martedì 11 agosto 2020

Meriggiare pallido e assorto...

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d'orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe dei suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch'ora si rompono ed ora s'intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com'è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

Eugenio Montale

10 commenti:

  1. Molto bella questa poesia di Montale!Saluti OLga

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    1. Ieri pomeriggio mi sembrava perfetta... credo anche oggi.
      Grazie per essere passata di qui.
      A presto :)

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  2. Una delle più belle poesie della letteratura italiana, dopo la sua pubblicazione il neologismo "meriggiare" si è imposto più come stato d'animo, sentimento, che come indicatore di un momento della giornata.
    Ciao

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    1. Meriggiare è "lo stato d'animo" di questi pomeriggi di agosto. Ciao

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  3. Grande E. Montale. Conosciuto nel mondo ma qui in Liguria sono ancora in molti a ricordarlo molto bene. Hai scelto bene per il tuo post

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    1. Un grande Eugenio Montale è un'ottima scelta.
      Evviva la poesia!

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  4. una poesia meravigliosa, che apprezzo ancora di più ora

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