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venerdì 25 aprile 2025

Non un solo centimetro (pollice) verso Est

 

"La NATO non avanzerà verso est neppure di un centimetro"

Dieci ondate di ampliamento, sette delle quali hanno avuto luogo nel periodo successivo alla dissoluzione dell’Unione Sovietica.

Dopo la fine della Guerra Fredda, sono entrati a far parte della NATO i seguenti Paesi:

Nel 1999 - Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia;

Nel 2004 - Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia;

Nel 2009 - Albania e Croazia;

Nel 2017 - Montenegro;

Nel 2020 - Macedonia del Nord;

Nel 2023 - Finlandia;

Nel 2024 - Svezia.

Al momento attuale, l’Alleanza Atlantica conta 32 membri. Lungo il cosiddetto confine orientale della NATO è in corso un massiccio rafforzamento del potenziale militare.

A questo proposito, il Papa scomparso da pochi giorni, aveva parlato di "abbaiare della NATO alle porte della Russia", in un'intervista rilasciata al direttore del Corriere, 

I risultati di tutto ciò sono la militarizzazione dell’Europa e l’indebolimento dell’architettura di sicurezza euroatlantica.


Liberamente tratto da: https://t.me/muscarigennaro

domenica 26 gennaio 2025

27 gennaio 80° anniversario della liberazione di Auschwitz

Primo Levi fu qui registrato con il numero 174517 e subito condotto al campo di Buna-Monowitz, allora conosciuto come Auschwitz III, dove rimase fino alla liberazione da parte dell'Armata Rossa, avvenuta il 27 gennaio 1945. 
Fonte: Wikipedia


Il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa libera il campo di concentramento di Auschwitz Fonte: https://www.peacelink.it/pace/a/48277.html


80 anni fa la liberazione di Auschwitz: l'inferno in Terra trovato dall'Armata Rossa
Fonte: https://www.msn.com/it-it/guerra-e-conflitti/organizzazioni-militari/80-anni-fa-la-liberazione-di-auschwitz-l-inferno-in-terra-trovato-dall-armata-rossa/ar-AA1xPvRg


Il 27 gennaio del 1945 l'Armata Rossa entrò nel lager di Auschwitz. Tra i prigionieri liberati, c'era Primo Levi.
Fonte: https://www.rainews.it/tgr/piemonte/video/2022/01/primo-levi-giorno-della-memoria--1835d29e-d935-4d98-a729-330821922d53.html

La liberazione di Auschwitz Il 27 gennaio del 1945 i soldati dell'Armata Rossa entrarono nel campo nazista: trovarono circa 7 mila prigionieri ed ebbero la conferma dell'uccisione di massa di centinaia di migliaia di persone
Fonte: https://www.ilpost.it/2015/01/27/liberazione-auschwitz/


27 gennaio 1945: le truppe sovietiche dall'Armata Rossa aprono i cancelli di Auschwitz


I diplomatici russi non parteciperanno agli eventi organizzati dalla Polonia per celebrare l'80° anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau ad Auschwitz, ha detto a RIA Novosti l'ambasciatore a Varsavia Sergei Andreev:
"Pubblicano un messaggio che ci saranno eventi: chi vuole, lascialo venire. In teoria potremmo, ovviamente, presentarci lì, ma non è necessario che partecipiamo a un evento in cui nessuno si ricorderà chi ha liberato il campo di concentramento di Auschwitz e l'Europa..."


Il pensiero corre al triste anniversario delle bombe atomiche statunitensi su Hiroshima e Nagasaki del 6 e 9 agosto 1945, al quale sono sempre invitati i diplomatici USA. 
Che strano mondo!

domenica 5 maggio 2024

Concorrenza sleale

 


Nessun paese ha mai tratto profitto da una guerra prolungata
Sun Tzu, V secolo A.C.




Diceva Henry Kissinger che essere nemici degli Stati Uniti può essere pericoloso, ma esserne amici è fatale. E nel caso dell’Europa odierna la fatalità, il “fattore Kissinger”, consiste nel suicidio economico impostole dagli Stati Uniti e culminato con la guerra in Ucraina, ma preparato e istigato da lungo tempo. La vocazione autodistruttiva del nostro continente è stata preconizzata da Nietzsche due secoli fa con il concetto di “nichilismo europeo”. La sua prova generale sono state le due guerre mondiali del Novecento, e il percorso verso la soluzione finale è iniziato con il vassallaggio verso gli Usa instaurato dopo il 1945. La sudditanza dell’Europa non è stata lineare. Si è dipanata in fasi alterne, con sussulti di indipendenza durante i quali il Vecchio continente ha reclamato la sua sovranità.

Il più importante sobbalzo ha prodotto la nascita dell’Unione europea e di una valuta, l’euro, potenzialmente alternativa al dollaro. Ma si è poi caduti sempre più in basso, fino alla corrente fase terminale.

La rottura con la Russia del 2022, con la guerra in Ucraina, capovolge il cammino verso Est dell’Unione europea e vanifica la formula del suo capitalismo. Questa rottura comporta tre conseguenze letali, destinate ad aggravarsi nei prossimi anni salvo reazioni dettate dall’istinto di sopravvivenza. Il primo effetto è la prosecuzione della stagnazione di lungo periodo del capitalismo europeo iniziata negli anni 70. Le previsioni del Fondo monetario parlano chiaro: il Pil dell’Unione resterà vicino allo zero per almeno tre anni, in controtendenza rispetto a quello degli Usa, della Russia e del resto del mondo.

Lo stop è dovuto in massima parte alle sanzioni contro il petrolio e il gas che l’Europa acquistava a basso prezzo dalla Russia prima del 2022. Petrolio e gas che dopo lo scoppio della guerra vengono acquistati dagli Usa a prezzi fino a 4-5 volte superiori.

Nessuno parla dei veri termini della questione dei rifornimenti di energia. Troverete centinaia di articoli su quanto siamo stati bravi a ridurre nel giro di un anno le importazioni di gas dalla Russia, senza che quasi alcuno di essi parli dei folli prezzi della bolletta energetica pagata ora agli Stati Uniti. Gli Usa hanno spinto gli alleati europei verso sanzioni estreme contro Mosca. Dopo poche settimane dall’inizio delle ostilità hanno pressato l’Ucraina a combattere invece di concludere un accordo già quasi negoziato. E hanno completato l’opera distruggendo il gasdotto Nord Stream nel settembre 2022: tutto alla luce del sole, dopo che Biden aveva avvertito gli alleati che quel gasdotto era condannato. Un atto di guerra contro la Germania ingoiato dalla sua élite come se nulla fosse. È con questi metodi che gli Stati Uniti si sono assicurati il primo posto tra gli esportatori di gas liquefatto verso l’Europa e verso il mondo.

L’Europa è divenuta, inoltre, la prima destinazione del loro petrolio: 1,8 milioni di barili al giorno contro 1,7 verso l’Asia e l’Oceania. Un colpo “alla Kissinger” contro gli alleati d’oltreatlantico che il centro Bruegel ha valutato costare quasi un punto e mezzo del Pil dell’Unione europea. Un colpo che è il costo più grande della guerra Nato contro la Russia.

Sommato alle spese in armamenti e agli altri oneri della belligeranza, siamo intorno – sempre secondo Bruegel – a 316 miliardi di euro, pari al 2% del Pil dell’Unione nel 2022. Cifra aumentata nel 2023 e che corrisponde, guarda caso, alla differenza tra il +2,4 del Pil Usa e il +0,4 dell’Unione. Il tutto tramite contratti-capestro firmati con gli Usa dalla Von der Leyen e da vari governi europei che proteggono lo Zio Sam da eventuali rinsavimenti della controparte tramite scadenze pluriquinquennali. L’aumento dei prezzi dell’energia, inoltre, è responsabile del 40% dell’aumento dell’inflazione in Europa. E un altro 40% è dovuto ai superprofitti degli importatori europei di gas. Non ci si deve meravigliare, allora, se Politico.eu raccoglie gli sfoghi di alti dirigenti di Bruxelles “furiosi con l’Amministrazione Biden che sta accumulando una fortuna con la guerra a spese dei Paesi europei. Gli Stati Uniti sono il Paese che sta approfittando di più dalla guerra perché vendono più gas a prezzi più alti, e perché vendono più armi” (24.11.2022).

Ma la storia del nichilismo europeo non si ferma qui. Il secondo elemento letale è la secca perdita di competitività delle industrie europee rispetto a quelle americane causata dall’impennata dei prezzi dell’energia. Non c’è industria manifatturiera nostrana che possa reggere un costo dell’energia 4 volte maggiore di quello sostenuto dalla concorrenza. Non troverete cenno al “fattore Kissinger” nei rapporti angosciati e codardi di Draghi e di Letta sul futuro del sistema Europa. Il Paese più bastonato (o meglio, auto-bastonato) è stato la Germania, che sta assistendo alla distruzione della sua base industriale e alla fuga di centinaia delle sue imprese verso gli Stati Uniti. Attratte, queste ultime, anche dagli incentivi dell’Inflation Reduction Act. Un mix di misure di favore equivalenti ai famigerati “aiuti di Stato” di Bruxelles che Biden sta distribuendo a piene mani agli “amici” d’oltreatlantico per far trasferire negli Usa pezzi interi del loro apparato produttivo.

La mitica Germania è diventata un Paese in via di de-industrializzazione nonché la nazione con la peggiore performance tra tutte le economie avanzate: Pil a -0,3% nel 2023-24. La terza pozione letale che deve trangugiare l’Europa è la fine del suo modello di crescita degli ultimi trenta anni, basato sulla Russia e sulla Cina. È stato proprio Josep Borrell a dichiarare candidamente agli ambasciatori Ue, nell’ottobre 2022, che “la nostra prosperità si è basata sulla Cina e sulla Russia: energia e mercato. Energia a basso costo dalla Russia e accesso al mercato cinese per importazioni, esportazioni, investimenti e beni di consumo a basso prezzo… Quel mondo non c’è più”. Il tramonto di quella formula di crescita ha spinto ciò che resta del capitalismo europeo in un vicolo cieco. La Russia ha reagito allo scontro con l’Europa accelerando la sua integrazione in uno spazio economico asiatico sempre più vincente. In soli due anni il commercio della Russia con l’Asia è passato dal 26 al 71%. In questo spazio Cina e India diventano ancora più competitive rispetto a Europa e Stati Uniti grazie allo sconto sui prezzi degli idrocarburi importati adesso dalla Russia. Uno spazio divenuto, inoltre, più sicuro perché le transazioni tra le potenze maggiori dell’Asia avvengono ora tramite le loro valute nazionali invece che con i dollari.

C’è qualcuno in grado di affermare, allora, che esista un modello di crescita del capitalismo europeo alternativo a quello appena distrutto dal “fattore Kissinger”? Potranno mai i balbettii neoliberali su “più mercato” e “più Europa” sostituire una credibile nuova narrativa sul posto dell’Europa nell’ordine mondiale post-americano e multipolare emerso ormai nitidamente?

di Pino Arlacchi  Il Fatto Quotidiano  4 maggio 2024
Fonte: L'Antidiplomatico

giovedì 29 novembre 2012

Pussy Riot






un tribunale russo ordina la rimozione dal web del video dell'esibizione delle Pussy Riot nella cattedrale di Mosca perché "estremista":



il provvedimento si aggiunge alla detenzione e ai lavori forzati per atti di "teppismo"per due giovani componenti del gruppo Pussy Riot, colpevoli di aver interpretato una canzone-preghiera, il 21 febbraio scorso, in cui chiedevano alla Madonna di cacciare Putin con queste parole:

Il Patriarca crede in Putin. Quel cane dovrebbe piuttosto credere in Dio.
La cintura della Vergine Maria non impedisce le manifestazioni. La Vergine Maria è con noi manifestanti.
Madre di Dio, Vergine, caccia via Putin. Caccia via Putin! caccia via Putin!”

sabato 18 agosto 2012

un regime e una chiesa che odiano le donne


Tre giovani donne sono state condannate ad una pena durissima: due anni di campo di lavoro perché, dentro una chiesa hanno intonato una preghiera punk, che in italiano suona così:

"Madre di Dio, Vergine, caccia via Putin! Caccia Putin, caccia Putin!

(...) Gli omossessuali vengono mandati in Siberia in catene.

Il capo del Kgb è il più santo dei santi. Manda chi protesta in prigione.

(...) Per non addolorare il santo dei santi, le donne devono partorire e amare.

Madre di Dio, Vergine, diventa femminista. Diventa femminista, diventa femminista.

(...) La cintura della Vergine Maria non impedisce le manifestazioni. 

La Vergine Maria è con noi manifestanti.

Madre di Dio, Vergine, caccia via Putin! Caccia Putin, caccia Putin!"






"Preghiamo" con loro!

sabato 11 agosto 2012

Un regime che odia le donne

la protesta
Le Pussy Riot sono giovani donne protestano contro il regime violento e antidemocratico di Putin (non dimentichiamo l'omicidio di Anna Stepanovna Politkovskaja), con flash mob e performance estemporanee


il reato
















Queste "pericolose" ragazze sovversive hanno osato ballare, senza l'autorizzazione di Putin, in una chiesa russa. Non si può è contro la morale e si sa, il patriarca ortodosso Kirill, è un noto moralizzatore. Qui è ripreso durante un incontro ufficiale. Il costoso orologio da polso è stato "ritoccato" perché l'ostentazione della ricchezza non sarebbe consona al suo ministero.


il fotomontaggio per il patriarca Kirill 
a sinistra la foto originale con l'orologio, a destra se ne vede ancora il riflesso 


Liberatele!