Data Rivoluzionaria

mercoledì 21 ottobre 2026

L’EUROPA E’ UN GIARDINO IL RESTO DEL MONDO UNA GIUNGLA

Quindi, voi persone ingenue, pensate ancora che la rabbia che serpeggia nel "Giardino d'Europa" sia dovuta alla disuguaglianza, al costo della vita, ai giovani senza futuro, ai sobborghi degradati, all'austerità e alle spese militari che impoveriscono scuole e ospedali?

Il Presidente italiano Mattarella ha una spiegazione molto più semplice: la Russia sta tirando i fili. Logica impeccabile, giusto? Chi siete voi per discutere? Voglio dire, perché preoccuparsi di analisi socio-economiche quando si può semplicemente incolpare Putin? Dimentichiamoci dei salari e dei servizi pubblici: organizziamo semplicemente un altro vertice sulla "guerra ibrida". 

@LauraRuHK

venerdì 11 settembre 2026

Amianto

Il +75% dei casi di tumore degli ultimi due anni, sono a causa del crollo delle Twin Towers, a scoppio ritardato??

Le nuove diagnosi oncologiche certificate sono aumentate del 75% tra il 2023 e il 2025.

Ancora più impressionante il dato sui tumori del polmone, il cui numero, secondo i medici, è raddoppiato negli ultimi cinque anni.

 

Fonte 

domenica 9 agosto 2026

6 agosto Hiroshima - 9 agosto Nagasaki

Nel suo messaggio in occasione dell'81° anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima, il Segretario generale delle Nazioni Unite Guterres ha nuovamente omesso di menzionare che l'attacco fu condotto dagli Stati Uniti.

Ancora oggi, in guerra, si pratica il doppio colpo (double tap)

lunedì 27 luglio 2026

Non si può mettere l'infinito dentro una scatola

Secondo Federico Faggin, la scienza, la matematica, o più in generale lo scientismo, si muovono attraverso "simboli" per interpretare la realtà.
Ma la realtà più profonda non può essere compresa attraverso simboli, anche se propongono una visione sempre più cosciente delle macchine.
Alla scienza moderna continua a sfuggire qualcosa di fondamentale dell’esistenza.
È proprio la coscienza a trasformare i simboli in significato.
A dare senso all’esperienza.
Ed è per questo che l’essere umano, in quanto essere cosciente, non può e non deve essere trattato come qualcosa di artificiale.
Eppure gran parte del mondo oggi sembra andare proprio in questa direzione.
Forse inconsapevolmente, forse semplicemente trascinato dalla corrente.
Basta osservare la società o il mondo del lavoro.
Sempre più spesso si finisce per non riconoscere l’uomo come essere cosciente, riducendolo invece a una macchina.
Stiamo costruendo un mondo sempre più artificiale.
Ma prima o poi dovremo riscoprire qualcosa di essenziale: noi stessi!

È LA TECNOLOGIA CHE DEVE ESSERE AL SERVIZIO DELLA COSCIENZA, NON IL CONTRARIO.

Fonte

domenica 5 luglio 2026

Bot or Not

Claire Hardaker, docente di linguistica forense all'Università di Lancaster, ha sviluppato un test, "Bot or Not", per valutare la capacità dei partecipanti di distinguere tra i contenuti prodotti dall'intelligenza artificiale e quelli di origine umana.
Mi sono sottoposta all'esperimento e ho ottenuto un punteggio dell'80%, ma solo perché ho passato molto tempo a studiare la struttura sintattica dei testi proposti (erano recensioni di alberghi) e perché ho una sorta di deformazione professionale avendo passato anni ad analizzare testi.
Un lettore distratto o senza una particolare sensibilità linguistica generalmente ottiene un punteggio molto inferiore.
Oltre ai test proposti dalla Hardaker esistono giochi tipo "Human or Not" in cui inizi una chat, e devi stabilire se chi ti risponde è un essere umano o un'intelligenza artificiale. Ma anche qui diventa sempre più difficile cogliere la distinzione visto che gli umani scrivono sempre più come macchine e i bot cercano di passare per umani: esitano, cambiano idea, usano parole che sembrano sincere, a volte suonano addirittura ironiche.
La sensazione è quella di trovarsi catapultati nel primo Blade Runner (director's cut). Deckard è un umano, o è lui stesso un replicante? La risposta, come sappiamo, non arriva mai ma possiamo intuirla.
Viviamo in un'epoca in cui il confine tra umano e non-umano, naturale e artificiale si è fatto sottile, e la cosa genera un'angoscia esistenziale profonda. In questo stato di confusione ontologica non sappiamo più a quale categoria appartenga ciò che incontriamo. Ma attribuire a questa causa il nostro senso di inquietudine non è per nulla scontato.
Quando viene meno il confine, ogni testo diventa sospetto. Ma il sospetto riguarda anche noi stessi. Dopo ore passate a leggere testi generati dall'IA finiamo per usare le stesse strutture sintattiche, a volte persino quelle parole e quei cliches che contraddistinguono la scrittura artificiale. Anche i nostri pensieri sembrano preconfezionati.
Deckard, in Blade Runner, vive esattamente questa confusione. Non sa se i suoi ricordi sono veri o impiantati, se i suoi sentimenti per Rachael sono autentici o programmati, se la sua caccia ai replicanti è giustizia o omicidio, se lui stesso è un cacciatore o una preda, un umano o un replicante.
La sensazione netta è che forse l'umano che stiamo cercando di riconoscere sia già diventato un fantasma, e che il bot, con la sua imitazione perfetta, sia diventato più umano dell'umano stesso. Con l'angoscia di scoprire che, come Deckard, forse siamo noi stessi il replicante. O forse, peggio ancora, che la domanda non ha più senso quando tutto intorno a noi è simulazione e dubbio.
Deckard, alla fine, non cerca la verità. Raccoglie l'origami dell'unicorno e va via. Non cerca prove.
Io ho passato molto tempo a cercare prove, o meglio, ad andare a caccia di replicanti. La caccia credo sia nel mio DNA siberiano. Ne ho identificati molti, spesso grazie ad un lavoro di squadra.
Ma quando la maggior parte delle persone non si pone neppure il problema se i profili social che segue ed apprezza, e con cui interagisce, corrispondano ad una individuo realmente esistente, mi chiedo se abbia un senso. Probabilmente no.
La mia soluzione è abbastanza radicale. Interagisco con chi ho potuto, o posso, toccare e annusare. Quando la distanza non lo permette, mando un emissario.?

@LauraRuHK

Fonte; https://t.me/LauraRuHK/11474

martedì 23 giugno 2026

La Palestina è la bussola morale dei nostri tempi: può salvarsi, e tutti noi insieme a lei

Francesca Albanese è Relatrice speciale ONU sulla situazione dei diritti umani nel territorio palestinese occupato. Giurista, docente, studiosa, ha lavorato per l’Ufficio dell’Alto Commissario per i diritti umani e l’Agenzia ONU per i rifugiati palestinesi.
In queste vesti, ha fornito consulenza alle Nazioni Unite, ai governi e alla società civile in Asia Occidentale, Nord Africa e Asia-Pacifico.
Francesca Albanese è capace di unire con autorevolezza la competenza giuridica e una rara passione umana. 

In questo tempo in cui il mondo sembra tragicamente diretto verso la disumanizzazione del più fragile e il dominio esclusivo del più forte, immaginarne il futuro «significa rifiutare che sia l’orrore ad avere l’ultima parola, e far sì che la civiltà sia un compito che ciascuno di noi può scegliere di fare proprio»


Il 23 marzo, la relatrice speciale ONU Francesca Albanese ha presentato al Consiglio per i diritti umani a Ginevra il suo nuovo report, intitolato “Tortura e genocidio”, sui diritti umani nei Territori palestinesi occupati.
In particolare, il documento, basato su oltre 300 testimonianze, “esamina l’uso sistematico della tortura da parte di Israele contro i palestinesi nei Territori Palestinesi Occupati a partire dal 7 ottobre 2023”.
“Questa non è violenza incidentale”, afferma Albanese ma “l’architettura del colonialismo di insediamento, costruito sulla disumanizzazione e mantenuto da politiche di crudeltà e tortura collettiva”.

Visto qui: https://t.me/mpcm52/6781



La relatrice speciale ONU Francesca Albanese, ha dichiarato che la sua vita è stata stravolta dopo aver accusato Israele di genocidio a Gaza. Dalla pubblicazione del suo rapporto, ha affrontato intense reazioni, tra cui minacce di morte contro di lei e la sua famiglia, attacchi politici e sanzioni che hanno sconvolto le sue finanze e la sua vita personale.
Nonostante la pressione e la paura, Albanese afferma di rimanere impegnata nel suo lavoro, sostenendo che parlare di diritti umani non può essere separato dalla politica.

Visto qui: https://t.me/mpcm52/6874




















Palestina Anima Mundi è un'iniziativa di mobilitazione civile e culturale che il19 giugno 2026 ha coinvolto oltre 150 piazze, presidi e realtà associative in tutta Italia. L'evento si è svolto in contemporanea via streaming per mantenere alta l'attenzione sulla situazione in Medio Oriente, promuovendo informazione, confronto e solidarietà verso il popolo palestinese. Durante la serata, Albanese ha dialogato con il giornalista e analista geopolitico Matteo Meloni, affrontando il tema della Palestina come specchio delle dinamiche globali contemporanee e delle violazioni dei diritti umani.

il video della serata PALESTINA ANIMA MUNDI : https://www.youtube.com/watch?v=gzV5wcuU-64

ne hanno parlato qui:

https://www.lsdi.it/1681/palestina-anima-mundi-evento-collegamento-120-piazze-italiane/

https://www.pressenza.com/it/2026/06/palestina-anima-mundi/

https://versoilkurdistan.blogspot.com/2026/06/palestina-anima-mundi.html


Il Primo Ministro spagnolo Pedro Sánchez ha onorato la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese con l'Ordine Civile al Merito per aver documentato e denunciato le violazioni del diritto internazionale a Gaza.

venerdì 5 giugno 2026

Cooperazione e dialogo

Hobbes e Confucio; competizione o cooperazione? Il professor Fabio Massimo Parenti - sinologo, docente di Geoeconomia e Geopolitica alla China Foreign Affairs University di Pechino - va alle radici del confronto tra Stati Uniti e Cina.

l confronto tra Stati Uniti e China si radica in una storia di pensiero e filosofia che risale a secoli fa, come evidenziato dal professor Fabio Massimo Parenti, sinologo e docente di Geoeconomia e Geopolitica alla China Foreign Affairs University di Pechino. Le due potenze rappresentano visioni del mondo profondamente diverse, influenzate da due figure emblematiche: Thomas Hobbes e Confucio. Hobbes, con la sua concezione di un mondo dominato dalla competizione e dalla forza, si contrappone all'approccio cooperativo e relazionale di Confucio, che ha plasmato la diplomazia cinese attraverso il dialogo e il commercio.

Secondo Parenti, la rivalità attuale tra Stati Uniti e China non è solo una questione economica, ma affonda le radici in differenti antropologie politiche. Mentre Hobbes concepiva l'individuo come isolato e in competizione per la sopravvivenza, Confucio promuoveva una visione collettivista, dove l'unità della comunità e la virtù dei governanti sono fondamentali. Questa dicotomia si riflette nelle attuali dinamiche internazionali, dove la China, forte della sua tradizione storica, sembra essere in grado di proporre un modello alternativo a quello occidentale, basato su principi di cooperazione e stabilità.

La rielaborazione del pensiero confuciano, secondo Parenti, si manifesta nella capacità della China di rispondere alle sfide globali senza ricorrere all'espansionismo militare. La China, infatti, sta completando un processo di decolonizzazione e si presenta come un esempio per altri paesi già decolonizzati, mentre gli Stati Uniti, in declino, cercano di mantenere un'egemonia che appare sempre più fragile. Questo scenario è aggravato da conflitti come quello in Ucraina e in Iran, che evidenziano la volontà di Washington di riaffermare il proprio dominio attraverso l'uso della forza.

Il professor Parenti sottolinea come il dialogo e la cooperazione possano rappresentare un terreno comune tra le due potenze, nonostante le loro differenze. La tradizione confuciana, che promuove l'armonia nella diversità, potrebbe servire da base per una nuova forma di relazioni internazionali, in cui le diversità culturali e storiche non siano motivo di conflitto, ma di arricchimento reciproco. La sfida sarà quella di trovare un equilibrio tra le visioni opposte di Hobbes e Confucio, in un contesto globale che si sta rapidamente trasformando verso un sistema multipolare.

Fonte

Approfondimenti:

https://giubberossenews.it/?s=fabio+massimo+parenti

LA CINA NON SI USA: la sfida globale tra Cina e USA

martedì 12 maggio 2026

Cacciari ragiona sull’Anticristo, Peter Thiel e la fine di un’epoca. Sullo sfondo, una lettura geopolitica precisa


Cacciari ragiona sull’Anticristo, Peter Thiel e la fine di un’epoca. Sullo sfondo, una lettura geopolitica precisa

In un pomeriggio piovoso di maggio (8 Maggio 2026 ndr), il Bar Tartarughe, nel rione Sant’Eustachio di Roma, ha fatto da cornice a un intervento anomalo, denso, quasi profetico. Massimo Cacciari, filosofo tra i più ascoltati nel dibattito sulla crisi dell’Occidente, ha parlato a un pubblico ristretto ma attentissimo di catastrofe, di katecon, e di una figura che attraversa silenziosamente le élite tecnologiche americane: l’Anticristo. Non quello dei sermoni, ma quello evocato da Peter Thiel, miliardario e fondatore della discussa azienda Palantir. L’incontro, intitolato Chi è l’Anticristo, teologia, tecnologia e potere, si è svolto in un’atmosfera volutamente non accademica. E Cacciari, che ha subito messo in guardia: «Non viviamo una crisi qualsiasi, come ce ne sono sempre state. Viviamo un’epoca di rottura».

Secondo Cacciari, il primo segnale di questa rottura è il salto qualitativo della tecnica attuale. «Non è come le altre rivoluzioni tecnologiche – ha spiegato – Oggi possiamo manipolare il patrimonio genetico, intervenire sulla catena dell’evoluzione. Questo è un salto. E lo avevano prefigurato autori come Bacone nella Nuova Atlantide, dove il politico e il tecnologico sono tutt’uno. Quella è l’idea regolativa della Silicon Valley». Ma il cuore dell’intervento è stato un altro: il modo in cui Thiel e la sua galassia ideologica rovesciano la tradizione apocalittica cristiana a proprio vantaggio.

«L’Anticristo per quelli come Thiel – ha detto Cacciari – è lo stato mondiale. Quello che promette sicurezza e pace. Proprio ciò che dice il Vangelo: “Darò pace e sicurezza”. Con questa promessa, l’Anticristo compra l’anima di tutti. Come il diavolo con Faust». E qui arriva il capovolgimento decisivo. Mentre nella tradizione cristiana l’Anticristo si afferma alla fine della storia – e solo allora il Signore tornerà per giudicare – Thiel e i suoi credono di poterlo vincere già ora, qui e subito. «Si divinizzano – ha scandito Cacciari – Si presentano come gli angeli che combattono l’Anticristo senza aspettare il giorno del Signore».

In questa visione, ogni potere che frena, che trattiene, che garantisce stabilità diventa nemico. La Chiesa innanzitutto, perché è il katecon – colui che contiene la prepotenza dell’Anticristo. Ma anche gli stati nazionali europei, il welfare, le pensioni, ogni politica di pace e sicurezza. «Per Thiel – ha proseguito il filosofo – la politica sociale è la vera bestia. Perché impedisce all’individuo di scatenare la propria energia innovativa, tecnologica, distruttiva e creativa insieme».

Sullo sfondo, una lettura geopolitica precisa. Cacciari ha descritto l’Occidente americano come un «leone che ha perso i denti», costretto a una posizione di difesa, in competizione con la Cina proprio sul terreno tecnologico. E qui l’ideologia di Thiel diventa funzionale: «Investi sulle armi, sullo spazio, sulle biotecnologie – non sul benessere. Perché la competizione con la Cina sarà lì. Se continui a spendere soldi in pace e sicurezza, sei l’Anticristo».

Tuttavia, Cacciari ha invitato a non liquidare tutto come una semplice «messa in scena». «In un tempo di rottura radicale come il nostro – ha detto – le ideologie svolgono una funzione strutturale. La sfida di Thiel è reale, ed è una sfida culturale ed esegetica con cui dobbiamo confrontarci».

Il filosofo ha concluso con un monito rivolto soprattutto a chi guarda con sufficienza al fenomeno Trump, a Thiel, all’oscenità mediatica di certi personaggi. «Non cadiamo in questo detestabile errore – ha avvertito – Non guardiamo all’oscenità del personaggio. Guardiamo al bordello che ci sta dietro. Alla trasformazione dello stato di diritto (la “legalità tiepida” auspicata da Pete Hegseth), alla fine della geopolitica classica, alla tecnica che diventa politica, all’Anticristo che non è più un simbolo ma un programma di governo mondiale».

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/08/cacciari-thiel-anticristo-tecnologia-notizie/8378379

martedì 21 aprile 2026

Ma il cielo NON è sempre più blu

 

chi ha l'ecoansia

chi ha mentito

chi ha autorizzato

chi aveva spiegato

chi è incarcerato

chi li ha votati

chi si è inoculato

chi ha avuto coraggio

chi è stato sospeso

chi tiene famiglia

chi uccide i bambini

chi mangia i bambini

chi scappa

chi scrive sui muri

chi mette gli stivali sul terreno

chi non ha più la casa

chi ha protestato

chi è stato arrestato...


Liberamente ispirato da:

venerdì 20 marzo 2026

Gli Indiani nativi Americani, un popolo sterminato

 

Guardate, fratelli miei, la primavera è arrivata;

la terra ha ricevuto l'abbraccio del sole

e noi vedremo presto i risultati di questo amore!


Ogni seme si è svegliato.

E così anche tutta la vita animale.

E grazie a questo potere che noi esistiamo.

Noi perciò dobbiamo concedere ai nostri vicini,

anche ai nostri vicini animali,

il nostro stesso diritto di abitare questa terra.


Toro che si siede- Capo Spirituale Lakota Hunkpapa


visto qui

lunedì 2 marzo 2026

La guerra

"La guerra non è fatta per essere vinta. È fatta per essere continua. L'atto essenziale della guerra moderna è la distruzione del prodotto del lavoro umano. Una società gerarchica è possibile solo sulla base della povertà e dell'ignoranza. In linea di principio, lo sforzo bellico è sempre pianificato per mantenere la società sull'orlo della fame. La guerra è condotta dal gruppo dominante contro i propri sudditi, e il suo obiettivo non è la vittoria sull'Eurasia o sull'Estasia, ma mantenere intatta la struttura stessa della società"

George Orwell, 1984




Il Ministro degli Esteri dell’Oman, Badr al-Busaidi, ha dichiarato che durante gli ultimi negoziati — in cui l’Oman ha svolto il ruolo di mediatore — l’Iran aveva sostanzialmente accettato le richieste statunitensi, inclusa la condizione del «livello zero» per l’accumulo di uranio arricchito.
Poche ore dopo, Israele e Stati Uniti hanno attaccato l’Iran.

visto qui


Droni su Ras Tanura. Paralizzata una delle più grandi raffinerie di petrolio del mondo
La raffineria di petrolio di Ras Tanura in Arabia Saudita ha cessato le operazioni dopo un attacco con droni nella zona, ha riferito Bloomberg, citando tre fonti a conoscenza della questione.
Saudi Aramco, la compagnia petrolifera che gestisce la raffineria e che ha preso la decisione di chiuderla, non ha ancora rilasciato dichiarazioni in merito... L'articolo prosegue qui


L'Iran ha colpito le raffinerie di compagnie statunitensi in territorio saudita
Una delle più grandi raffinerie di petrolio del mondo, ha smesso di funzionare: il petrolio è balzato a oltre 80 dollari al barile.

Su Internet sono apparsi video di lavoratori che vengono evacuati dalla raffineria di petrolio Saudi Aramco in Arabia Saudita, dopo l'attacco da parte di droni iraniani.

L'impianto produceva circa 550mila barili di petrolio al giorno, risultando uno dei centri chiave dell'esportazione mondiale.


Non abbiamo la minima idea di cosa vorrà dire tutto questo per i prezzi dell'energia. Intanto il prezzo del petrolio è aumentato del 9-10% al barile dopo gli attacchi all'Iran. Secondo i dati di trading, per la prima volta dal 23 giugno 2025, il prezzo del petrolio Brent sulla borsa ICE di Londra ha superato gli 81 dollari.
La terza Roma


COME GLI ATTACCHI ALL’IRAN INFLUENZERANNO I FLUSSI GLOBALI DI ENERGIA?
A causa della chiusura dello Stretto di Hormuz, il prezzo del petrolio potrebbe schizzare a 140–200 dollari al barile.
Si prevede un aumento dei prezzi a causa delle interruzioni nelle forniture lungo questa rotta cruciale, attraverso la quale transita circa il 20% del commercio mondiale di petrolio.
Financial Times

Se l’avventura iraniana intrapresa da Stati Uniti e Israele dovesse degenerare in una guerra civile in Iran — e tutti i presupposti per questo scenario sono già presenti — la principale vittima di questa crisi sarebbe l’Europa.
La società iraniana è, infatti, in larga misura occidentalizzata, e in caso di collasso dello Stato si prospetta il rischio concreto che decine di milioni di rifugiati si riversino nel Vecchio Continente.
@infodefITALY


BAMBINE e BAMBINI
La televisione di Stato iraniana riferisce che 148 persone sono morte e 95 sono rimaste ferite nella scuola elementare femminile «Shajareh Tayyebah» a Minab. La maggior parte delle vittime sono bambine di età compresa tra i 7 e i 12 anni.

Un raid aereo di USA-Israele ha provocato il massacro di 165 bambine e insegnanti in una scuola elementare di Minab, nel sud dell’Iran, il 28 febbraio. A giudicare dalla copertura mediatica di questa tragedia, emerge la sensazione netta che l’Occidente sia più attento al diritto delle donne iraniane a indossare minigonne che del loro diritto fondamentale alla vita.
Fonte: @LauraRuHK


Uno dei primi attacchi all’Iran con un «missile ad alta precisione» da parte di America e Israele ha colpito una scuola femminile nella città di Minab. Sono morte 160 alunne delle elementari.
Mentre si procedeva a rimuovere le macerie e a recuperare i corpi delle bambine uccise, un ulteriore attacco ha sterminato la squadra nazionale femminile iraniana di pallavolo.

È impossibile non notare che l’attacco all’Iran è iniziato con un massacro di donne, alle quali Trump aveva promesso libertà — ma ha cominciato a mantenere la promessa liberandole dalla vita stessa.

Nello stesso giorno è stato ucciso anche l’Ayatollah Khamenei insieme ai membri della sua famiglia. (N.d.R: tra cui due bambini) Secondo quanto riportato dal New York Times, la CIA lo aveva sorvegliato per mesi e conosceva esattamente il suo luogo di residenza.

E qui sorge spontanea una domanda: Se siete così informati e precisi — se sapete con certezza dove si trova chiunque — perché allora avete colpito una scuola?
La risposta appare una sola: Perché era proprio la scuola l’obiettivo.


... È semplicemente giunto il momento che tutti noi comprendiamo: che alcune persone che vivono con noi su questo pianeta non hanno più nulla di sacro, e a loro non si possono applicare i criteri morali secondo cui viviamo noi.
Non possiamo più dire loro: «Ma sono pur sempre bambini!»
Questo argomento ha perso ogni forza dopo il massacro di bambini a Gaza.

Marina Akhmedova, Membro del Consiglio per i Diritti Umani sotto il Presidente della Federazione Russa.


Il professore iraniano Faod Izadi ad Al Jazeera: 
«Stiamo combattendo contro la coalizione di Epstein. Loro o stuprano le bambine o le bombardano.»

Una lunga storia di bombardamenti deliberati di ospedali da parte degli USA

Qui, la lunga e incredibile storia di bombardamenti deliberati di ospedali da parte degli USA in tutto il mondo: 

1. 24 marzo 2024; bombardamento dell'ospedale oncologico a Saada, Yemen

2. Agosto 2017; bombardamento di un ospedale a Raqqa, Siria; almeno 30 civili sono stati uccisi.

3. 2015; bombardamento dell'ospedale di "Medici Senza Frontiere" a Kunduz, Afghanistan; almeno 42 persone sono state uccise.

4 Aprile 2013; bombardamento di ospedali in Iraq, l'esempio più notevole essendo l'Ospedale della Maternità e delle Donne della Mezzaluna Rossa a Baghdad.

5. Maggio 1999 bombardamento di un ospedale in Jugoslavia; almeno 15 morti e 60 feriti.

6. Giugno 1993; bombardamento dell'ospedale Digfer in Somalia

7. Ottobre 1983; bombardamento dell'ospedale di Richmond Hill sull'isola di Grenada; almeno 20 morti

8. 22 dicembre 1972; bombardamento di vari ospedali in Vietnam,  Bach Mai da 1000 posti letto.


Distrutto in raid iraniano sistema radar americano da 1,1 miliardi $ in Qatar.
Il sistema tracciava i lanci dei missili iraniani, secondo l'agenzia di stampa iraniana Fars.


Per la prima volta dalla fuga dall'Afghanistan, i soldati americani tornano a casa nelle bare dall'Asia occidentale.

mercoledì 18 febbraio 2026

17 febbraio 1600 Campo de' Fiori Roma

Giordano Bruno

La sua colpa: aver detto che l'universo è infinito, che i mondi sono innumerevoli, che l'anima non è proprietà di nessun sacerdote, che la natura stessa è divina. Cose che la fisica confermerà tre secoli dopo. Ma tre secoli dopo non servivano a niente a un uomo con la lingua inchiodata e il fuoco che gli saliva dalle caviglie.

E Bruno lo sapeva. Quando gli proposero di ritrattare, rifiutò. Otto anni di processo. Otto anni di cella. Non cedette. Lo portarono in piazza e lui guardò i giudici e disse: "Avete più paura voi a pronunciare questa sentenza che io a riceverla."

Una frase così non esce dalla bocca di un uomo disperato. Esce dalla bocca di un uomo che ha visto qualcosa che i suoi carnefici non vedranno mai.

Galileo, trent'anni dopo, guardò la stessa macchina e piegò il ginocchio. Si salvò il corpo. Perse qualcosa che non si recupera.

Non lo bruciarono perché sbagliava.

Lo bruciarono perché aveva ragione e non taceva.

E lo sapevano. Per questo la morsa.

Non temevano i suoi errori. Temevano la sua lucidità. Non bruciavano eretici. Bruciavano chiunque dimostrasse che si può pensare senza il loro permesso. Il rogo non è una punizione. È un messaggio: questo succede a chi parla.

426 anni. La statua di Bruno è ancora lì, in Campo de' Fiori. Ma guardala bene.

Doveva essere raffigurato col dito puntato contro la chiesa. Un atto d'accusa in bronzo, per l'eternità. Invece lo hanno scolpito con un libro in mano e lo sguardo basso. Come un uomo sconfitto. Come uno che ha perso.

E qui sta l'ultima bugia.

Bruno non ha perso. L'universo è infinito. I mondi sono innumerevoli. La natura è divina. La chiesa che lo ha bruciato non riesce più a riempire le sue stesse panche. Ogni cosa che ha detto si è avverata. Ogni cosa per cui lo hanno ucciso è diventata ovvia.

Hanno inchiodato la lingua a un uomo che aveva ragione su tutto. E quando è arrivato il momento di ricordarlo, gli hanno abbassato lo sguardo.

Perché anche nella memoria, anche nel bronzo, anche 289 anni dopo il rogo, avevano ancora paura della sua voce.

Liberamente tratto da qui: @Chat_IlGiuristaImpertinente

martedì 27 gennaio 2026

27 gennaio, da Auschwitz a Leningrad, la memoria non si ferma






Da Auschwitz alla fine dell’assedio di Leningrado: l’importanza del 27 gennaio

Il 27 gennaio, per molti, ha un nome preciso: Auschwitz.

È il giorno in cui, nel 1945, i soldati dell’Armata Rossa aprirono i cancelli del campo di sterminio e mostrarono al mondo ciò che fino a quel momento era stato raccontato, temuto, intuito, ma ancora non visto così da vicino. Corpi, baracche, ossa, valigie, scarpe, capelli. Tracce di vite ridotte ad inventario, a industria dello sterminio. Da quel momento, negare diventò più difficile. E ricordare diventò un dovere.

In Italia, come in altri Paesi, questa data è diventata il Giorno della Memoria. Un punto fermo, almeno sulla carta: fermarsi, guardare in faccia l’abisso, capire come ci si è arrivati.

In Russia, però, il 27 gennaio porta con sé un altro dolore, altrettanto profondo. È la data in cui, nel 1944, finì l’assedio di Leningrado. Per chi è cresciuto nello spazio sovietico e post sovietico, Leningrado non è solo una città. È un simbolo di resistenza e di lutto. È il posto dove la guerra non si è limitata a combattere soldati. Ha colpito la popolazione con un’arma che non fa rumore come un’esplosione, ma uccide lo stesso: la fame.

L’assedio cominciò nel 1941 e strinse la città in una morsa. I tedeschi da un lato, i finlandesi del maresciallo Mannerheim dall’altro. Intorno, una macchina militare che, insieme ai bombardamenti e alla distruzione sistematica delle infrastrutture, puntava a spezzare Leningrado senza entrarci. L’idea era semplice e spaventosa: lasciarla morire.

Poi arrivò l’inverno. E con l’inverno arrivò la realtà del razionamento. Pane in quantità ridicole, spesso impastato con sostituti. Legna che non bastava. Case fredde. Scale che diventavano montagne. Una città intera che ogni giorno doveva scegliere se spendere l’ultima energia per cercare qualcosa da mangiare o conservarla per respirare fino a domani.

Le testimonianze di chi è sopravvissuto parlano di giorni scanditi dal corpo che cede. Di famiglie che si spegnevano una dopo l’altra. Di cadaveri che restavano nelle strade perché non c’erano più forze per portarli via. E, dentro tutto questo, la cosa più difficile da accettare: la normalità che prova a resistere. Una lezione improvvisata. Un turno in fabbrica quando possibile. Un pezzo di musica ascoltato come se potesse tenere insieme ciò che la guerra stava frantumando.

A tenere la città aggrappata alla vita fu anche la “Strada della Vita”, il passaggio sul lago Ladoga. Un filo sottile, pericoloso, spesso sotto il fuoco, ma decisivo per evacuare parte della popolazione e far entrare cibo e munizioni. Non bastava per vivere bene. Bastava, a volte, per non morire subito.

Il 27 gennaio 1944 l’accerchiamento fu finalmente spezzato. Per Leningrado fu un sollievo e, insieme, un conto da pagare con la memoria. Perché uscire dall’assedio non significò cancellare ciò che era successo. Significò imparare a convivere con un vuoto enorme.

Mettere insieme Auschwitz e Leningrado nello stesso giorno è storia. E la storia, qui, parla chiaro: il nazismo non fu soltanto campi di sterminio. Fu anche guerra contro i civili, fame usata come metodo, distruzione programmata. Guerra di annientamento, Vernichtungskrieg. Cambiano gli strumenti, resta la logica dell’annientamento.

Il 27 gennaio, allora, dovrebbe servire a questo: tenere la memoria intera, senza selezionare ciò che è comodo e dimenticare ciò che è scomodo. Riconoscere il ruolo decisivo dell’Armata Rossa nella sconfitta del nazismo e del fascismo in Europa. E ricordare che il prezzo della guerra totale lo pagarono soprattutto persone comuni, famiglie, bambini, anziani. Persone che avevano un nome, una casa, una vita.

La memoria, quella vera, non divide le vittime in categorie utili. Le guarda in faccia. E chiede rispetto.

Fonte: International Reporters Italia

martedì 6 gennaio 2026

3 gennaio 2026 guardiamo il doppio standard in diretta

Dove sono le organizzazioni internazionali? Dov'è il diritto internazionale?
Dove sono quelli che dicevano: c'è un aggressore e un aggredito?  
Sepolti sotto le macerie di Gaza.

Robert Fico, primo ministro slovacco, è rimasto gravemente ferito in un attentato con 3 colpi d'arma da fuoco il 15 maggio 2024  
"MI DICONO 'ATTENTO SUL VENEZUELA', MA SAREI RIDICOLO DOPO L'IRAQ"


Il doppio standard consiste nell'applicazione di principi di giudizio diversi per situazioni simili, o nei confronti di persone diverse che si trovino nella stessa situazione. È l'antitesi del precetto kantiano dell'autonomia della legge morale, perché attinge da situazioni concrete di interesse utilitario (eteronomia) per negare la possibilità di una linea di condotta uguale dinanzi a situazioni uguali.


Il doppio standard può prendere la forma di un giudizio morale che considera accettabile un determinato concetto (una norma sociale, una regola, una frase, un apprezzamento) se applicato da un gruppo di persone, mentre è considerato inaccettabile, o tabù, se applicato da un diverso gruppo. Ad esempio, il concetto di doppio standard è stato applicato a differenti strutture morali, sugli uomini rispetto alle donne e viceversa.

Quando il giudizio riguarda la sfera morale, si parla di doppia morale.

Il doppio standard può essere definito, quindi, come una sorta di bias cognitivo che determina una sospensione del giudizio, moralmente ingiusta (nei confronti di un certo gruppo), di quel principio che statuisce l'uguaglianza dei singoli nella loro sfera di libertà.

Nel diritto
L'adozione di un doppio standard è ingiustificata se vista in rapporto a principi giuridici accolti in molti sistemi costituzionali, secondo cui tutti i soggetti sono considerati uguali di fronte alla legge. Il doppio standard infrange anche un principio di imparzialità della giustizia, secondo il quale un determinato standard di giudizio legale deve essere applicato indifferentemente a ogni sorta di persona, a prescindere da pregiudizi personali, da discriminazioni e favoritismi fondati sullo status e sull'appartenenza sociale, sul ruolo sociale ed etnico, sull'identità di genere, sulla confessione religiosa, sull'orientamento sessuale, sull'età o su altre distinzioni. Il doppio standard viola tale principio, in quanto permette che persone diverse siano giudicabili secondo standard differenti.

In campo giuridico, del resto, il pericolo della "giustizia di classe" si è storicamente riscontrato nelle legislazioni riconducibili ad ordinamenti non pluralisti. In tali fasi c'è il serio rischio di stabilire due pesi e due misure a seconda che si debba perseguire e punire le trasgressioni delle classi dominanti o delle classi subalterne (si dice che la legge è forte con i deboli e debole con i forti): così si assiste a una depenalizzazione delle violazioni a carico dei cosiddetti colletti bianchi e un inasprimento delle misure punitive per gli stessi delitti se vengono commessi da individui delle classi inferiori.

Nel diritto internazionale
Analogamente, nelle relazioni internazionali l’invocazione di principi universalistici come linea di azione si presta all’obiezione della disparità di trattamento tra situazioni analoghe e, quindi, all’accusa che i moventi dell’azione siano assai meno nobili (ovvero maggiormente determinati dall’interesse nazionale degli Stati più potenti) di quanto si voglia far credere.


Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Doppio_standard




venerdì 12 dicembre 2025

Sopravvivere

 
Il 12 dicembre 1969 con la Strage di Piazza Fontana a Milano, iniziava la strategia della tensione le la stagione delle Stragi di Stato.


Siamo sopravvissuti a tutto questo.

Oggi, l'ambizione è sopravvivere alla UE guerrafondaia.

lunedì 24 novembre 2025

Idiocrazia

Idiocrazia di Massa: Perché i Giovani Stanno Diventando Sempre Più Stupidi — Dietrich Bonhoeffer: https://www.youtube.com/watch?v=Y43_z2RRJPE


PRESENTE
"Contro la stupidità non abbiamo difesa. Né le proteste né la forza possono toccarlo. Il ragionamento è inutile. I fatti che contraddicono i pregiudizi personali possono semplicemente non essere creduti; infatti, lo sciocco può contrastarle criticandole, e se sono innegabili, può semplicemente accantonarle come banali eccezioni.”

“Per il bene la stupidità è un nemico più pericoloso della malvagità. Contro il male è possibile protestare, ci si può compromettere, in caso di necessità è possibile opporsi con la forza; il male porta sempre con sé il germe dell'autodissoluzione, perché dietro di sé nell'uomo lascia almeno un senso di malessere. Ma contro la stupidità non abbiamo difese."

"Le menti senza giudizio, prive di logica e capacità di autoriflessione, possono essere più pericolose di quelle dotate di male."

“Il potere del male ha bisogno della stupidità degli altri per avere successo.”

"Il male ha bisogno di orde di stupidi per raggiungere il potere. Questo è il vero rischio."

“Essendo così diventato uno strumento senza cervello, lo stupido sarà anche capace di qualsiasi male e allo stesso tempo incapace di vedere che lui stesso è diventato malvagio.”

Dietrich Bonhoeffer


La teoria della stupiditá di Bonhoeffer: https://www.youtube.com/watch?v=k2NhFrTpGnw

FUTURO
Idiocracy è un film del 2006 scritto, diretto e prodotto da Mike Judge.
In questa commedia dall'ambientazione fantascientifica viene dipinto uno scenario distopico del futuro dove, a causa della maggiore prolificità delle persone stupide, il livello di intelligenza medio raggiunge livelli talmente bassi da mettere a rischio la sopravvivenza del genere umano. (wikipedia)
Dopo solo 19 anni il film Idiocracy, fantascientifico e distopico, è diventato cronaca della realtà.

PASSATO
Solo nel secolo scorso, l'Idiota, in romanzo di Fëdor Dostoevskij, considerato uno dei massimi capolavori della letteratura, voleva rappresentare "un uomo positivamente buono", un Cristo del XIX secolo. Dostoevskij descrisse il nucleo poetico del romanzo a cui stava lavorando:
«Da tempo mi tormentava un’idea, ma avevo paura di farne un romanzo, perché è un’idea troppo difficile e non ci sono preparato, anche se è estremamente seducente e la amo. Quest’idea è raffigurare un uomo assolutamente buono. Niente, secondo me, può essere più difficile di questo, al giorno d’oggi soprattutto.»(wikipedia)

Il grande Dostoevskij aveva ragione, non c'è nulla di più difficile al giorno d'oggi; oggi l'idiozia si coniuga volentieri con l'aggressività, la violenza verbale, la malvagità e la discriminazione; ne abbiamo fatto ampia esperienza durante la cosiddetta pandemia e ne facciamo quotidianamente esperienza sui media digitali, sia come lascito indesiderato della natura stessa dei media digitali, sia come eco indesiderato del clima di paura del periodo pandemico.