mentre il centro-sinistra governa: ancora una guerra non dichiarata
qui a Vicenza
mercoledì 9 marzo 2016
martedì 23 febbraio 2016
buoni motivi per andarlo a vedere
in ordine sparso:
- è un documento storico sul presente (una bella contraddizione)
- la fotografia documenta, emoziona e affascina
- dopo, non si può più cadere nei "luoghi comuni"
- un ragazzo canta un rap che è meglio di un reportage giornalistico
- suscita emozioni forti come l'orrore e la compassione
- è girato con "camera a spalla"
- un bambino gioca con la fionda e dice che "ci vuole passione"
- la popolazione di Lampedusa e il loro Sindaco Giusi Nicolini
- gli operatori di "Mare Nostrum"
- Gianfranco Rosi è il regista di Sacro GRA che vinse anche a Venezia
- una visita ecografica dove trovare dolcezza e speranza
- un raro caso di utilità della marina militare
sabato 13 febbraio 2016
sabato 30 gennaio 2016
Il mondo alla rovescia
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giovedì 14 gennaio 2016
Anniversario
Domani ricorre l'anniversario dell'editto bulgaro con cui il
Governo Prodi, nel 2007, diede il via libera alla costruzione della nuova
base militare Dal Molin.
Nel frattempo, gli scenari internazionali e le modalità della guerra sono radicalmente cambiati.
La base ha perso anche il suo senso strategico-militare, lasciando una ferita enorme sulla città.
Da sempre contrari alla guerra, vogliamo costruire un percorso che possa fermare tutto questo e ridare dignità alla nostra città e all'essere cittadini.
Abbiamo pensato di dare un segnale d'inizio di questo decimo anno, con una performance artistico-civile
Sabato 16 gennaio, a partire dalle ore 16.30, una performance collettiva, producendo le ultime prove delle ceneri di quelle memorie. L'appuntamento è al cono di volo all'altezza di via Aeroporti 23, a Caldogno, Vicenza.
Domenica 17 gennaio - 25° anno dell'inizio della Guerra del Golfo - spargeremo poi quelle ceneri davanti alle entrate degli insediamenti militari. Partenza con le biciclette alle ore 9.30 dal campo del Presidio No Dal Molin. Faremo tappa davanti alle basi militari Dal Molin, Camp Ederle, Site Pluto.
Per saperne di più:
https://casacibernetica.wordpress.com/…/bocchetta-pau-burn…/
www.casadicultura.it
Nel frattempo, gli scenari internazionali e le modalità della guerra sono radicalmente cambiati.
La base ha perso anche il suo senso strategico-militare, lasciando una ferita enorme sulla città.
Da sempre contrari alla guerra, vogliamo costruire un percorso che possa fermare tutto questo e ridare dignità alla nostra città e all'essere cittadini.
Abbiamo pensato di dare un segnale d'inizio di questo decimo anno, con una performance artistico-civile
Sabato 16 gennaio, a partire dalle ore 16.30, una performance collettiva, producendo le ultime prove delle ceneri di quelle memorie. L'appuntamento è al cono di volo all'altezza di via Aeroporti 23, a Caldogno, Vicenza.
Domenica 17 gennaio - 25° anno dell'inizio della Guerra del Golfo - spargeremo poi quelle ceneri davanti alle entrate degli insediamenti militari. Partenza con le biciclette alle ore 9.30 dal campo del Presidio No Dal Molin. Faremo tappa davanti alle basi militari Dal Molin, Camp Ederle, Site Pluto.
Per saperne di più:
https://casacibernetica.wordpress.com/…/bocchetta-pau-burn…/
www.casadicultura.it
Riflessioni di un militante:
Con questa base, installata molto dopo la fine della guerra fredda e quindi al di fuori ogni patto e oltre ogni tempo massimo, la città ha assunto il ruolo di un bastione dell' impero che ha vinto la guerra fredda ma che è ora in crisi, non volendo, non potendo o non sapendo più come collocarsi nel disordine mondiale che lui stesso ha contribuito a provocare.
Una base che oltre aver stuprato il nostro territorio e generato altre servitù contro la popolazione, è diventata come la "fortezza bastiani nel deserto dei tartari" in attesa di una missione che non arriva mentre mezzo mondo è andato nel frattempo a fuoco. Un paradosso grottesco che vede l'europa intera in stato di emergenza, i balcani sottosopra e gli stati del golfo pronti a farsi la guerra ma con gli eserciti più giganteschi, a partire da quello Usa, incapaci o impossibilitati a scendere in campo.
Le basi militari, gli eserciti tradizionali e ì tanti altri apparati di cui gli stati si sono imbottiti nel secolo scorso non sono più adeguati a combattere una guerra che non è più quella per cui sono stati addestrati e armati. Una guerra fatta da eserciti e stati ben definiti i cui confini erano certi e ben visibili e il nemico o l'amico facilmente individuabile, escluse le spie e i doppiogiocosti contro cui bastavano spionaggio e controspionaggio...
Ora, anzi da qualche decennio, il mondo si è globalizzato, finanziarizzato, intrecciato in un modo tale che è sempre più difficile distinguere gli interessi e gli affari delle varie potenze ma allo stesso tempo sempre questo mondo si è anche destrutturato e rimescolato in una maniera tale da arrivare alla riesumazione di chi vuole un califfato, tornare cioè ad una forma di dominio che mette la religione e il sacro sopra ogni cosa, che fa della fede uno strumento di morte e del martirio l'arma utilizzata per sottomettere gli atei e gli infedeli ai fedeli, le donne agli uomini; che intende riesumare il patriarcato e negare o proibirre ogni forma di democrazia ed uguaglianza così come l'abbiamo conquistata anche se malamente gestita dalla rivoluzione francese in poi.
Un quadro in cui è dificile orientarsi perchè molto diverso da quello a cui eravamo abituati, quando schierarsi e contrapporsi era più semplice anche se poteva costare la libertà e la vita.
Noi non abbiamo un territorio da liberare come i curdi nella rojava del kurdistan.
Non abbiamo un nemico in casa con la divisa contro cui batterci come i partigiani durante la resistenza. non abbiamo nemmeno un nemico di classe, perlomeno ben visibile se chi spara è un proletario della banlieu di parigi, o bruxelles.
Non sappiamo ancora qual'è il modo più efficace per opporci ad una guerra di questo tipo, perchè ripudiarla come dice la Costituzione, essere pacifisti come i movimenti nel secolo scorso, disertare come gli anarchici o i comunisti della prima guerra mondiale, è un terreno poco praticabile perchè non ci sono eserciti da cui disertare e nemmeno guerre dichiarate da ripudiare.
Quello che sicuramente non vogliamo è lasciare libero il campo a chi vuole sottometterci ad una religione fanatica e ad un regime integralista e fascista che poi non sempre è solo l'islam o il califfo.
Con questa base, installata molto dopo la fine della guerra fredda e quindi al di fuori ogni patto e oltre ogni tempo massimo, la città ha assunto il ruolo di un bastione dell' impero che ha vinto la guerra fredda ma che è ora in crisi, non volendo, non potendo o non sapendo più come collocarsi nel disordine mondiale che lui stesso ha contribuito a provocare.
Una base che oltre aver stuprato il nostro territorio e generato altre servitù contro la popolazione, è diventata come la "fortezza bastiani nel deserto dei tartari" in attesa di una missione che non arriva mentre mezzo mondo è andato nel frattempo a fuoco. Un paradosso grottesco che vede l'europa intera in stato di emergenza, i balcani sottosopra e gli stati del golfo pronti a farsi la guerra ma con gli eserciti più giganteschi, a partire da quello Usa, incapaci o impossibilitati a scendere in campo.
Le basi militari, gli eserciti tradizionali e ì tanti altri apparati di cui gli stati si sono imbottiti nel secolo scorso non sono più adeguati a combattere una guerra che non è più quella per cui sono stati addestrati e armati. Una guerra fatta da eserciti e stati ben definiti i cui confini erano certi e ben visibili e il nemico o l'amico facilmente individuabile, escluse le spie e i doppiogiocosti contro cui bastavano spionaggio e controspionaggio...
Ora, anzi da qualche decennio, il mondo si è globalizzato, finanziarizzato, intrecciato in un modo tale che è sempre più difficile distinguere gli interessi e gli affari delle varie potenze ma allo stesso tempo sempre questo mondo si è anche destrutturato e rimescolato in una maniera tale da arrivare alla riesumazione di chi vuole un califfato, tornare cioè ad una forma di dominio che mette la religione e il sacro sopra ogni cosa, che fa della fede uno strumento di morte e del martirio l'arma utilizzata per sottomettere gli atei e gli infedeli ai fedeli, le donne agli uomini; che intende riesumare il patriarcato e negare o proibirre ogni forma di democrazia ed uguaglianza così come l'abbiamo conquistata anche se malamente gestita dalla rivoluzione francese in poi.
Un quadro in cui è dificile orientarsi perchè molto diverso da quello a cui eravamo abituati, quando schierarsi e contrapporsi era più semplice anche se poteva costare la libertà e la vita.
Noi non abbiamo un territorio da liberare come i curdi nella rojava del kurdistan.
Non abbiamo un nemico in casa con la divisa contro cui batterci come i partigiani durante la resistenza. non abbiamo nemmeno un nemico di classe, perlomeno ben visibile se chi spara è un proletario della banlieu di parigi, o bruxelles.
Non sappiamo ancora qual'è il modo più efficace per opporci ad una guerra di questo tipo, perchè ripudiarla come dice la Costituzione, essere pacifisti come i movimenti nel secolo scorso, disertare come gli anarchici o i comunisti della prima guerra mondiale, è un terreno poco praticabile perchè non ci sono eserciti da cui disertare e nemmeno guerre dichiarate da ripudiare.
Quello che sicuramente non vogliamo è lasciare libero il campo a chi vuole sottometterci ad una religione fanatica e ad un regime integralista e fascista che poi non sempre è solo l'islam o il califfo.
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venerdì 25 dicembre 2015
lunedì 7 dicembre 2015
Compagne e compagni
Mario Rigoni Stern era legatissimo al mondo dei partigiani e della
Resistenza. Era iscritto all’ANPI
di Mira (Venezia) da sempre. Al congresso regionale del 2007, aveva
inviato una straordinaria lettera di saluto e di buon lavoro, una
lettera bellissima, rimasta inedita e che è stata distribuita in
fotocopia alla grande Festa nazionale di Gattatico, in casa Cervi.
fonte: solleviamoci's weblog
Mario
Rigoni Stern-“ PERCHE’ DOVETE CHIAMARCI COMPAGNI”
MIRA
(Venezia) 20 gennaio 2007
Cari
Compagni, sì, Compagni, perché è un nome bello e antico che non dobbiamo
lasciare in disuso; deriva dal latino “cum panis” che accomuna coloro che
mangiano lo stesso pane. Coloro che lo fanno condividono anche l’esistenza con
tutto quello che comporta: gioia, lavoro, lotta e anche sofferenze.
È molto
più bello Compagni che “Camerata” come si nominano coloro che frequentano lo
stesso luogo per dormire, e anche di “Commilitone” che sono i compagni d’arme.
Ecco,
noi della Resistenza siamo Compagni perché abbiamo sì diviso il pane quando si
aveva fame ma anche, insieme, vissuto il pane della libertà che è il più
difficile da conquistare e mantenere.
Oggi
che, come diceva Primo Levi, abbiamo una casa calda e il ventre sazio, ci
sembra di aver risolto il problema dell’esistere e ci sediamo a sonnecchiare
davanti alla televisione.
All’erta
Compagni! Non è il tempo di riprendere in mano un’arma ma di non disarmare il
cervello sì, e l’arma della ragione è più difficile da usare che non la
violenza.
Meditiamo
su quello che è stato e non lasciamoci lusingare da una civiltà che propone per
tutti autoveicoli sempre più belli e ragazze sempre più svestite.
Altri
sono i problemi della nostra società: la pace, certo, ma anche un lavoro per
tutti, la libertà di accedere allo studio, una vecchiaia serena; non solo
egoisticamente per noi, ma anche per tutti i cittadini. Così nei diritti
fondamentali della nostra Costituzione nata dalla Resistenza.
Vi
giunga il mio saluto, Compagni dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia
e Resistenza sempre.
Vostro
Mario Rigoni Sternfonte: solleviamoci's weblog
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