venerdì 7 gennaio 2022

La tassa sul celibato

Quando si pagava la tassa sul celibato - Collettivo Asessuale Carrodibuoi 

La tassa sul celibato fu in vigore in Italia durante il periodo fascista con il Regio Decreto del dicembre 1926.

I cittadini tassati non avevano commesso alcun reato ma venivano comunque puniti con una tassa sullo stato civile.

Dopotutto, il secolo scorso, quello definito breve, non è poi diverso da quello in corso.

Nel gennaio 2022 si tassa il corpo e la salute.

Si osserva che in questo secolo, l'oggetto di tassazione e vessazione è divenuto il corpo, come avveniva ben prima del periodo fascista, prima del Habeas Corpus che tutela l'inviolabilità personale dal 1679. Si tratta di un importante strumento per la salvaguardia della libertà individuale contro l'azione arbitraria dello Stato. Tale diritto già in parte sancito dalla Magna Charta Libertatum del 1215 è stato ribadito dall'Habeas Corpus Act del 1679.

L'Habeas Corpus ha influenzato la legislazione di tutti i paesi civili fino a divenire un principio fondamentale degli ordinamenti giuridici moderni, compresa la Costituzione della Repubblica Italiana

Si può osservare che la legiferazione per decreto, di questi giorni, sia un salto indietro a tempi che oggi potremo definire pre illuministi.

11 commenti:

  1. Hai fatto bene a postare questo parallelismo fra passato e presente, inclusi i diritti che riguardano questo argomento così importante.

    Fra l'altro, di recente, da una ricerca fatta dal Comune risulta qui a Milano i celibi e i single sono di gran lunga la maggioranza dei residenti, tanto per dire...

    Un salutone e buon fine settimana

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Si, siamo in tanti...più di quanti pensiamo
      Un caro saluto

      Elimina
  2. E sarà troppo poco anche questi, temo. Che nel paese dei furbetti e dei comodisti l'autocontrollo non funzia

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Forse, siamo così, non per caso.
      Un caro saluto

      Elimina
  3. Parallelismino perfetto anche perché oltre a questo aspetto io noto un ultrtiore parallelismo con l'epoca evcioe la.privaziobe dei diritti fondamentali per chi non si sottomette oggi e non sottometteva allora ai diktat del potere

    RispondiElimina
    Risposte
    1. I manifestanti che mostravano immagini della persecuzione nazista (sempre di quel periodo)furono censurati decisamente sui media e sui social e si gridò allo scandalo.
      Un altro parallelismo si può fare con l'indifferenza o addirittura con il consenso di una larga parte dei cittadini... poi, potranno sempre dire che era a loro insaputa e che avevano solo eseguito gli ordini.

      Elimina
    2. Vero, peccato che, e questa è invece una differenza profonda col passato, ora i mezzi con internet per capire le cose li hanno e quindi l'ignoranza non e, oggi più che mai,scusabile.

      Elimina
  4. Abbiamo oltrepassato ogni limite, anche perché a invocare questa legislazione d'emergenza, sono forze e cittadini che si dicono democratici, con una storia che probailmente non si ricordano oppure fanno finta. Qui, oggi, siamo andati oltre, e il tanto vituperato Novecento, cominciamo a rimpiangerlo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dopo questa incredibile esperienza, tra i tanti insegnamenti, dovremo anche rivedere il significato dell'aggettivo "democratico". Resistiamo

      Elimina
  5. Vedo troppi meno diritti in giro, le persone sembrano indifferenti a tanti valori.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Nell'esperimento sociale,siamo stati sottoposti ad uno stress test: il risultato è una foto impietosa della temperie morale di molti, fortunatamente accompagnata da una volontà di resistenza che non sapevamo.

      Elimina