Dodici anni dopo quel 6 agosto 1945, il
giorno in cui su Hiroshima fu sganciata la prima bomba atomica della
storia, il fotografo giapponese Domon Ken si reca in quei luoghi e registra in bianco e nero quello che è rimasto. Racconta la vita che scorre di nuovo tra gli hibakusha,
i sopravvissuti, chi ha perso i propri familiari tra quelle 140mila
vittime e chi porta i segni indelebili sulla propria pelle, sotto forma
di bruciature e cicatrici più spesse delle cuciture di un pallone da
rugby, frutto delle tantissime operazioni di chirurgia plastica e dei
trapianti subiti dalle vittime.
La Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari ha
ottenuto dall’Onu l’approvazione del Trattato di proibizione. Ma dopo
tre anni l’Italia – che custodisce decine di atomiche Usa – ancora non
lo ha firmato. Sarebbe molto più che un gesto simbolico siglarlo in
occasione del 75esimo anniversario delle due atomiche statunitensi che
in Giappone uccisero 200mila persone.
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Tra le fonti: cultweek, left