Nel suo messaggio in occasione dell'81° anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima, il Segretario generale delle Nazioni Unite Guterres ha nuovamente omesso di menzionare che l'attacco fu condotto dagli Stati Uniti.
Ancora oggi, in guerra, si pratica il doppio colpo (double tap)
Secondo Federico Faggin, la scienza, la
matematica, o più in generale lo scientismo, si muovono attraverso
"simboli" per interpretare la realtà. Ma la realtà più
profonda non può essere compresa attraverso simboli, anche se
propongono una visione sempre più cosciente delle macchine. Alla
scienza moderna continua a sfuggire qualcosa di fondamentale
dell’esistenza. È proprio la coscienza a trasformare i simboli
in significato. A dare senso all’esperienza. Ed è per questo
che l’essere umano, in quanto essere cosciente, non può e non deve
essere trattato come qualcosa di artificiale. Eppure gran parte
del mondo oggi sembra andare proprio in questa direzione. Forse
inconsapevolmente, forse semplicemente trascinato dalla
corrente. Basta osservare la società o il mondo del
lavoro. Sempre più spesso si finisce per non riconoscere l’uomo
come essere cosciente, riducendolo invece a una macchina. Stiamo
costruendo un mondo sempre più artificiale. Ma prima o poi
dovremo riscoprire qualcosa di essenziale: noi stessi!
È LA
TECNOLOGIA CHE DEVE ESSERE AL SERVIZIO DELLA COSCIENZA, NON IL
CONTRARIO.
Claire Hardaker, docente di linguistica
forense all'Università di Lancaster, ha sviluppato un test, "Bot
or Not", per valutare la capacità dei partecipanti di
distinguere tra i contenuti prodotti dall'intelligenza artificiale e
quelli di origine umana. Mi sono sottoposta all'esperimento e ho
ottenuto un punteggio dell'80%, ma solo perché ho passato molto
tempo a studiare la struttura sintattica dei testi proposti (erano
recensioni di alberghi) e perché ho una sorta di deformazione
professionale avendo passato anni ad analizzare testi. Un lettore
distratto o senza una particolare sensibilità linguistica
generalmente ottiene un punteggio molto inferiore. Oltre ai test
proposti dalla Hardaker esistono giochi tipo "Human or Not"
in cui inizi una chat, e devi stabilire se chi ti risponde è un
essere umano o un'intelligenza artificiale. Ma anche qui diventa
sempre più difficile cogliere la distinzione visto che gli umani
scrivono sempre più come macchine e i bot cercano di passare per
umani: esitano, cambiano idea, usano parole che sembrano sincere, a
volte suonano addirittura ironiche. La sensazione è quella di
trovarsi catapultati nel primo Blade Runner (director's cut). Deckard
è un umano, o è lui stesso un replicante? La risposta, come
sappiamo, non arriva mai ma possiamo intuirla. Viviamo in
un'epoca in cui il confine tra umano e non-umano, naturale e
artificiale si è fatto sottile, e la cosa genera un'angoscia
esistenziale profonda. In questo stato di confusione ontologica non
sappiamo più a quale categoria appartenga ciò che incontriamo. Ma
attribuire a questa causa il nostro senso di inquietudine non è per
nulla scontato. Quando viene meno il confine, ogni testo diventa
sospetto. Ma il sospetto riguarda anche noi stessi. Dopo ore passate
a leggere testi generati dall'IA finiamo per usare le stesse
strutture sintattiche, a volte persino quelle parole e quei cliches
che contraddistinguono la scrittura artificiale. Anche i nostri
pensieri sembrano preconfezionati. Deckard, in Blade Runner, vive
esattamente questa confusione. Non sa se i suoi ricordi sono veri o
impiantati, se i suoi sentimenti per Rachael sono autentici o
programmati, se la sua caccia ai replicanti è giustizia o omicidio,
se lui stesso è un cacciatore o una preda, un umano o un replicante.
La sensazione netta è che forse l'umano che stiamo cercando di
riconoscere sia già diventato un fantasma, e che il bot, con la sua
imitazione perfetta, sia diventato più umano dell'umano stesso. Con
l'angoscia di scoprire che, come Deckard, forse siamo noi stessi il
replicante. O forse, peggio ancora, che la domanda non ha più senso
quando tutto intorno a noi è simulazione e dubbio. Deckard, alla
fine, non cerca la verità. Raccoglie l'origami dell'unicorno e va
via. Non cerca prove. Io ho passato molto tempo a cercare prove,
o meglio, ad andare a caccia di replicanti. La caccia credo sia nel
mio DNA siberiano. Ne ho identificati molti, spesso grazie ad un
lavoro di squadra. Ma quando la maggior parte delle persone non
si pone neppure il problema se i profili social che segue ed
apprezza, e con cui interagisce, corrispondano ad una individuo
realmente esistente, mi chiedo se abbia un senso. Probabilmente
no. La mia soluzione è abbastanza radicale. Interagisco con chi
ho potuto, o posso, toccare e annusare. Quando la distanza non lo
permette, mando un emissario.?
Francesca Albanese è Relatrice speciale ONU sulla situazione dei diritti umani nel territorio palestinese occupato. Giurista, docente, studiosa, ha lavorato per l’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani e l’Agenzia ONU per i rifugiati palestinesi. In queste vesti, ha fornito consulenza alle Nazioni Unite, ai governi e alla società civile in Asia Occidentale, Nord Africa e Asia-Pacifico.
Francesca Albanese è capace di unire con autorevolezza la competenza giuridica e una rara passione umana.
In questo tempo in cui il mondo sembra tragicamente diretto verso la disumanizzazione del più fragile e il dominio esclusivo del più forte, immaginarne il futuro «significa rifiutare che sia l’orrore ad avere l’ultima parola, e far sì che la civiltà sia un compito che ciascuno di noi può scegliere di fare proprio»
Il 23 marzo, la relatrice speciale
ONU Francesca Albanese ha presentato al Consiglio per i diritti umani
a Ginevra il suo nuovo report, intitolato “Tortura e genocidio”,
sui diritti umani nei Territori palestinesi occupati. In
particolare, il documento, basato su oltre 300 testimonianze,
“esamina l’uso sistematico della tortura da parte di Israele
contro i palestinesi nei Territori Palestinesi Occupati a partire dal
7 ottobre 2023”. “Questa non è violenza incidentale”,
afferma Albanese ma “l’architettura del colonialismo di
insediamento, costruito sulla disumanizzazione e mantenuto da
politiche di crudeltà e tortura collettiva”.
La relatrice speciale ONU Francesca
Albanese, ha dichiarato che la sua vita è stata stravolta dopo aver
accusato Israele di genocidio a Gaza. Dalla pubblicazione del suo
rapporto, ha affrontato intense reazioni, tra cui minacce di morte
contro di lei e la sua famiglia, attacchi politici e sanzioni che
hanno sconvolto le sue finanze e la sua vita personale. Nonostante
la pressione e la paura, Albanese afferma di rimanere impegnata nel
suo lavoro, sostenendo che parlare di diritti umani non può essere
separato dalla politica.
Palestina Anima Mundi è un'iniziativa di mobilitazione civile e culturale che il19 giugno 2026 ha coinvolto oltre 150 piazze, presidi e realtà associative in tutta Italia. L'evento si è svolto in contemporanea via streaming per mantenere alta l'attenzione sulla situazione in Medio Oriente, promuovendo informazione, confronto e solidarietà verso il popolo palestinese. Durante la serata, Albanese ha dialogato con il giornalista e analista geopolitico Matteo Meloni, affrontando il tema della Palestina come specchio delle dinamiche globali contemporanee e delle violazioni dei diritti umani.
Il Primo Ministro spagnolo Pedro Sánchez ha onorato la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese con l'Ordine Civile al Merito per aver documentato e denunciato le violazioni del diritto internazionale a Gaza.
Hobbes e Confucio; competizione o cooperazione? Il professor Fabio Massimo Parenti - sinologo, docente di Geoeconomia e Geopolitica alla
China Foreign Affairs University di Pechino - va alle radici del
confronto tra Stati Uniti e Cina.
l confronto tra Stati Uniti e China si radica in una storia di
pensiero e filosofia che risale a secoli fa, come evidenziato dal
professor Fabio Massimo Parenti, sinologo e docente di Geoeconomia e
Geopolitica alla China Foreign Affairs University di Pechino. Le due
potenze rappresentano visioni del mondo profondamente diverse,
influenzate da due figure emblematiche: Thomas Hobbes e Confucio.
Hobbes, con la sua concezione di un mondo dominato dalla competizione e
dalla forza, si contrappone all'approccio cooperativo e relazionale di
Confucio, che ha plasmato la diplomazia cinese attraverso il dialogo e
il commercio.
Secondo Parenti, la rivalità attuale tra Stati Uniti
e China non è solo una questione economica, ma affonda le radici in
differenti antropologie politiche. Mentre Hobbes concepiva l'individuo
come isolato e in competizione per la sopravvivenza, Confucio promuoveva
una visione collettivista, dove l'unità della comunità e la virtù dei
governanti sono fondamentali. Questa dicotomia si riflette nelle attuali
dinamiche internazionali, dove la China, forte della sua tradizione
storica, sembra essere in grado di proporre un modello alternativo a
quello occidentale, basato su principi di cooperazione e stabilità.
La
rielaborazione del pensiero confuciano, secondo Parenti, si manifesta
nella capacità della China di rispondere alle sfide globali senza
ricorrere all'espansionismo militare. La China, infatti, sta completando
un processo di decolonizzazione e si presenta come un esempio per altri
paesi già decolonizzati, mentre gli Stati Uniti, in declino, cercano di
mantenere un'egemonia che appare sempre più fragile. Questo scenario è
aggravato da conflitti come quello in Ucraina e in Iran, che evidenziano
la volontà di Washington di riaffermare il proprio dominio attraverso
l'uso della forza.
Il professor Parenti sottolinea come il dialogo
e la cooperazione possano rappresentare un terreno comune tra le due
potenze, nonostante le loro differenze. La tradizione confuciana, che
promuove l'armonia nella diversità, potrebbe servire da base per una
nuova forma di relazioni internazionali, in cui le diversità culturali e
storiche non siano motivo di conflitto, ma di arricchimento reciproco.
La sfida sarà quella di trovare un equilibrio tra le visioni opposte di
Hobbes e Confucio, in un contesto globale che si sta rapidamente
trasformando verso un sistema multipolare.