In un pomeriggio piovoso di maggio (8 Maggio 2026 ndr), il Bar Tartarughe, nel rione Sant’Eustachio di Roma, ha fatto da cornice a un intervento anomalo, denso, quasi profetico. Massimo Cacciari,
filosofo tra i più ascoltati nel dibattito sulla crisi dell’Occidente,
ha parlato a un pubblico ristretto ma attentissimo di catastrofe, di
katecon, e di una figura che attraversa silenziosamente le élite
tecnologiche americane: l’Anticristo. Non quello dei sermoni, ma quello
evocato da Peter Thiel, miliardario e fondatore della discussa azienda Palantir. L’incontro, intitolato Chi è l’Anticristo, teologia, tecnologia e potere,
si è svolto in un’atmosfera volutamente non accademica. E Cacciari, che
ha subito messo in guardia: «Non viviamo una crisi qualsiasi, come ce
ne sono sempre state. Viviamo un’epoca di rottura».
Secondo Cacciari, il primo segnale di questa rottura è il salto qualitativo
della tecnica attuale. «Non è come le altre rivoluzioni tecnologiche –
ha spiegato – Oggi possiamo manipolare il patrimonio genetico,
intervenire sulla catena dell’evoluzione. Questo è un salto. E lo
avevano prefigurato autori come Bacone nella Nuova Atlantide, dove il
politico e il tecnologico sono tutt’uno. Quella è l’idea regolativa
della Silicon Valley». Ma il cuore dell’intervento è stato un altro: il
modo in cui Thiel e la sua galassia ideologica rovesciano la tradizione
apocalittica cristiana a proprio vantaggio.
«L’Anticristo per quelli come Thiel – ha detto Cacciari – è lo stato
mondiale. Quello che promette sicurezza e pace. Proprio ciò che dice il
Vangelo: “Darò pace e sicurezza”. Con questa promessa, l’Anticristo
compra l’anima di tutti. Come il diavolo con Faust». E qui arriva il capovolgimento decisivo.
Mentre nella tradizione cristiana l’Anticristo si afferma alla fine
della storia – e solo allora il Signore tornerà per giudicare – Thiel e i
suoi credono di poterlo vincere già ora, qui e subito. «Si divinizzano –
ha scandito Cacciari – Si presentano come gli angeli che combattono
l’Anticristo senza aspettare il giorno del Signore».
In questa visione, ogni potere che frena, che trattiene, che garantisce stabilità diventa nemico.
La Chiesa innanzitutto, perché è il katecon – colui che contiene la
prepotenza dell’Anticristo. Ma anche gli stati nazionali europei, il
welfare, le pensioni, ogni politica di pace e sicurezza. «Per Thiel – ha
proseguito il filosofo – la politica sociale è la vera bestia. Perché
impedisce all’individuo di scatenare la propria energia innovativa,
tecnologica, distruttiva e creativa insieme».
Sullo sfondo, una lettura geopolitica precisa. Cacciari ha descritto l’Occidente americano come un «leone che ha perso i denti»,
costretto a una posizione di difesa, in competizione con la Cina
proprio sul terreno tecnologico. E qui l’ideologia di Thiel diventa
funzionale: «Investi sulle armi, sullo spazio, sulle biotecnologie – non
sul benessere. Perché la competizione con la Cina sarà lì. Se continui a
spendere soldi in pace e sicurezza, sei l’Anticristo».
Tuttavia, Cacciari ha invitato a non liquidare tutto
come una semplice «messa in scena». «In un tempo di rottura radicale
come il nostro – ha detto – le ideologie svolgono una funzione
strutturale. La sfida di Thiel è reale, ed è una sfida culturale ed
esegetica con cui dobbiamo confrontarci».
Il filosofo ha concluso con un monito rivolto
soprattutto a chi guarda con sufficienza al fenomeno Trump, a Thiel,
all’oscenità mediatica di certi personaggi. «Non cadiamo in questo
detestabile errore – ha avvertito – Non guardiamo all’oscenità del
personaggio. Guardiamo al bordello che ci sta dietro. Alla
trasformazione dello stato di diritto (la “legalità tiepida” auspicata
da Pete Hegseth), alla fine della geopolitica classica,
alla tecnica che diventa politica, all’Anticristo che non è più un
simbolo ma un programma di governo mondiale».
Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/08/cacciari-thiel-anticristo-tecnologia-notizie/8378379