Secondo Federico Faggin, la scienza, la
matematica, o più in generale lo scientismo, si muovono attraverso
"simboli" per interpretare la realtà.
Ma la realtà più
profonda non può essere compresa attraverso simboli, anche se
propongono una visione sempre più cosciente delle macchine.
Alla
scienza moderna continua a sfuggire qualcosa di fondamentale
dell’esistenza.
È proprio la coscienza a trasformare i simboli
in significato.
A dare senso all’esperienza.
Ed è per questo
che l’essere umano, in quanto essere cosciente, non può e non deve
essere trattato come qualcosa di artificiale.
Eppure gran parte
del mondo oggi sembra andare proprio in questa direzione.
Forse
inconsapevolmente, forse semplicemente trascinato dalla
corrente.
Basta osservare la società o il mondo del
lavoro.
Sempre più spesso si finisce per non riconoscere l’uomo
come essere cosciente, riducendolo invece a una macchina.
Stiamo
costruendo un mondo sempre più artificiale.
Ma prima o poi
dovremo riscoprire qualcosa di essenziale: noi stessi!
È LA
TECNOLOGIA CHE DEVE ESSERE AL SERVIZIO DELLA COSCIENZA, NON IL
CONTRARIO.
antennaparabolica
lunedì 27 luglio 2026
Non si può mettere l'infinito dentro una scatola
domenica 5 luglio 2026
Bot or Not
Claire Hardaker, docente di linguistica
forense all'Università di Lancaster, ha sviluppato un test, "Bot
or Not", per valutare la capacità dei partecipanti di
distinguere tra i contenuti prodotti dall'intelligenza artificiale e
quelli di origine umana.
Mi sono sottoposta all'esperimento e ho
ottenuto un punteggio dell'80%, ma solo perché ho passato molto
tempo a studiare la struttura sintattica dei testi proposti (erano
recensioni di alberghi) e perché ho una sorta di deformazione
professionale avendo passato anni ad analizzare testi.
Un lettore
distratto o senza una particolare sensibilità linguistica
generalmente ottiene un punteggio molto inferiore.
Oltre ai test
proposti dalla Hardaker esistono giochi tipo "Human or Not"
in cui inizi una chat, e devi stabilire se chi ti risponde è un
essere umano o un'intelligenza artificiale. Ma anche qui diventa
sempre più difficile cogliere la distinzione visto che gli umani
scrivono sempre più come macchine e i bot cercano di passare per
umani: esitano, cambiano idea, usano parole che sembrano sincere, a
volte suonano addirittura ironiche.
La sensazione è quella di
trovarsi catapultati nel primo Blade Runner (director's cut). Deckard
è un umano, o è lui stesso un replicante? La risposta, come
sappiamo, non arriva mai ma possiamo intuirla.
Viviamo in
un'epoca in cui il confine tra umano e non-umano, naturale e
artificiale si è fatto sottile, e la cosa genera un'angoscia
esistenziale profonda. In questo stato di confusione ontologica non
sappiamo più a quale categoria appartenga ciò che incontriamo. Ma
attribuire a questa causa il nostro senso di inquietudine non è per
nulla scontato.
Quando viene meno il confine, ogni testo diventa
sospetto. Ma il sospetto riguarda anche noi stessi. Dopo ore passate
a leggere testi generati dall'IA finiamo per usare le stesse
strutture sintattiche, a volte persino quelle parole e quei cliches
che contraddistinguono la scrittura artificiale. Anche i nostri
pensieri sembrano preconfezionati.
Deckard, in Blade Runner, vive
esattamente questa confusione. Non sa se i suoi ricordi sono veri o
impiantati, se i suoi sentimenti per Rachael sono autentici o
programmati, se la sua caccia ai replicanti è giustizia o omicidio,
se lui stesso è un cacciatore o una preda, un umano o un replicante.
La sensazione netta è che forse l'umano che stiamo cercando di
riconoscere sia già diventato un fantasma, e che il bot, con la sua
imitazione perfetta, sia diventato più umano dell'umano stesso. Con
l'angoscia di scoprire che, come Deckard, forse siamo noi stessi il
replicante. O forse, peggio ancora, che la domanda non ha più senso
quando tutto intorno a noi è simulazione e dubbio.
Deckard, alla
fine, non cerca la verità. Raccoglie l'origami dell'unicorno e va
via. Non cerca prove.
Io ho passato molto tempo a cercare prove,
o meglio, ad andare a caccia di replicanti. La caccia credo sia nel
mio DNA siberiano. Ne ho identificati molti, spesso grazie ad un
lavoro di squadra.
Ma quando la maggior parte delle persone non
si pone neppure il problema se i profili social che segue ed
apprezza, e con cui interagisce, corrispondano ad una individuo
realmente esistente, mi chiedo se abbia un senso. Probabilmente
no.
La mia soluzione è abbastanza radicale. Interagisco con chi
ho potuto, o posso, toccare e annusare. Quando la distanza non lo
permette, mando un emissario.?
@LauraRuHK
Fonte; https://t.me/LauraRuHK/11474
martedì 23 giugno 2026
La Palestina è la bussola morale dei nostri tempi: può salvarsi, e tutti noi insieme a lei
In queste vesti, ha fornito consulenza alle Nazioni Unite, ai governi e alla società civile in Asia Occidentale, Nord Africa e Asia-Pacifico.
Il 23 marzo, la relatrice speciale
ONU Francesca Albanese ha presentato al Consiglio per i diritti umani
a Ginevra il suo nuovo report, intitolato “Tortura e genocidio”,
sui diritti umani nei Territori palestinesi occupati.
In
particolare, il documento, basato su oltre 300 testimonianze,
“esamina l’uso sistematico della tortura da parte di Israele
contro i palestinesi nei Territori Palestinesi Occupati a partire dal
7 ottobre 2023”.
“Questa non è violenza incidentale”,
afferma Albanese ma “l’architettura del colonialismo di
insediamento, costruito sulla disumanizzazione e mantenuto da
politiche di crudeltà e tortura collettiva”.
Visto qui: https://t.me/mpcm52/6781
Nonostante la pressione e la paura, Albanese afferma di rimanere impegnata nel suo lavoro, sostenendo che parlare di diritti umani non può essere separato dalla politica.
Visto qui: https://t.me/mpcm52/6874
ne hanno parlato qui:
https://www.lsdi.it/1681/palestina-anima-mundi-evento-collegamento-120-piazze-italiane/
https://www.pressenza.com/it/2026/06/palestina-anima-mundi/
https://versoilkurdistan.blogspot.com/2026/06/palestina-anima-mundi.html
Il Primo Ministro spagnolo Pedro Sánchez ha onorato la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese con l'Ordine Civile al Merito per aver documentato e denunciato le violazioni del diritto internazionale a Gaza.
venerdì 5 giugno 2026
Cooperazione e dialogo
Hobbes e Confucio; competizione o cooperazione? Il professor Fabio Massimo Parenti - sinologo, docente di Geoeconomia e Geopolitica alla China Foreign Affairs University di Pechino - va alle radici del confronto tra Stati Uniti e Cina.
l confronto tra Stati Uniti e China si radica in una storia di pensiero e filosofia che risale a secoli fa, come evidenziato dal professor Fabio Massimo Parenti, sinologo e docente di Geoeconomia e Geopolitica alla China Foreign Affairs University di Pechino. Le due potenze rappresentano visioni del mondo profondamente diverse, influenzate da due figure emblematiche: Thomas Hobbes e Confucio. Hobbes, con la sua concezione di un mondo dominato dalla competizione e dalla forza, si contrappone all'approccio cooperativo e relazionale di Confucio, che ha plasmato la diplomazia cinese attraverso il dialogo e il commercio.
Secondo Parenti, la rivalità attuale tra Stati Uniti e China non è solo una questione economica, ma affonda le radici in differenti antropologie politiche. Mentre Hobbes concepiva l'individuo come isolato e in competizione per la sopravvivenza, Confucio promuoveva una visione collettivista, dove l'unità della comunità e la virtù dei governanti sono fondamentali. Questa dicotomia si riflette nelle attuali dinamiche internazionali, dove la China, forte della sua tradizione storica, sembra essere in grado di proporre un modello alternativo a quello occidentale, basato su principi di cooperazione e stabilità.
La rielaborazione del pensiero confuciano, secondo Parenti, si manifesta nella capacità della China di rispondere alle sfide globali senza ricorrere all'espansionismo militare. La China, infatti, sta completando un processo di decolonizzazione e si presenta come un esempio per altri paesi già decolonizzati, mentre gli Stati Uniti, in declino, cercano di mantenere un'egemonia che appare sempre più fragile. Questo scenario è aggravato da conflitti come quello in Ucraina e in Iran, che evidenziano la volontà di Washington di riaffermare il proprio dominio attraverso l'uso della forza.
Il professor Parenti sottolinea come il dialogo e la cooperazione possano rappresentare un terreno comune tra le due potenze, nonostante le loro differenze. La tradizione confuciana, che promuove l'armonia nella diversità, potrebbe servire da base per una nuova forma di relazioni internazionali, in cui le diversità culturali e storiche non siano motivo di conflitto, ma di arricchimento reciproco. La sfida sarà quella di trovare un equilibrio tra le visioni opposte di Hobbes e Confucio, in un contesto globale che si sta rapidamente trasformando verso un sistema multipolare.
Approfondimenti:
https://giubberossenews.it/?s=fabio+massimo+parenti
LA CINA NON SI USA: la sfida globale tra Cina e USA
martedì 12 maggio 2026
Cacciari ragiona sull’Anticristo, Peter Thiel e la fine di un’epoca. Sullo sfondo, una lettura geopolitica precisa

In un pomeriggio piovoso di maggio (8 Maggio 2026 ndr), il Bar Tartarughe, nel rione Sant’Eustachio di Roma, ha fatto da cornice a un intervento anomalo, denso, quasi profetico. Massimo Cacciari, filosofo tra i più ascoltati nel dibattito sulla crisi dell’Occidente, ha parlato a un pubblico ristretto ma attentissimo di catastrofe, di katecon, e di una figura che attraversa silenziosamente le élite tecnologiche americane: l’Anticristo. Non quello dei sermoni, ma quello evocato da Peter Thiel, miliardario e fondatore della discussa azienda Palantir. L’incontro, intitolato Chi è l’Anticristo, teologia, tecnologia e potere, si è svolto in un’atmosfera volutamente non accademica. E Cacciari, che ha subito messo in guardia: «Non viviamo una crisi qualsiasi, come ce ne sono sempre state. Viviamo un’epoca di rottura».
Secondo Cacciari, il primo segnale di questa rottura è il salto qualitativo della tecnica attuale. «Non è come le altre rivoluzioni tecnologiche – ha spiegato – Oggi possiamo manipolare il patrimonio genetico, intervenire sulla catena dell’evoluzione. Questo è un salto. E lo avevano prefigurato autori come Bacone nella Nuova Atlantide, dove il politico e il tecnologico sono tutt’uno. Quella è l’idea regolativa della Silicon Valley». Ma il cuore dell’intervento è stato un altro: il modo in cui Thiel e la sua galassia ideologica rovesciano la tradizione apocalittica cristiana a proprio vantaggio.
«L’Anticristo per quelli come Thiel – ha detto Cacciari – è lo stato mondiale. Quello che promette sicurezza e pace. Proprio ciò che dice il Vangelo: “Darò pace e sicurezza”. Con questa promessa, l’Anticristo compra l’anima di tutti. Come il diavolo con Faust». E qui arriva il capovolgimento decisivo. Mentre nella tradizione cristiana l’Anticristo si afferma alla fine della storia – e solo allora il Signore tornerà per giudicare – Thiel e i suoi credono di poterlo vincere già ora, qui e subito. «Si divinizzano – ha scandito Cacciari – Si presentano come gli angeli che combattono l’Anticristo senza aspettare il giorno del Signore».
In questa visione, ogni potere che frena, che trattiene, che garantisce stabilità diventa nemico. La Chiesa innanzitutto, perché è il katecon – colui che contiene la prepotenza dell’Anticristo. Ma anche gli stati nazionali europei, il welfare, le pensioni, ogni politica di pace e sicurezza. «Per Thiel – ha proseguito il filosofo – la politica sociale è la vera bestia. Perché impedisce all’individuo di scatenare la propria energia innovativa, tecnologica, distruttiva e creativa insieme».
Sullo sfondo, una lettura geopolitica precisa. Cacciari ha descritto l’Occidente americano come un «leone che ha perso i denti», costretto a una posizione di difesa, in competizione con la Cina proprio sul terreno tecnologico. E qui l’ideologia di Thiel diventa funzionale: «Investi sulle armi, sullo spazio, sulle biotecnologie – non sul benessere. Perché la competizione con la Cina sarà lì. Se continui a spendere soldi in pace e sicurezza, sei l’Anticristo».
Tuttavia, Cacciari ha invitato a non liquidare tutto come una semplice «messa in scena». «In un tempo di rottura radicale come il nostro – ha detto – le ideologie svolgono una funzione strutturale. La sfida di Thiel è reale, ed è una sfida culturale ed esegetica con cui dobbiamo confrontarci».
Il filosofo ha concluso con un monito rivolto soprattutto a chi guarda con sufficienza al fenomeno Trump, a Thiel, all’oscenità mediatica di certi personaggi. «Non cadiamo in questo detestabile errore – ha avvertito – Non guardiamo all’oscenità del personaggio. Guardiamo al bordello che ci sta dietro. Alla trasformazione dello stato di diritto (la “legalità tiepida” auspicata da Pete Hegseth), alla fine della geopolitica classica, alla tecnica che diventa politica, all’Anticristo che non è più un simbolo ma un programma di governo mondiale».
Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/08/cacciari-thiel-anticristo-tecnologia-notizie/8378379
martedì 21 aprile 2026
Ma il cielo NON è sempre più blu
chi ha l'ecoansia
chi ha mentito
chi ha autorizzato
chi aveva spiegato
chi è incarcerato
chi li ha votati
chi si è inoculato
chi ha avuto coraggio
chi è stato sospeso
chi tiene famiglia
chi uccide i bambini
chi mangia i bambini
chi scappa
chi scrive sui muri
chi mette gli stivali sul terreno
chi non ha più la casa
chi ha protestato
chi è stato arrestato...
Liberamente ispirato da:
venerdì 20 marzo 2026
Gli Indiani nativi Americani, un popolo sterminato
Guardate, fratelli miei, la primavera è arrivata;
la terra ha ricevuto l'abbraccio del sole
e noi vedremo presto i risultati di questo amore!
Ogni seme si è svegliato.
E così anche tutta la vita animale.
E grazie a questo potere che noi esistiamo.
Noi perciò dobbiamo concedere ai nostri vicini,
anche ai nostri vicini animali,
il nostro stesso diritto di abitare questa terra.
Toro che si siede- Capo Spirituale Lakota Hunkpapa
visto qui

