Data Rivoluzionaria

domenica 5 luglio 2026

Bot or Not

Claire Hardaker, docente di linguistica forense all'Università di Lancaster, ha sviluppato un test, "Bot or Not", per valutare la capacità dei partecipanti di distinguere tra i contenuti prodotti dall'intelligenza artificiale e quelli di origine umana.
Mi sono sottoposta all'esperimento e ho ottenuto un punteggio dell'80%, ma solo perché ho passato molto tempo a studiare la struttura sintattica dei testi proposti (erano recensioni di alberghi) e perché ho una sorta di deformazione professionale avendo passato anni ad analizzare testi.
Un lettore distratto o senza una particolare sensibilità linguistica generalmente ottiene un punteggio molto inferiore.
Oltre ai test proposti dalla Hardaker esistono giochi tipo "Human or Not" in cui inizi una chat, e devi stabilire se chi ti risponde è un essere umano o un'intelligenza artificiale. Ma anche qui diventa sempre più difficile cogliere la distinzione visto che gli umani scrivono sempre più come macchine e i bot cercano di passare per umani: esitano, cambiano idea, usano parole che sembrano sincere, a volte suonano addirittura ironiche.
La sensazione è quella di trovarsi catapultati nel primo Blade Runner (director's cut). Deckard è un umano, o è lui stesso un replicante? La risposta, come sappiamo, non arriva mai ma possiamo intuirla.
Viviamo in un'epoca in cui il confine tra umano e non-umano, naturale e artificiale si è fatto sottile, e la cosa genera un'angoscia esistenziale profonda. In questo stato di confusione ontologica non sappiamo più a quale categoria appartenga ciò che incontriamo. Ma attribuire a questa causa il nostro senso di inquietudine non è per nulla scontato.
Quando viene meno il confine, ogni testo diventa sospetto. Ma il sospetto riguarda anche noi stessi. Dopo ore passate a leggere testi generati dall'IA finiamo per usare le stesse strutture sintattiche, a volte persino quelle parole e quei cliches che contraddistinguono la scrittura artificiale. Anche i nostri pensieri sembrano preconfezionati.
Deckard, in Blade Runner, vive esattamente questa confusione. Non sa se i suoi ricordi sono veri o impiantati, se i suoi sentimenti per Rachael sono autentici o programmati, se la sua caccia ai replicanti è giustizia o omicidio, se lui stesso è un cacciatore o una preda, un umano o un replicante.
La sensazione netta è che forse l'umano che stiamo cercando di riconoscere sia già diventato un fantasma, e che il bot, con la sua imitazione perfetta, sia diventato più umano dell'umano stesso. Con l'angoscia di scoprire che, come Deckard, forse siamo noi stessi il replicante. O forse, peggio ancora, che la domanda non ha più senso quando tutto intorno a noi è simulazione e dubbio.
Deckard, alla fine, non cerca la verità. Raccoglie l'origami dell'unicorno e va via. Non cerca prove.
Io ho passato molto tempo a cercare prove, o meglio, ad andare a caccia di replicanti. La caccia credo sia nel mio DNA siberiano. Ne ho identificati molti, spesso grazie ad un lavoro di squadra.
Ma quando la maggior parte delle persone non si pone neppure il problema se i profili social che segue ed apprezza, e con cui interagisce, corrispondano ad una individuo realmente esistente, mi chiedo se abbia un senso. Probabilmente no.
La mia soluzione è abbastanza radicale. Interagisco con chi ho potuto, o posso, toccare e annusare. Quando la distanza non lo permette, mando un emissario.?

@LauraRuHK

Fonte; https://t.me/LauraRuHK/11474

martedì 23 giugno 2026

La Palestina è la bussola morale dei nostri tempi: può salvarsi, e tutti noi insieme a lei

Francesca Albanese è Relatrice speciale ONU sulla situazione dei diritti umani nel territorio palestinese occupato. Giurista, docente, studiosa, ha lavorato per l’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani e l’Agenzia ONU per i rifugiati palestinesi.
In queste vesti, ha fornito consulenza alle Nazioni Unite, ai governi e alla società civile in Asia Occidentale, Nord Africa e Asia-Pacifico.
Francesca Albanese è capace di unire con autorevolezza la competenza giuridica e una rara passione umana. 

In questo tempo in cui il mondo sembra tragicamente diretto verso la disumanizzazione del più fragile e il dominio esclusivo del più forte, immaginarne il futuro «significa rifiutare che sia l’orrore ad avere l’ultima parola, e far sì che la civiltà sia un compito che ciascuno di noi può scegliere di fare proprio»


Il 23 marzo, la relatrice speciale ONU Francesca Albanese ha presentato al Consiglio per i diritti umani a Ginevra il suo nuovo report, intitolato “Tortura e genocidio”, sui diritti umani nei Territori palestinesi occupati.
In particolare, il documento, basato su oltre 300 testimonianze, “esamina l’uso sistematico della tortura da parte di Israele contro i palestinesi nei Territori Palestinesi Occupati a partire dal 7 ottobre 2023”.
“Questa non è violenza incidentale”, afferma Albanese ma “l’architettura del colonialismo di insediamento, costruito sulla disumanizzazione e mantenuto da politiche di crudeltà e tortura collettiva”.

Visto qui: https://t.me/mpcm52/6781



La relatrice speciale ONU Francesca Albanese, ha dichiarato che la sua vita è stata stravolta dopo aver accusato Israele di genocidio a Gaza. Dalla pubblicazione del suo rapporto, ha affrontato intense reazioni, tra cui minacce di morte contro di lei e la sua famiglia, attacchi politici e sanzioni che hanno sconvolto le sue finanze e la sua vita personale.
Nonostante la pressione e la paura, Albanese afferma di rimanere impegnata nel suo lavoro, sostenendo che parlare di diritti umani non può essere separato dalla politica.

Visto qui: https://t.me/mpcm52/6874




















Palestina Anima Mundi è un'iniziativa di mobilitazione civile e culturale che il19 giugno 2026 ha coinvolto oltre 150 piazze, presidi e realtà associative in tutta Italia. L'evento si è svolto in contemporanea via streaming per mantenere alta l'attenzione sulla situazione in Medio Oriente, promuovendo informazione, confronto e solidarietà verso il popolo palestinese. Durante la serata, Albanese ha dialogato con il giornalista e analista geopolitico Matteo Meloni, affrontando il tema della Palestina come specchio delle dinamiche globali contemporanee e delle violazioni dei diritti umani.

il video della serata PALESTINA ANIMA MUNDI : https://www.youtube.com/watch?v=gzV5wcuU-64

ne hanno parlato qui:

https://www.lsdi.it/1681/palestina-anima-mundi-evento-collegamento-120-piazze-italiane/

https://www.pressenza.com/it/2026/06/palestina-anima-mundi/

https://versoilkurdistan.blogspot.com/2026/06/palestina-anima-mundi.html


Il Primo Ministro spagnolo Pedro Sánchez ha onorato la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese con l'Ordine Civile al Merito per aver documentato e denunciato le violazioni del diritto internazionale a Gaza.

venerdì 5 giugno 2026

Cooperazione e dialogo

Hobbes e Confucio; competizione o cooperazione? Il professor Fabio Massimo Parenti - sinologo, docente di Geoeconomia e Geopolitica alla China Foreign Affairs University di Pechino - va alle radici del confronto tra Stati Uniti e Cina.

l confronto tra Stati Uniti e China si radica in una storia di pensiero e filosofia che risale a secoli fa, come evidenziato dal professor Fabio Massimo Parenti, sinologo e docente di Geoeconomia e Geopolitica alla China Foreign Affairs University di Pechino. Le due potenze rappresentano visioni del mondo profondamente diverse, influenzate da due figure emblematiche: Thomas Hobbes e Confucio. Hobbes, con la sua concezione di un mondo dominato dalla competizione e dalla forza, si contrappone all'approccio cooperativo e relazionale di Confucio, che ha plasmato la diplomazia cinese attraverso il dialogo e il commercio.

Secondo Parenti, la rivalità attuale tra Stati Uniti e China non è solo una questione economica, ma affonda le radici in differenti antropologie politiche. Mentre Hobbes concepiva l'individuo come isolato e in competizione per la sopravvivenza, Confucio promuoveva una visione collettivista, dove l'unità della comunità e la virtù dei governanti sono fondamentali. Questa dicotomia si riflette nelle attuali dinamiche internazionali, dove la China, forte della sua tradizione storica, sembra essere in grado di proporre un modello alternativo a quello occidentale, basato su principi di cooperazione e stabilità.

La rielaborazione del pensiero confuciano, secondo Parenti, si manifesta nella capacità della China di rispondere alle sfide globali senza ricorrere all'espansionismo militare. La China, infatti, sta completando un processo di decolonizzazione e si presenta come un esempio per altri paesi già decolonizzati, mentre gli Stati Uniti, in declino, cercano di mantenere un'egemonia che appare sempre più fragile. Questo scenario è aggravato da conflitti come quello in Ucraina e in Iran, che evidenziano la volontà di Washington di riaffermare il proprio dominio attraverso l'uso della forza.

Il professor Parenti sottolinea come il dialogo e la cooperazione possano rappresentare un terreno comune tra le due potenze, nonostante le loro differenze. La tradizione confuciana, che promuove l'armonia nella diversità, potrebbe servire da base per una nuova forma di relazioni internazionali, in cui le diversità culturali e storiche non siano motivo di conflitto, ma di arricchimento reciproco. La sfida sarà quella di trovare un equilibrio tra le visioni opposte di Hobbes e Confucio, in un contesto globale che si sta rapidamente trasformando verso un sistema multipolare.

Fonte

Approfondimenti:

https://giubberossenews.it/?s=fabio+massimo+parenti

LA CINA NON SI USA: la sfida globale tra Cina e USA

martedì 12 maggio 2026

Cacciari ragiona sull’Anticristo, Peter Thiel e la fine di un’epoca. Sullo sfondo, una lettura geopolitica precisa


Cacciari ragiona sull’Anticristo, Peter Thiel e la fine di un’epoca. Sullo sfondo, una lettura geopolitica precisa

In un pomeriggio piovoso di maggio (8 Maggio 2026 ndr), il Bar Tartarughe, nel rione Sant’Eustachio di Roma, ha fatto da cornice a un intervento anomalo, denso, quasi profetico. Massimo Cacciari, filosofo tra i più ascoltati nel dibattito sulla crisi dell’Occidente, ha parlato a un pubblico ristretto ma attentissimo di catastrofe, di katecon, e di una figura che attraversa silenziosamente le élite tecnologiche americane: l’Anticristo. Non quello dei sermoni, ma quello evocato da Peter Thiel, miliardario e fondatore della discussa azienda Palantir. L’incontro, intitolato Chi è l’Anticristo, teologia, tecnologia e potere, si è svolto in un’atmosfera volutamente non accademica. E Cacciari, che ha subito messo in guardia: «Non viviamo una crisi qualsiasi, come ce ne sono sempre state. Viviamo un’epoca di rottura».

Secondo Cacciari, il primo segnale di questa rottura è il salto qualitativo della tecnica attuale. «Non è come le altre rivoluzioni tecnologiche – ha spiegato – Oggi possiamo manipolare il patrimonio genetico, intervenire sulla catena dell’evoluzione. Questo è un salto. E lo avevano prefigurato autori come Bacone nella Nuova Atlantide, dove il politico e il tecnologico sono tutt’uno. Quella è l’idea regolativa della Silicon Valley». Ma il cuore dell’intervento è stato un altro: il modo in cui Thiel e la sua galassia ideologica rovesciano la tradizione apocalittica cristiana a proprio vantaggio.

«L’Anticristo per quelli come Thiel – ha detto Cacciari – è lo stato mondiale. Quello che promette sicurezza e pace. Proprio ciò che dice il Vangelo: “Darò pace e sicurezza”. Con questa promessa, l’Anticristo compra l’anima di tutti. Come il diavolo con Faust». E qui arriva il capovolgimento decisivo. Mentre nella tradizione cristiana l’Anticristo si afferma alla fine della storia – e solo allora il Signore tornerà per giudicare – Thiel e i suoi credono di poterlo vincere già ora, qui e subito. «Si divinizzano – ha scandito Cacciari – Si presentano come gli angeli che combattono l’Anticristo senza aspettare il giorno del Signore».

In questa visione, ogni potere che frena, che trattiene, che garantisce stabilità diventa nemico. La Chiesa innanzitutto, perché è il katecon – colui che contiene la prepotenza dell’Anticristo. Ma anche gli stati nazionali europei, il welfare, le pensioni, ogni politica di pace e sicurezza. «Per Thiel – ha proseguito il filosofo – la politica sociale è la vera bestia. Perché impedisce all’individuo di scatenare la propria energia innovativa, tecnologica, distruttiva e creativa insieme».

Sullo sfondo, una lettura geopolitica precisa. Cacciari ha descritto l’Occidente americano come un «leone che ha perso i denti», costretto a una posizione di difesa, in competizione con la Cina proprio sul terreno tecnologico. E qui l’ideologia di Thiel diventa funzionale: «Investi sulle armi, sullo spazio, sulle biotecnologie – non sul benessere. Perché la competizione con la Cina sarà lì. Se continui a spendere soldi in pace e sicurezza, sei l’Anticristo».

Tuttavia, Cacciari ha invitato a non liquidare tutto come una semplice «messa in scena». «In un tempo di rottura radicale come il nostro – ha detto – le ideologie svolgono una funzione strutturale. La sfida di Thiel è reale, ed è una sfida culturale ed esegetica con cui dobbiamo confrontarci».

Il filosofo ha concluso con un monito rivolto soprattutto a chi guarda con sufficienza al fenomeno Trump, a Thiel, all’oscenità mediatica di certi personaggi. «Non cadiamo in questo detestabile errore – ha avvertito – Non guardiamo all’oscenità del personaggio. Guardiamo al bordello che ci sta dietro. Alla trasformazione dello stato di diritto (la “legalità tiepida” auspicata da Pete Hegseth), alla fine della geopolitica classica, alla tecnica che diventa politica, all’Anticristo che non è più un simbolo ma un programma di governo mondiale».

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/08/cacciari-thiel-anticristo-tecnologia-notizie/8378379

martedì 21 aprile 2026

Ma il cielo NON è sempre più blu

 

chi ha l'ecoansia

chi ha mentito

chi ha autorizzato

chi aveva spiegato

chi è incarcerato

chi li ha votati

chi si è inoculato

chi ha avuto coraggio

chi è stato sospeso

chi tiene famiglia

chi uccide i bambini

chi mangia i bambini

chi scappa

chi scrive sui muri

chi mette gli stivali sul terreno

chi non ha più la casa

chi ha protestato

chi è stato arrestato...


Liberamente ispirato da:

venerdì 20 marzo 2026

Gli Indiani nativi Americani, un popolo sterminato

 

Guardate, fratelli miei, la primavera è arrivata;

la terra ha ricevuto l'abbraccio del sole

e noi vedremo presto i risultati di questo amore!


Ogni seme si è svegliato.

E così anche tutta la vita animale.

E grazie a questo potere che noi esistiamo.

Noi perciò dobbiamo concedere ai nostri vicini,

anche ai nostri vicini animali,

il nostro stesso diritto di abitare questa terra.


Toro che si siede- Capo Spirituale Lakota Hunkpapa


visto qui