai cento) viene dal nostro lontano passato.
In epoca moderna, con lo stesso significato, il detto di Mao Zedong "Colpirne uno per educarne cento", è stato ripreso anche dall'organizzazione terroristica delle Brigate Rosse.
Anche la mafia lo ha fatto proprio e per non destare il minimo dubbio sul messaggio, ne ha colpiti due: i giudici Falcone e Borsellino.
Il 20 Marzo 2021, a un anno dall’inizio dell’evento COVID19, due attori Russi si sono chiesti quale sia l’effetto cumulativo del clima di paura e repressione violenta continue vissute. Hanno quindi effettuato un esperimento sociale. Il primo attore ha finto di essere un addetto alla sicurezza, il secondo si è finto un giovane cliente di un centro commerciale, che passeggia senza la mascherina prescritta nei luoghi pubblici al chiuso.
Il risultato dell’esperimento è stato inquietante. Quando l’addetto alla sicurezza ha manganellato il giovane cliente urlandogli “dove è la mascherina?”, nessuno è intervenuto, nessuno ha protestato anche solo verbalmente, e tutti si sono affrettati a scappare a testa bassa, infilando la mascherina. Perché? Come è stato possibile arrivare a tanto? Leggi il resto del post a questo link
Siamo tutti avvisati!
giovedì 19 maggio 2022
giovedì 21 aprile 2022
Julian Assange su giornalismo e guerra
Se fosse stato russo, avremmo giustamente denunciato tutti la repressione del giornalista intento a divulgare i crimini di guerra del proprio paese.
Stella Assange a Boris Johnson: "Non estradare Julian nel Paese che ha cospirato per ucciderlo"
"Possono fermarlo oggi. Possono fermare questo incubo oggi e restituire Julian alla sua famiglia. Possono fare la cosa giusta e far rispettare l'articolo quattro del trattato di estradizione USA-Regno Unito, che vieta l'estradizione per reati politici. In questo momento sono in violazione del loro stesso trattato”.
lunedì 13 dicembre 2021
A Roma presidio per Julian Assange e i diritti di tutti
Un’affluenza forse inaspettata quella che si è registrata domenica mattina, 12 dicembre, in piazza della Rotonda (Pantheon) a Roma, per protestare contro la decisione dell’Alta Corte britannica di rendere attuabile – rovesciando la sentenza del Tribunale – l’estradizione di Julian Assange nei penitenziari degli Stati Uniti.
Il presidio è stato indetto dal Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, ma ha trovato subito l’adesione di numerosi soggetti singoli e collettivi. Dal gruppo “Italiani per Assange”, a Vincenzo Vita, per l’Associazione Rinnovamento della sinistra, ai parlamentari di Alternativa, ai Giuristi Democratici, a Transform Italia, fino al PCI, a Risorgimento Socialista, alla comunità equadoregna in Italia, a testate come Left, giornaliste come Stefania Maurizi e Francesca Fornario ed altre/i.
Un momento molto partecipato di interventi sul caso dell’ormai noto giornalista che rischia una pena di 175 anni di carcere per aver diffuso notizie che mettono a rischio la “sicurezza nazionale Usa”, avendo ovvero denunciato con prove i crimini commessi dall’esercito statunitense in un’infinità di episodi soprattutto ai danni di civili.
“Anche le vostre guerre sono terrorismo, #Free Assange” sintetizzava lo striscione davanti a cui si sono succeduti gli interventi. Ha iniziato in collegamento Stefania Maurizi, che da tanti anni segue la vicenda del fondatore di Wikileaks ed è l’autrice del durissimo ma necessario libro “Il potere segreto”. La giornalista ha voluto anche parlare delle condizioni odierne del prigioniero Assange e del suo precario stato di salute: la sua vita è a rischio e non può essere estradato. Ha ricordato come la sua e anche la nostra posizione non siano contro il popolo statunitense nel suo complesso, ma contro i governanti che si sono succeduti in questi 11 anni in cui il giornalista australiano è stato perennemente prigioniero o confinato. “A persone come lui, che con le loro testimonianze hanno inchiodato i responsabili per i reati commessi, deve andare tutto il nostro appoggio”.
Pino Cabras, parlamentare di Alternativa, ha presentato una mozione per Assange che è stata respinta dal Parlamento italiano con vergognosi voti contrari e ancora più misere astensioni, quasi a non voler parlare di quello che si stava affermando riguardo al diritto di libertà di stampa e di informazione.
Numerosi interventi di politici, giornalisti e giuristi hanno considerato la vicenda Assange come un segnale pesantissimo rivolto verso chiunque non si allinei con i poteri reali del pianeta. E un segnale pessimo, da questo punto di vista, è stata l’assenza al presidio di quasi tutti gli organi di informazione del Paese, compreso il servizio pubblico. Quello che ci riempie quotidianamente di informazioni inutili, che a volte si scandalizza per le violazioni delle libertà di alcuni regimi, ma che decide di ignorare quelle che avvengono nel proprio contesto. Lo ha ricordato puntualmente Francesca Fornario, che ha amaramente finto di salutare i direttori di giornali pronti ai titoloni ogni volta che viene messa in discussione la reputazione di un potente trovato con le mani nella marmellata, ma poi assenti quando si tratta di difendere realmente la libertà del mestiere di giornalista. Non c’erano quei direttori e quelle telecamere che di solito si mobilitano ad ogni stormir di fronde, ma che si eclissano quando si tratta di toccare fili pericolosi per le proprie carriere.
Non sappiamo quali saranno le decisioni che verranno prese in Gran Bretagna – si dovrà ora riunire un’altra corte per riesaminare il caso. Potrebbero considerare valide le rassicurazioni degli Usa, secondo cui Assange non verrà condannato a una pena superiore ai 6 anni e il suo stato di salute verrà garantito, ma fidarsi è difficile, se non impossibile.
Durante la precedente amministrazione Trump è comprovato come nel 2017 fosse già pronto un piano per uccidere una voce troppo scomoda, in grado di inguaiare l’intero Pentagono, indipendentemente dal “colore” della presidenza ed in più giungono voci sullo stato di salute di Assange. Secondo la sua compagna Stella Moris, che non ha ancora potuto sposare – perché il matrimonio renderebbe più difficile un’estradizione – il giornalista australiano ha avuto infatti ieri un piccolo ictus. Sembra superato, ma indica comunque una condizione di vulnerabilità estremamente preoccupante.
La piazza di Roma non chiedeva “pietà” per Julian Assange. Chiedeva verità e giustizia, chiedeva rispetto per chi fa onestamente il proprio mestiere di “cane da guardia del potere”, denunciava un terrorismo più infido e sottile ma egualmente violento nei confronti di chi non ha abdicato ai propri doveri etici e professionali.
Ci sarà bisogno di tante altre piazze disponibili a mobilitarsi, di voci che si alzino come quella del Premio Nobel per la Pace Perez Esquivel, di cui è stato letto un forte appello, di forze politiche e di giornaliste e giornalisti disponibili a tenere diritta la schiena. Consapevoli che chi lede i diritti di Assange lede quelli di chiunque provi ad informare e di chiunque reclami di essere informato e non orientato dai dominatori del pianeta.
Fonte: Pressenza