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venerdì 7 ottobre 2011

La Fiat che esce da Confindustria è come il sorcio che abbandona la nave che affonda

Il sorcio è Marchionne, che pensa di aver trovato un vascello più sicuro in Chrysler, le cui vendite viaggiano a gonfie vele negli Stati uniti, anche se in un mare agitato, dove la più piccola delle big three (che però produce auto smisuratamente grandi e voraci) continua a rischiare la fine del vaso di coccio.

E' l'inizio di un articolo che Guido Viale ha scritto per il foglio, su loro richiesta, precisa.

per leggero tutto: Guido Viale



domenica 20 febbraio 2011

feudalesimo aziendale

 L’accordo sottoscritto a Mirafiori da tutti i sindacati tranne la Fiom, rischia di ripiombare il paese in un vero e proprio “feudalesimo aziendale”.
Quell’accordo, che ogni lavoratore dovrà poi sottoscrivere individualmente, se vuole essere riassunto dalla nuova società (NewCo), prevede una gravissima limitazione del diritto di sciopero e l’abolizione della rappresentanza elettiva a favore di una gestione dei contenziosi affidata ai sindacati firmatari, senza alcun miglioramento delle condizioni di lavoro o della sicurezza dell’occupazione.
Gli operai verranno infatti messi in cassa integrazione. Nel frattempo, verranno convocati uno a uno per essere selezionati e per firmare il contratto individuale che li vincolerà indissolubilmente ai termini dell’accordo.
Molti probabilmente verranno scartati, perché maestranze che nel 2012 avranno un’età media di 48 anni, per il 30 per cento composte da donne, e per il 30 con ridotte capacità lavorative, non possono certo reggere i ritmi di lavoro previsti dall’accordo.

Liberamente tratto dal blog di Guido Viale che invito a visitare

sabato 11 dicembre 2010

Continuano a ritornare

Ieri sera sono andata nella solita monosala parrocchiale per vedere  
We want sex
Cinema semivuoto, forse a causa del titolo, quando vi vidi "Uomini di Dio", quasi non si riusciva ad entrare...
E' la storia di Rita O'Grady, che nel 1968 guidò lo sciopero delle 187 operaie della fabbrica Ford nell'Essex (Inghilterra) che pose le basi per la legge sulla parità di diritti e di salario tra uomo e donna.
Vorrei segnalarne la visione perchè nonostante il mondo di oggi sia radicalmente cambiato, vi ho trovato diversi punti di convergenza con l'attuale postmodernità.
In particolare, l'azienda automobilistica gioca, con il sindacato e con le istituzioni, la carta del ricatto occupazionale e la minaccia di spostare la produzione in un altro paese.
Vi ricorda qualcosa o qualcuno?
Nel buio della sala mi è scappato un: come Marchionne!



La vicenda di allora trovò una parziale soluzione negoziata, grazie all'intervento del Ministro del Lavoro, una donna "con le palle" chiamata "la rossa fiammeggiante".
A proposito di donne propongo l'intervista a Susanna Camusso.

giovedì 17 giugno 2010

la vera partita si sta giocando non sull’occupazione ma sui diritti

Foto bad_winters 
(immagini di Davide Orecchio)
L’accordo sottoscritto da Cisl e Uil “lancia un segnale forte di arretramento e rischia di creare un precedente pericoloso per tutte le categorie. Qui la vera partita si sta giocando non sull’occupazione ma sui diritti”

Con questo accordo i sindacati stanno svendendo la loro anima, il loro essere altro dai ‘padroni’. Qui la vera partita si sta giocando non sull’occupazione ma sui diritti”. Luciano Gallino, sociologo esperto del mercato del lavoro, intervistato da Giuliano Rosciarelli (Gli italiani.it),  boccia senza appello l’intesa raggiunta da Fiat insieme a Cisl e Uil.

Crede che questo accordo cambi in maniera irreversibile le relazioni industriali?

Non so se in maniera irreversibile ma certo questo accordo lancia un segnale forte di arretramento e rischia di creare un precedente pericoloso per tutte le categorie. Sicuramente in questo momento altre aziende stanno alla finestra ad aspettare di vedere come va a finire per poi chiedere anche loro deroghe ai contratti nazionali, nuove prestazioni ecc. E’ ormai evidente che la vera natura della globalizzazione è venuta allo scoperto. Si dice in maniera chiara che per competere bisogna accettare condizioni di lavoro meno favorevoli in linea con quelle dei paesi in via di sviluppo. La globalizzazione non è il messia che volevano farci credere. Certo in Cina, in India, in Brasile una gran fetta della popolazione ha oggi più possibilità di ieri ma per l’insieme dei lavoratori è stata una grande sconfitta. La precondizione alla globalizzazione economica, ci hanno sempre detto, era che i diritti dei paesi benestanti si sarebbero diffusi, oggi scopriamo che avviene il contrario. Non solo, questo arretramento addirittura si teorizza come unico modello di sviluppo.
leggi il resto dell'intervista
l'accordo separato